Tonno rosso in gabbia: un milione l'anno e 20 kg di pesce per farne uno
Un rapporto di Compassion in World Farming denuncia l'esplosione degli allevamenti di tonno rosso atlantico: 123 impianti, un milione di esemplari e un costo ecologico nascosto.
Ogni volta che si ordina un piatto di sushi o sashimi di tonno rosso, dietro al bancone di un ristorante si nasconde una filiera che pochi conoscono e che, secondo un nuovo rapporto internazionale, sta crescendo a un ritmo preoccupante. Il 25 agosto 2026 Compassion in World Farming ha pubblicato Atlantic Bluefin Tuna: Caught, Caged and Under Threat, un'analisi dettagliata dell'industria dell'allevamento del tonno rosso atlantico che mette a fuoco numeri, pratiche e conseguenze difficili da ignorare.
I dati sull'espansione del settore sono il punto di partenza più eloquente. Nel 2006 gli allevamenti di tonno rosso atlantico autorizzati nel mondo erano 13; nel 2026 sono diventati 123. Nello stesso arco di tempo il numero di esemplari allevati ogni anno è passato da circa 55.000 a quasi un milione, secondo le stime riferite al 2024. Un salto di scala che, avvertono gli autori del rapporto, non ha un corrispettivo adeguato nei controlli e nella trasparenza dei dati: il documento segnala lacune significative nelle informazioni disponibili su catture, produzione e commercio, rendendo difficile persino quantificare la vera portata del fenomeno.
Il meccanismo alla base di questo tipo di acquacoltura è diverso da quello di specie come il salmone o la trota d'acqua dolce. Il tonno rosso non viene riprodotto in vasca: viene catturato in mare aperto, spesso durante fasi cruciali del ciclo riproduttivo, e poi trasferito in gabbie galleggianti per essere ingrassato prima della macellazione. Gli animali destinati principalmente ai mercati giapponesi del sushi e del sashimi — i segmenti di maggior valore commerciale — trascorrono l'ultima parte della loro vita in uno spazio ristretto, loro che in natura percorrono fino a 10.000 chilometri all'anno e devono nuotare senza sosta per respirare. Nuove riprese effettuate in un allevamento del Mediterraneo, citate nel rapporto, mostrano animali con lesioni alle pinne, ferite cutanee e, in alcuni casi, perdita degli occhi.
Il costo nascosto in termini di pesce
La questione del benessere animale si intreccia con una più ampia problematica ecologica. Per ogni tonnellata di tonno rosso allevato occorrono tra le 15 e le 20 tonnellate di pesce foraggio: il cosiddetto rapporto Fish In Fish Out (FIFO), nel caso del tonno rosso, raggiunge valori tra 15:1 e 20:1, tra i più elevati in assoluto nell'acquacoltura mondiale. Tradotto in termini concreti: un singolo tonno che arriva a produrre 200 kg di carne può consumare fino a 3.000 kg di pesci più piccoli durante l'allevamento, l'equivalente di circa 33.000 sardine o 166.000 acciughe.
Quelle sardine e quelle acciughe non sono un dettaglio di filiera: sono proteine fondamentali per gli ecosistemi marini e, soprattutto, per le economie costiere di alcune delle regioni più vulnerabili del pianeta. Il rapporto sottolinea che i pesci foraggio utilizzati come mangime nell'industria del tonno rosso supportano la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza delle comunità costiere del Nord Africa e dell'Africa subsahariana. Sottrarre grandi quantità di questi stock per alimentare un'industria orientata ai mercati di fascia alta solleva questioni che vanno ben oltre la tutela ambientale.
A tutto ciò si aggiunge l'impatto diretto degli allevamenti sugli ambienti marini: il mangime non consumato e gli scarti organici si accumulano sul fondale, alterando gli ecosistemi locali. La produzione mediterranea di tonno rosso allevato ha toccato il picco di 34.385 tonnellate nel 2020, e il mercato globale del settore valeva circa 1,38 miliardi di dollari nel 2024, con proiezioni che lo portano a quasi 2,84 miliardi entro il 2034.
Sullo sfondo di questa espansione c'è una storia di conservazione in bilico. Il tonno rosso atlantico è stato classificato come specie in pericolo dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) nel 2011. Negli anni successivi le misure internazionali di gestione delle quote hanno contribuito a una parziale ripresa delle popolazioni selvatiche, un risultato che il rapporto riconosce ma che considera a rischio: l'accelerazione degli allevamenti — finanziata anche con oltre 64 milioni di euro di fondi pubblici negli ultimi decenni — potrebbe alimentare una nuova pressione sugli stock selvatici proprio nel momento in cui questi stavano recuperando.
Compassion in World Farming chiede una moratoria internazionale immediata su nuovi impianti o ampliamenti di quelli esistenti, e una valutazione urgente dello stato di conservazione della specie. Le istituzioni competenti non hanno ancora risposto pubblicamente alle richieste dell'organizzazione. Quel che è certo è che il dibattito sul tonno rosso non riguarda solo l'ambiente: tocca la governance della pesca globale, i sussidi pubblici, le abitudini alimentari dei consumatori e gli equilibri di un mercato che vale miliardi e cresce senza freni visibili.