La querela di Coldiretti contro l'attivista di Ultima Generazione: un boomerang giudiziario
Immaginate una semplice attivista, microphone in mano, che in un programma televisivo osa sfidare un colosso agricolo. Miriam Falco, militante di Ultima Generazione, lo fece il 15 febbraio 2024, nel corso di Prima di domani. Accusò Coldiretti di monopolizzare i contributi europei destinati alla crisi del settore ittico, lasciando le piccole imprese in balia della grande distribuzione, costrette a svendere i loro prodotti senza coprire nemmeno i costi. Parole dirette, crude. Espressione di una critica lecita, come stabilì poi il giudice.
Coldiretti, con i suoi oltre cinquemila associati e un'influenza immensa nel panorama agricolo italiano, non la prese bene. Rispose con una querela per diffamazione. Iniziò così un braccio di ferro giudiziario durato due lunghi anni, un calvario che prosciugò tempo, energie e risorse di una 'semplice cittadina', come si definì Miriam. 'Persone con molto potere e molti mezzi – commentò lei – si mettono a denunciare chi le mette in discussione su questioni che riguardano tutti'. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, il 2 marzo, pose fine alla vicenda. Archiviazione totale. L'intervento di Miriam rientrava pienamente nel diritto di cronaca e di critica, 'lecita ed espressa in forme continenti'.
Non si trattava di calunnie gratuite, ma di un'analisi sintetica di un problema reale: piccole aziende e operatori indipendenti esclusi dai sostegni europei, mentre i contributi finivano nelle mani di pochi associati potenti. Il decreto di archiviazione lo spiega con chiarezza, dipingendo un quadro di disuguaglianze strutturali nel settore. Eppure, quel che conta è il boomerang. La querela, pensata per silenziare, ha invece amplificato la voce dell'attivista.
'Far passare la critica come calunnia è la nuova avanguardia del bavaglio?', si chiede Miriam oggi, con sarcasmo tagliente. Ultima Generazione va oltre, bollando il caso come esempio di querela temeraria, o SLAPP – Strategic Lawsuit Against Public Participation. Strumenti del potere per reprimere il dissenso, infondati e pretestuosi, che colpiscono giornalisti e attivisti. Anche se archiviate, queste azioni legali generano spese, stress, precarietà. In Europa, il Parlamento ha approvato nel 2024 una direttiva anti-SLAPP: archiviazioni rapide per cause manifestamente infondate, sanzioni per gli abusatori. L'Italia, maglia nera con 21 casi su 167 segnalati, ancora non l'ha recepita. Un ritardo che pesa, in un paese dove il potere economico può piegare la giustizia a proprio uso.
Questa storia non è isolata. È un monito. Quando giganti istituzionali querelano cittadini per aver osato criticare, il rischio è di soffocare il dibattito pubblico. Miriam Falco ne è uscita vincitrice, ma a che prezzo? Il suo sollievo – 'Sono contenta che sia stato riconosciuto' – si mescola a un'amarezza profonda. In fondo, la vera crisi non è solo quella ittica: è quella della democrazia, quando le voci libere vengono zittite non con argomenti, ma con carte bollate.