Incendio sulla Laurentina: amianto nell'aria, diossine oltre i limiti e residenti con le finestre chiuse
A due settimane dall'incendio tra via Laurentina e Vallerano, focolai ancora attivi nel sottosuolo. ARPA Lazio certifica diossine oltre soglia, rischio amianto friabile.
A quasi due settimane dall'incendio che tra il 26 e il 27 luglio 2026 ha devastato l'area compresa tra via Laurentina, Fonte Laurentina e Vallerano — nel Municipio IX di Roma, a ridosso del Grande Raccordo Anulare — i vigili del fuoco sono ancora sul campo. I focolai continuano ad alimentarsi nel sottosuolo, e le squadre operano con mezzi meccanici ed escavatori per smassare il materiale interrato. Nel frattempo, per i residenti dei due quartieri la quotidianità si è trasformata in un'emergenza sanitaria silenziosa: finestre chiuse, odore acre costante, e una domanda che rimane senza risposta certa — cosa stanno respirando?
La risposta parziale che emerge dai dati ufficiali non è rassicurante. I rilievi effettuati da ARPA Lazio hanno certificato una concentrazione di diossine nell'aria ampiamente superiore alle soglie di sicurezza e di attenzione raccomandate dall'OMS. Il picco registrato è stato di 0,39 pg/m³, oltre la soglia di 0,3 pg/m³ che indica una sorgente inquinante concentrata riconducibile alla combustione. Ma non è solo la questione diossine a preoccupare. I comitati di quartiere di Fonte Laurentina e Vallerano hanno segnalato con un esposto formale il «concreto e gravissimo rischio di dispersione aerea di fibre di amianto friabile». Lo Sportello Amianto Nazionale ha corroborato questa preoccupazione, riferendo — sulla base di una nota della Direzione Generale del Ministero dell'Ambiente — che nel sito sarebbe presente amianto friabile, storicamente tombato nell'area e adesso anche affiorante a seguito dell'incendio e delle operazioni di scavo.
L'amianto friabile è la forma più pericolosa del materiale: può liberare fibre nell'ambiente se danneggiato o frantumato, e quelle fibre, se inalate, rappresentano un rischio documentato per la salute. A rendere il quadro più pesante è la storia del sito: i residenti segnalano la presenza di una discarica abusiva nell'area già dal 2014, sostenendo che non siano mai stati effettuati interventi di bonifica efficaci. È questa percezione di un problema a lungo ignorato — che spetta alle indagini in corso verificare nei suoi termini esatti — ad alimentare oggi la frustrazione di chi ci abita.
Nell'attesa che le analisi sui terreni possano essere completate — operazione impossibile finché i focolai restano attivi — la Procura della Repubblica di Roma ha posto l'area sotto sequestro per accertare eventuali responsabilità e l'esistenza di attività illecite di gestione dei rifiuti. La Commissione Parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, la cosiddetta Commissione Ecomafie, ha aperto un'inchiesta e ha effettuato un sopralluogo. Il suo presidente, Jacopo Morrone, ha auspicato interventi tempestivi e informazioni certe per la popolazione, sottolineando che la presenza di focolai attivi blocca ancora la possibilità di avere un quadro completo.
Sul fronte delle precauzioni sanitarie, la ASL Roma 2 ha raccomandato alla popolazione di limitare la permanenza nelle aree interessate, di areare gli ambienti solo in assenza di odori, di pulire balconi e superfici esterne evitando di sollevare polveri, di usare dispositivi di protezione individuale e di astenersi dal consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati nella zona. Indicazioni che per molti residenti suonano come conferma di ciò che già temevano. I comitati di quartiere, oltre alle preoccupazioni per la salute, segnalano anche i rischi di svalutazione immobiliare e chiedono con urgenza la sanificazione delle aule scolastiche in vista della riapertura autunnale.
Lo Sportello Amianto Nazionale ha formalmente diffidato Roma Capitale, Città Metropolitana e Regione Lazio affinché adottino misure immediate di messa in sicurezza e bonifica. Il Municipio IX Roma EUR, dal canto suo, ha chiesto al Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale di emettere un'ordinanza in danno nei confronti dei proprietari delle aree coinvolte, per obbligarli a intervenire. Il Ministero dell'Ambiente ha richiesto chiarimenti urgenti alle autorità locali sull'eventuale configurarsi di profili di danno ambientale.
Sullo sfondo, una polemica politica che rischia di offuscare l'urgenza concreta. Alcune associazioni ambientaliste hanno criticato le dichiarazioni dell'Assessora all'Ambiente Sabrina Alfonsi e della Presidente del Municipio IX Titti Di Salvo, accusandole di strumentalizzare la vicenda per sostenere il progetto del termovalorizzatore di Santa Palomba. Una disputa che divide ulteriormente il fronte di chi dovrebbe invece coordinarsi per rispondere all'emergenza. Nel frattempo, a Fonte Laurentina e Vallerano, le finestre restano chiuse.