La lezione di Cuba: i pannelli solari contro il buio delle sanzioni
Nel cuore dell'isola caraibica, avvolta da un'oscurità prolungata, brilla una luce inattesa. Cuba, piegata dal blocco energetico imposto dalle politiche restrittive di Donald Trump, sta scoprendo una via di salvezza nei pannelli solari cinesi. Settimane di blackout totali, superiori alle 16 ore, hanno paralizzato la nazione: senza greggio e carburante, ospedali al collasso, cibo razionato, turismo evaporato e strade deserte. Eppure, in questo abisso, emerge una lezione globale per i paesi minacciati da crisi petrolifere, come quelle nello Stretto di Hormuz.
Il sole cubano, abbondante e impietoso, diventa alleato prezioso. La produzione elettrica da energie rinnovabili, soprattutto solare, è balzata dal 3,5% nel 2024 a oltre il 10% nel 2025, con proiezioni al 17% entro fine anno. Pechino ha visto in L'Avana un partner strategico: in poco più di un anno, ha eretto 75 parchi solari sui 90 previsti, incrementando la capacità del 10%. Durante i blackout, questi impianti hanno garantito energia in determinate ore, dimostrando la fattibilità rapida di infrastrutture pulite e decarbonizzate.
Segnali incoraggianti squarciano l'oscurità. Il 10 febbraio, per la prima volta, Cuba ha generato oltre 800 megawatt dal sole; il giorno dopo, 900. Microreti rinnovabili – pannelli e turbine eoliche su piccola scala, spesso economici e cinesi – proliferano in tutto il paese. Il crollo dei costi, con i pannelli solari calati del 90% in un decennio e batterie sempre più accessibili, alimenta questa impennata. Certo, l'assenza di grandi sistemi di accumulo limita l'uso domestico e la disponibilità notturna. Ma è un barlume: un modello per nazioni sotto sanzioni, capaci di emanciparsi dai fossili.
Esperti internazionali intravedono un futuro radicale. Con 8 miliardi di dollari in investimenti esteri, Cuba potrebbe coprire il 93% del fabbisogno elettrico con rinnovabili; con 19 miliardi, il 100%. Questa transizione minerebbe la strategia USA di dominio energetico, basata su dipendenza fossile e rallentamento verde. "Ridurrebbe l'influenza statunitense", affermano analisti, offrendo un esempio luminoso al mondo. Il presidente Miguel Díaz-Canel la battezza sovranità energetica, risposta diretta al blocco.
Non illudiamoci, però. Servono capitali globali e soluzioni tecniche, soprattutto accumulo su larga scala per l'energia notturna. La Cina gioca questa partita: integrerà 92 parchi solari entro il 2028 con batterie avanzate, assicurando una quota sostanziale dal sole. Così, Cuba potrebbe emergere come laboratorio caraibico della transizione energetica, trasformando sanzioni in opportunità e oscurità in luce perpetua.