Monviso, il "Re di Pietra" si scioglie: l'allarme di Legambiente per il Po in crisi
Il Monviso, simbolo delle Alpi Cozie, sta subendo una drammatica trasformazione: i ghiacciai si ritirano, il permafrost cede e il Po è in crisi. Legambiente lancia l'allarme.
Il Monviso, il maestoso "Re di Pietra" che domina le Alpi Cozie con i suoi 3841 metri, sta vivendo una trasformazione drammatica, simbolo della crisi climatica che colpisce le nostre montagne e, di riflesso, le pianure. La "Carovana dei ghiacciai 2026" di Legambiente, giunta alla sua settima edizione e realizzata in collaborazione con CIPRA Italia e la Fondazione Glaciologica Italiana, ha concluso la sua quinta e ultima tappa proprio sul versante nord-est del Monviso, tra il 31 agosto e il 3 settembre scorsi. In questo periodo di osservazione, è emersa una realtà allarmante, segnata anche da nuovi fenomeni di instabilità.
Il ghiacciaio del Coolidge, un tempo imponente e simbolo della potenza alpina, è ormai un ricordo sbiadito. Già nel 2022 era stato declassato a "glacionevato", una categoria che indica una massa di neve e ghiaccio non più attiva e in contrazione, e oggi è considerato quasi estinto, non più misurabile come un vero e proprio ghiacciaio. Di esso rimangono solo poche placche di ghiaccio residuali, arroccate sulla parete nord-est e circondate da un'abbondanza di rocce e detriti. I dati di Arpa Piemonte, aggiornati al 2022, descrivono il Coolidge Superiore come due placche indipendenti di circa 3.500-4.000 m² e 9.500-10.000 m², con uno spessore stimato non superiore ai 4-5 metri. La porzione inferiore, invece, appare quasi interamente coperta da detriti rocciosi, un segno inequivocabile del suo progressivo ritiro e della disgregazione.
Questa sofferenza del ghiacciaio si inserisce in un quadro più ampio di instabilità in quota, un fenomeno che sta interessando molte aree alpine. La parete nord-est del Monviso è infatti soggetta a frequenti crolli, un fenomeno direttamente collegato alla degradazione del permafrost. Il permafrost è il terreno perennemente ghiacciato che funge da "collante" per le rocce ad alta quota. Con l'innalzamento delle temperature medie, lo zero termico si sposta sempre più in alto, permettendo all'acqua di penetrare nelle fratture della roccia e sciogliere il ghiaccio che le teneva salde. L'assenza di neve, che in passato agiva da coperta termica isolante, aggrava ulteriormente il riscaldamento del suolo e la conseguente degradazione del permafrost, rendendo le pareti montane più fragili. Un esempio recente di questa dinamica è il crollo di roccia verificatosi il 1° settembre 2026, proprio nei giorni in cui la Carovana dei ghiacciai era attiva nell'area per monitorare la situazione. Eventi simili non sono nuovi: nel 1989 un crollo di circa 200.000 m³ di ghiaccio, rocce e detriti interessò il Coolidge, e nel 2019 si staccarono 60.000-80.000 m³ di roccia dal Torrione Sucai, dimostrando una tendenza preoccupante.
Le conseguenze di questa crisi non si limitano alle vette più alte, ma si estendono a valle, con una ricaduta concreta sulla vita di milioni di cittadini. Ai piedi del Monviso, a Pian del Re, nasce il fiume Po, arteria vitale per l'intera Pianura Padana, una delle regioni più produttive d'Italia. Legambiente ha sottolineato il legame profondo e indissolubile tra la salute della montagna e quella della pianura, affermando che condividono lo stesso destino di fronte alla crisi climatica e alla gestione delle risorse idriche. Il Po ha già registrato una "forte sofferenza" e "forti deficit di portata", con un calo che ha toccato il -79% a luglio 2026 rispetto alla media storica. Un dato allarmante che evidenzia come la salute dei ghiacciai e del permafrost alpino sia direttamente connessa alla disponibilità d'acqua per agricoltura, industria e, non da ultimo, per il consumo civile a valle. La diminuzione della portata del Po significa meno acqua per irrigare i campi, meno energia idroelettrica e potenziali restrizioni per l'uso domestico, impattando direttamente sull'economia e sulla quotidianità delle persone.
Di fronte a questo scenario, la campagna di Legambiente ha lanciato un messaggio chiaro e perentorio: "Non è caldo, è crisi climatica". L'organizzazione ambientalista ha anche evidenziato l'importanza dei rock glacier, elementi geomorfologici costituiti da detriti rocciosi permeati da ghiaccio, considerati importanti serbatoi d'acqua per il futuro. Questi "ghiacciai rocciosi" potrebbero rappresentare una risorsa idrica cruciale man mano che i ghiacciai tradizionali si ritirano. La consapevolezza di questa urgenza sta crescendo anche a livello istituzionale: la Regione Piemonte ha risposto annunciando l'istituzione di un tavolo di lavoro all'interno dell'Osservatorio sui cambiamenti climatici. Questo tavolo coinvolgerà Arpa, Soccorso Alpino, Provincia di Cuneo e ricercatori, con l'obiettivo di monitorare attentamente e affrontare in modo coordinato la complessa situazione. Il Massiccio del Monviso, riconosciuto nel 2013 come Riserva della Biosfera nazionale e transfrontaliera nell'ambito del programma UNESCO Man and Biosphere, merita tutta l'attenzione possibile per preservare il suo delicato equilibrio ecologico e garantire un futuro sostenibile per le risorse idriche non solo del Piemonte, ma dell'intero Paese. La sua sorte è un monito e una sfida per l'Italia intera.