Messaggio promozionale Creativo di test
mercoledì, 29 luglio 2026
Ultimo aggiornamento alle 01:36
Il Plurale Quotidiano
Ambiente
La siccità europea non dipende solo dalla mancanza di pioggia: colpa del caldo che "beve" il suolo
Foto: Ekaterina Belinskaya / Pexels

La siccità europea non dipende solo dalla mancanza di pioggia: colpa del caldo che "beve" il suolo

La Redazione ·24 luglio 2026 19:16

L'inverno scorso era stato relativamente piovoso in buona parte d'Europa. Eppure, entro la primavera del 2026, l'umidità del suolo era già crollata. Come è possibile? La risposta, secondo un nuovo rapporto del World Weather Attribution (WWA) — un gruppo di scienziati provenienti da dodici paesi europei e dagli Stati Uniti — è che la crisi idrica che sta colpendo il continente non assomiglia a quelle del passato. Non è fatta soprattutto di assenza di piogge, ma di un calore così intenso da trasformare l'atmosfera in una spugna gigantesca, capace di sottrarre acqua ai terreni e alla vegetazione a ritmi senza precedenti.

Il meccanismo in questione si chiama evapotraspirazione: è il processo attraverso cui l'acqua evapora dalla superficie terrestre e traspira dalle piante. Quando le temperature salgono, questo processo accelera, e il suolo si asciuga anche quando le precipitazioni non mancano del tutto. È esattamente ciò che sta accadendo nel 2026. Gli scienziati del WWA parlano esplicitamente di un "nuovo tipo" di siccità, in cui la temperatura dovrebbe avere un peso pari o superiore a quello delle piogge nelle definizioni operative del fenomeno. Un cambio di prospettiva che ha implicazioni concrete: significa che ridurre le emissioni di gas climalteranti è una condizione necessaria, non sufficiente, per affrontare il problema.

I numeri del rapporto sono difficili da ignorare. Il cambiamento climatico di origine antropica ha reso le condizioni favorevoli all'essiccazione del suolo fino a ottanta volte più probabili nell'Europa occidentale, e circa quaranta volte più probabili in quella orientale. Nell'area che va dal Portogallo alla Finlandia meridionale, il deficit di umidità registrato tra aprile e giugno 2026 è diventato circa cinque volte più probabile rispetto a un clima pre-industriale. Nell'Europa orientale, il bilancio è ancora peggiore: il deficit riguarda l'intero semestre gennaio-giugno, aggravato dagli strascichi della siccità del 2025, e un evento simile è oggi undici volte più probabile.

Messaggio promozionale Pubblicità

A pagare il conto più salato è l'agricoltura. La Francia ha registrato il peggior raccolto di mais degli ultimi cinquant'anni. In Romania, oltre un milione di ettari agricoli è stato compromesso. Le colture europee stanno affrontando uno stress idrico che arriva con tre-cinque settimane di anticipo rispetto alle medie storiche, e le stime di perdita parlano di un calo tra il quindici e il venticinque per cento per i cereali, del trenta per cento per il mais e del venti per cento per le orticole. In Francia, molte aziende agricole rischiano il fallimento nel corso di quest'anno. Gli effetti non si fermano ai campi: laghi e fiumi si abbassano a ritmi inusuali, con il Reno che registra una portata ridotta del venti-trenta per cento rispetto alla media stagionale e il Danubio con il livello circa quaranta centimetri sotto la media del periodo 2010-2020. Ne risente anche la produzione idroelettrica, calata del dodici per cento.

Non si tratta di un episodio isolato. La siccità del 2022 era già stata definita la peggiore in Europa negli ultimi cinquecento anni. Nell'agosto del 2025, il 53% dei terreni europei e del bacino del Mediterraneo era colpito dalla siccità — il mese di agosto più secco dall'inizio delle rilevazioni dell'Osservatorio europeo sulla siccità nel 2012. In Bulgaria, Kosovo, Serbia e Macedonia del Nord il tasso di siccità aveva raggiunto almeno il novanta per cento. Il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato in Europa, con l'ottantacinque per cento del territorio al di sopra della media climatica. Il 2025 è stato il terzo più caldo di sempre.

Di fronte a questo scenario, la ricerca cerca anche risposte pratiche. Un progetto del Politecnico di Torino presentato nel giugno 2026 stima che l'espansione dell'irrigazione sostenibile e la sostituzione di alcune colture con specie più resistenti alla siccità potrebbero ridurre le perdite nelle colture non irrigate del 62% e aumentare la resa media del 14%. Il network internazionale FruitCREWS, coordinato dall'Università di Bologna, sottolinea invece la necessità di combinare tecnologie digitali, approcci basati sulla natura e politiche di supporto adeguate. Molti stati stanno nel frattempo rafforzando strumenti come le assicurazioni agricole, mentre la Commissione Europea — che affronta il tema della scarsità idrica almeno dal 2007 — sollecita attraverso il suo Joint Research Centre azioni rapide e coordinate. Il 91% degli europei, secondo i sondaggi disponibili, riconosce già che eventi estremi come la siccità abbiano un impatto diretto sulla sicurezza alimentare. Il problema, ora, è trasformare questa consapevolezza in politiche all'altezza della velocità con cui il clima sta cambiando.

Potrebbe interessarti anche…