Ets e riforma Ue: competitività senza frenare la transizione climatica
La proposta di revisione dell’Emissions Trading System presentata dalla Commissione europea è stata giudicata equilibrata e nella giusta direzione da Chiara Di Mambro, direttrice di Ecco, il think tank italiano dedicato al clima. Secondo l’esperta, la Commissione ha ascoltato le richieste dell’industria europea di maggiore flessibilità, ma al contempo garantisce che gli investimenti saranno orientati esclusivamente verso progetti di decarbonizzazione. Questo sistema, introdotto nel 2005 come pilastro della politica climatica europea, ha già generato oltre 270 miliardi di euro di entrate e contribuito a ridurre le emissioni del 50%. La nuova revisione, che ora avvia il suo iter legislativo, mira a un triplice obiettivo: allineamento climatico con la target al 2040, indipendenza energetica e competitività industriale.
Se la riforma verrà approvata, i meccanismi dell’Ets si adattiranno alla complessa situazione geopolitica ed energetica attuale, senza però indebolire la consapevolezza che la transizione è in corso. Anzi, le garanzie per gli imprenditori diventano più stringenti. La revisione è necessaria per assicurare che lo scambio delle quote di carbonio resti coerente con gli obiettivi climatici, evitando che il sistema si trasformi in un elemento penalizzante per i settori industriali ad alte emissioni o di decarbonizzazione difficile. È fondamentale preservare il segnale di prezzo della CO₂ senza indebolirlo, orientando al contempo le risorse verso investimenti e infrastrutture di accompagnamento alla transizione.
Un punto cruciale della proposta riguarda l’assegnazione delle quote gratuite, che continuerà ma sarà legata agli investimenti nella decarbonizzazione. L’80% delle quote sarà concesso dopo la pubblicazione dei piani aziendali, approvati dal consiglio di amministrazione, mentre il restante 20% sarà rilasciato solo dopo l’attuazione e la pubblicazione degli investimenti e delle relative riduzioni delle emissioni. La proposta chiarisce anche i meccanismi per indirizzare gli investimenti, fornendo un elenco preciso, e prevede una revisione ravvicinata nel 2033.
Il dibattito che si apre sarà acceso, con la presidenza irlandese prevista per chiudere l’iter entro dicembre. La discussione in Consiglio e in Parlamento sarà conflittuale, ma è cruciale che le nuove regole entrino presto in vigore per rendere l’investimento nella decarbonizzazione più conveniente per tutti. Nei mesi scorsi si sono definiti due fronti contrapposti: l’Italia e nove altri Paesi, tra cui Polonia e Bulgaria, hanno chiesto di tenere conto del rischio di delocalizzazione, proponendo di estendere al 2050 il tetto massimo per raggiungere l’obiettivo di emissioni prossime allo zero. Un fronte opposto, composto da Spagna, Danimarca e altri sette Paesi, ha invece richiesto il rafforzamento e la protezione dell’integrità del sistema Ets.
La revisione dell’Ets, già prevista dalla Direttiva, rappresenta un’occasione preziosa per assicurare coerenza con gli obiettivi climatici europei senza trasformarsi in un freno per l’industria. I 230 miliardi di euro rappresentati dalle quote sono una risorsa economica significativa che deve essere indirizzata con affidabilità verso investimenti, infrastrutture e strumenti di accompagnamento alla transizione, garantendo che l’Ue diventa più competitiva senza frenare la transizione climatica.