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Elefanti africani, un secolo di strage: dai milioni agli ultimi 415mila
Foto: Derek Keats / Pexels
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Elefanti africani, un secolo di strage: dai milioni agli ultimi 415mila

Erano tra tre e dodici milioni a inizio Novecento. Oggi ne restano 415mila. Il bracconaggio, la perdita di habitat e i conflitti con le comunità umane non si fermano.

La Redazione ·18 agosto 2026 16:07 ·4 min di lettura

Erano tra i tre e i dodici milioni all'inizio del Novecento. Oggi, secondo l'analisi del WWF, gli elefanti africani sono appena 415mila. In poco più di cent'anni la popolazione è crollata di oltre l'80% — e se si assume la stima iniziale più alta, di dodici milioni, il calo supera il 96%. Una decimazione silenziosa e progressiva, guidata da bracconaggio, distruzione degli habitat e conflitti con le comunità umane che ne condividono i territori.

Il dato è ancora più drammatico se si guarda al recente passato. Nel 1979 gli esemplari stimati erano circa 1,3 milioni; nel 1989, quando la Convenzione internazionale CITES vietò il commercio dell'avorio, erano già scesi a 600mila. Il divieto ha rallentato il declino ma non lo ha fermato: il commercio illegale di zanne non si è mai davvero interrotto, e circa vent'anni fa si è scatenata una nuova ondata di bracconaggio, definita la peggiore dagli anni Settanta e Ottanta. Secondo le stime disponibili, ogni anno vengono uccisi circa 20mila elefanti per le loro zanne — uno ogni 25 minuti. Solo tra il 2010 e il 2012, i bracconieri avrebbero abbattuto 100mila animali.

La crisi non riguarda una specie sola. Nel 2021, l'IUCN — Unione Internazionale per la Conservazione della Natura — ha riconosciuto ufficialmente che gli elefanti africani sono in realtà due specie distinte sulla base di prove genetiche. L'elefante di savana (Loxodonta africana), la specie più numerosa con una popolazione stimata tra 350mila e 380mila individui, è classificato come «in pericolo». L'elefante di foresta (Loxodonta cyclotis), con appena 35-40mila esemplari, è invece classificato come «in pericolo critico»: la sua popolazione è calata dell'86% in soli 31 anni fino al 2015. Un rapporto IUCN del novembre 2025, basato su metodi di rilevamento del DNA dalle feci, ha rivisto al rialzo la stima degli elefanti di foresta a circa 135mila individui — ma gli autori stessi attribuiscono questo aumento alla maggiore accuratezza del metodo, non a una reale ripresa.

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Alla radice del declino ci sono tre forze che si alimentano a vicenda. Il bracconaggio per l'avorio resta la più devastante, favorito dalla corruzione e dall'instabilità politica di diversi paesi dell'Africa subsahariana. Il 14 agosto scorso, le autorità vietnamite hanno sequestrato quasi 1,2 tonnellate di avorio illegale nascoste in casse di legname spedite dalla Repubblica del Congo: un episodio che mostra quanto il traffico sia ancora attivo e ramificato. La seconda minaccia è la perdita e la frammentazione degli habitat: l'espansione agricola, la costruzione di strade e infrastrutture, l'industria estrattiva riducono progressivamente gli spazi che gli elefanti percorrono per sopravvivere, animali che hanno bisogno di migliaia di chilometri quadrati per muoversi e nutrirsi. La terza è il conflitto uomo-elefante: man mano che gli insediamenti umani avanzano, gli elefanti invadono le coltivazioni, con conseguenze tragiche da entrambe le parti — circa 500 persone vengono uccise ogni anno dagli elefanti in Africa, e tra 200 e 300 elefanti vengono abbattuti per rappresaglia.

Il quadro non è però privo di spiragli. Alcune aree hanno mostrato che politiche di protezione stringenti funzionano. Il Botswana ospita oggi circa 130mila elefanti, circa un terzo dell'intera popolazione continentale, grazie a misure anti-bracconaggio tra le più severe del continente. Il Kenya ha visto i propri esemplari passare da 16mila nel 1989 a circa 36mila nel 2024. Il Sudafrica mantiene una popolazione stabile di circa 24mila animali. Sono segnali importanti, ma insufficienti a invertire la tendenza generale: la biologia stessa degli elefanti rende difficile qualsiasi recupero rapido. Si riproducono lentamente, e quando il bracconaggio colpisce gli adulti — le femmine mature che guidano i branchi e trasmettono la memoria dei percorsi migratori — il danno alla struttura sociale si ripercuote per decenni.

Gli elefanti non sono solo un simbolo. Sono specie chiave degli ecosistemi africani: disperdono semi, aprono sentieri nella vegetazione fitta, creano habitat per decine di altre specie. La loro scomparsa innescherebbe una reazione a catena che andrebbe ben oltre la perdita di un grande mammifero. La campagna del World Elephant Day 2026 — celebrato il 12 agosto — ha puntato proprio su questo: amplificare la conservazione guidata dalle comunità locali, le stesse che oggi vivono a contatto con gli elefanti e che più di altri ne pagano il prezzo, ma anche le uniche che possono garantire una convivenza sostenibile nel lungo periodo.

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