Isole di calore: meno asfalto, più alberi, come le città italiane possono perdere 4 gradi
Togliere cemento dove possibile, usare pavimentazioni meno calde e, soprattutto, restituire spazio alla natura, fatalmente esclusa negli ultimi decenni dalle nostre città. Non è un'utopia, ma una strada concreta per contrastare la crisi climatica e le ondate di calore, sempre più frequenti e intensi. Gli effetti sono immediati sulla vivibilità urbana, con una riduzione delle temperature che può arrivare fino a 4 gradi. La ricetta per le metropoli del futuro arriva dal progetto Mirificus, un acronimo che racchiude il monitoraggio degli interventi di riforestazione per l'isola di calore urbana tramite i satelliti. Questo ambizioso studio coinvolge l'ISPRA e l'Istituto per la BioEconomia del CNR, con il sostegno dell'Agenzia Spaziale Italiana, e offre una visione chiara del futuro possibile.
È bastato simulare interventi ad hoc in alcune aree di Roma e Firenze per verificare, almeno sulla carta, un calo netto delle temperature nelle ore più calde della giornata. L'introduzione di pavimentazioni che non trattengono calore, la realizzazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di alberi hanno trasformato zone come Settecamini, nel quadrante orientale della Capitale, e l'area Mercafir/Piazza Artom di Firenze, in laboratori a cielo aperto. Questi esempi sono considerati paradigmatici perché rappresentano aree metropolitane fortemente cementificate, tendenti a situazioni di potenziale degrado. Michele Munafò, responsabile del progetto per l'ISPRA, spiega che non si immaginano trasformazioni radicali della città, come demolizioni o grandi ridisegni urbanistici, ma si preferisce lavorare su aree già fortemente artificializzate, selezionate proprio perché rappresentative degli hot-spot urbani: spazi industriali, parcheggi, grandi superfici asfaltate, scarsa vegetazione e alta esposizione alla radiazione solare.
Nell'area industriale di circa 90.000 metri quadrati di Roma, dove il 60% è costituito da asfalto e il 32% da edifici prevalentemente industriali, la vegetazione è marginale, coprendo meno del 9% dell'area. Lo scenario simulato, con nuovi alberi e superfici verdi, porta a un beneficio molto marcato dalle 9 alle 15, quando la riduzione della temperatura superficiale oscilla tra 3,7 °C e 4,2 °C. A Firenze, il contesto preso in esame è ancora più estremo dal punto di vista dell'artificializzazione: le superfici asfaltate a basso albedo pari al 70,3%, ci sono edifici per il 29,3% e le superfici verdi quasi assenti, appena lo 0,3%. Gli alberi presenti sono soltanto due in 90 mila metri quadri. Il risultato della simulazione è ancora più evidente: con la piantumazione di 114 nuovi alberi si registrerebbe una riduzione media della temperatura superficiale superiore ai 4 °C. Su base giornaliera, la differenza media tra scenario attuale e scenario simulato è di circa 2,2 °C.
Gli esperimenti consegnano una certezza: le isole di calore urbane non sono solo un fenomeno da misurare, ma una criticità su cui si può intervenire con strumenti tecnici già disponibili. L'adattamento climatico nelle nostre città non è un'utopia. Il progetto si intreccia con un archivio storico delle temperature superficiali italiane dal 2013 al 2023, che mostra un quadro non incoraggiante: quasi tutti i capoluoghi superano i 40 °C in estate, con Milano a 43,1 °C, Torino a 43,0 °C e Napoli a 42,7 °C. Le aree rurali sono più fresche, con differenze in media di 5,6 °C, che a Napoli arrivano a 9,4 °C. Nelle zone urbane, cemento e asfalto, suolo naturale e vegetazione scarsi, superfici impermeabilizzate trattengono calore. La piattaforma webGIS del progetto permette di consultare i dati di ogni comune italiano e di osservare come cambiano le temperature in relazione al consumo di suolo e alla presenza di aree verdi.
I dati satellitari possono trasformarsi in strumenti operativi a supporto delle pubbliche amministrazioni per contrastare gli effetti del caldo e rafforzare la resilienza nelle città. La piattaforma permette a ogni Comune di consultare i dati e simulare il rapporto tra temperature superficiali, consumo di suolo o aree verdi, di capire dove intervenire e con quali priorità. Con il rilascio della piattaforma e di una web app basata su Google Earth Engine, accessibili gratuitamente, decisori pubblici, cittadini e tecnici dispongono di mappe interattive, indicatori di stress termico e simulazioni ex ante ed ex post, un supporto scientifico per la pianificazione degli interventi di forestazione urbana e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
L'Italia ha una percentuale di suolo consumato decisamente superiore alla media europea: oltre il 7% del territorio è artificializzato. È un Paese fragile, soggetto a fenomeni di dissesto, con un territorio per circa un terzo montano. L'urbanizzazione si concentra soprattutto nelle aree costiere, di pianura e metropolitane, dove i livelli di consumo di suolo superano di gran lunga la media europea. Ma non tutto è perduto. Il progetto lascia in dote una strada da percorrere, basata sulla consapevolezza che è arrivata tardi rispetto al resto d'Europa. Oggi abbiamo nuovi strumenti, a partire dal regolamento europeo sul ripristino della natura, che impongono un vero cambio di paradigma e possono accelerare processi che abbiamo trascurato troppo a lungo. In questo contesto i dati diventano fondamentali: servono a garantire un supporto adeguato alle amministrazioni, a definire le misure più efficaci e a orientare le scelte sul territorio.
Lo studio mostra come l'azione più efficace, sia dal punto di vista dei risultati che da quello economico, è il ripristino della natura: togliere asfalto, creare prati, piantare alberi. Interventi che mitigano gli effetti delle isole di calore, migliorano la qualità della vita e aumentano la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Inoltre contribuiscono a ridurre altri rischi, come il dissesto, gli allagamenti e le conseguenze degli eventi meteorologici estremi. Il progetto suggerisce peraltro di partire da aree dismesse, sottoutilizzate o abbandonate. Sarebbe un vantaggio per tutti: ogni euro investito in interventi di questo tipo può generare ritorni molto significativi, fino a 38 euro in benefici complessivi. Senza trascurare interventi piccoli, ma dall'elevato valore simbolico: iniezioni di verde nelle piazze cementificate delle nostre metropoli, da Milano a Napoli, possono rappresentare segnali importanti per il futuro delle nostre città.