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Stop alle borracce e docce a gettoni: la crisi idrica che blocca i rifugi di montagna

Stop alle borracce e docce a gettoni: la crisi idrica che blocca i rifugi di montagna

La Redazione ·19 luglio 2026 10:58

Le docce funzionano solo a gettoni, l'acqua viene portata in elicottero a costi proibitivi, i bagni sono a secco e, nei casi più gravi, le prenotazioni vengono bloccate. I rifugi italiani sono in una sofferenza acuta per la carenza d'acqua, un fenomeno che trasforma l'alta montagna, tradizionalmente luogo di ristoro, in un ambiente di sopravvivenza. Nonostante un inverno con piogge e neve, l'alta temperatura, l'evapotraspirazione e la sofferenza dei ghiacciai hanno ridotto le fonti allo stremo: solo le strutture con grandi cisterne riescono a resistere, ma il futuro resta incerto [1].

Uno dei casi più emblematici di questa estate bollente è il Rifugio Vandelli al Lago di Sorapis, zona visitatissima dove è apparso un cartello che impone lo stop alla ricarica delle borracce e allo spreco della poca acqua disponibile. I gestori spiegano che le sorgenti si sono esaurite a causa del caldo eccezionale, rendendo le riserve insufficienti per garantire tutti i servizi, inclusa l'uso dei bagni. Per sopravvivere, il Vandelli punta sui rifornimenti via elicottero, sistemi costosi e poco sostenibili che possono arrivare a 3500 euro a viaggio, ma che saranno necessariamente centellinati [1].

La crisi idrica non è nuova sulle Dolomiti, ma raramente si manifesta così presto, già a poche settimane dall'inizio della stagione a giugno. In passato, la carenza era legata all'inizio delle ghiacciate pre-invernali; oggi, invece, si paga il conto di una siccità prolungata e dell'assenza di precipitazioni. Non lontano dal Lago di Misurina, che versa in difficoltà per scarsità d'acqua e proliferazione di alghe, anche il Rifugio Auronzo sulle Tre Cime di Lavaredo è senza risorse e deve ricorrere alle cisterne dei Vigili del Fuoco. Le cisterne garantiscono i servizi, ma i gestori avvertono che le riserve si esauriranno velocemente [1].

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Questa condizione, che richiede elicotteri e autobotti, è condivisa da decine di rifugi, dal Giussani alle Cinque Torri, dal Tuckett al Brentei. In Trentino, al Rifugio Roda di Vael, sono consentite "solo docce brevi", mentre in Alto Adige il Rifugio Vicenza ripensa il calendario della stagione, anticipandolo di un paio di mesi per evitare la piena estate, dove garantire acqua è impossibile. Lo stesso rifugio teme che, per la fine dell'estate, non si potranno più accettare prenotazioni, richiedendo valutazioni giorno per giorno [1].

Con zero termico elevato anche intorno ai 5000 metri, caldo in quota e riserve nivali dissipate, sfruttare le fonti vicine diventa sempre più difficile. I gestori chiedono quindi interventi strutturali per politiche di adattamento, necessarie a garantire acqua agli escursionisti che, per fortuna, continuano a visitare le vette in questa estate del 2026 [1].

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