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Fregene, chiude dopo 80 anni la fabbrica di pinoli: colpa di un insetto venuto dall'America
Illustrazione generata con AI
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Fregene, chiude dopo 80 anni la fabbrica di pinoli: colpa di un insetto venuto dall'America

La "Pinus Pinea" abbassa definitivamente la saracinesca. La colpa è della Toumeyella parvicornis, il parassita che sta distruggendo le pinete del litorale laziale.

La Redazione ·15 agosto 2026 13:05 ·3 min di lettura

Era nata nel 1944, in piena guerra, quando qualcuno aveva pensato che da quella pineta monumentale si potesse ricavare qualcosa di buono. Oltre ottant'anni dopo, la fabbrica di pinoli di Fregene chiude i battenti. Non per crisi di mercato, non per mancanza di voglia di fare: la ragione è un insetto di pochi millimetri, arrivato dal Nord America e capace di uccidere un pino domestico nel giro di pochi anni. Si chiama Toumeyella parvicornis, ed è meglio conosciuta come cocciniglia tartaruga del pino.

L'azienda che ha smesso di lavorare si chiamava «Pinus Pinea», gestita da Salvatore Garofalo, ultima erede di una storia lunga quasi un secolo. Tutto era cominciato come «Pinoli Martini», un'impresa che nel dopoguerra era riuscita a esportare il prodotto fino negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Germania e in Svizzera. Col tempo la gestione era passata a Enzo Fulignati, detto «Cencio», e poi a Garofalo. Nel maggio del 2022, il «pinolo di Fregene» aveva persino ottenuto la Denominazione Comunale di Origine — la cosiddetta De.Co. — un riconoscimento che avrebbe dovuto essere un punto di partenza, e che invece rischia di restare un epitaffio.

A uccidere l'attività non è stata una decisione improvvisa ma un lento esaurimento della materia prima. La cocciniglia tartaruga si è installata nell'area di Roma nel 2018, tre anni dopo essere comparsa per la prima volta in Italia, in Campania, tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015. Da allora si è diffusa in Toscana, Puglia, Abruzzo e Marche, ma il litorale laziale è tra le zone più colpite. Il meccanismo con cui distrugge i pini è lento e spietato: l'insetto si nutre della linfa della pianta, la indebolisce, produce una sostanza zuccherina — la melata — che favorisce la comparsa di un fungo nero chiamato fumaggine. Gli aghi ingialliscono, cadono in anticipo, la pianta perde la capacità di fare fotosintesi. In pochi anni, l'albero muore. E la Toumeyella parvicornis in Italia riesce a completare tre o quattro generazioni all'anno, con femmine capaci di deporre fino a mille uova ciascuna, il tutto senza trovare antagonisti naturali efficaci.

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La Pineta Monumentale di Fregene, quella che per decenni aveva rifornito la fabbrica, è oggi in condizione di emergenza fitosanitaria. La Regione Lazio ha aggiornato la perimetrazione ufficiale delle aree colpite con la Determinazione n. G04462 del 3 aprile 2026: il territorio comunale di Fiumicino, che include Fregene, figura tra le zone di massima gravità. Non è un caso isolato: a Castel Fusano, negli ultimi cinque anni, sono andati perduti oltre 120 ettari di pineta. A maggio del 2025 erano già stati segnalati ritardi negli interventi sulla pineta di Fregene, con il rischio concreto di abbattimenti in massa.

Le istituzioni non sono rimaste del tutto ferme. Il Ministero delle politiche agricole ha emanato già nel 2021 un decreto d'emergenza con misure di monitoraggio obbligatorio, delimitazione delle aree infestate e azioni di contenimento. Il Comitato Fitosanitario Nazionale aveva istituito un gruppo di lavoro già nel 2019. Dal 2023, il CREA-DC — l'istituto nazionale di riferimento per la protezione delle piante — ha avviato un progetto internazionale per trovare e introdurre antagonisti naturali del parassita provenienti proprio dal Nord America, puntando su un programma di lotta biologica su scala nazionale. Nel frattempo, i trattamenti disponibili — le iniezioni al tronco con Abamectina, i lavaggi delle chiome con saponi di potassio — offrono solo un contenimento parziale e temporaneo, insufficiente dove l'infestazione è capillare. A Fiumicino era stato sperimentato per due anni un protocollo di «vaccinazione» dei pini, poi interrotto.

La chiusura della fabbrica di Fregene non è solo la fine di un'attività commerciale familiare. È il segnale più concreto e visibile di quanto una crisi fitosanitaria possa avere ricadute economiche e identitarie reali su un territorio. Il pinolo di Fregene aveva una storia, un mercato, persino un marchio d'origine. Oggi quella filiera non esiste più, e la pineta che la rendeva possibile è a rischio di non esistere più a sua volta. Associazioni locali ed esponenti politici continuano a sollecitare interventi urgenti, ma la cocciniglia tartaruga, per ora, corre più veloce delle risposte.

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