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Cop 17 a Ulaanbaatar: 197 Paesi in cerca di risposte alla siccità che minaccia miliardi di persone
Foto: irfan karaahmet / Pexels
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Cop 17 a Ulaanbaatar: 197 Paesi in cerca di risposte alla siccità che minaccia miliardi di persone

Dal 17 al 28 agosto la conferenza Onu sul degrado dei suoli riunisce il mondo in Mongolia. In gioco cibo, acqua e la stabilità di intere regioni.

La Redazione ·18 agosto 2026 6:09 ·4 min di lettura

Dal 17 al 28 agosto, la capitale della Mongolia ospita uno degli appuntamenti ambientali più importanti dell'anno. A Ulaanbaatar si è aperta la COP17, la diciassettesima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per Combattere la Desertificazione (UNCCD): 197 Paesi riuniti attorno a un tema che riguarda direttamente quasi due miliardi di persone sul pianeta. Il motto scelto per questa edizione — Restoring Land. Restoring Hope. — sintetizza bene l'urgenza: non si parla solo di terra arida, ma di cibo, acqua, migrazioni e stabilità economica globale.

I numeri del problema sono difficili da ignorare. Fino al 40% della superficie terrestre mondiale risulta già degradata, con conseguenze dirette sulla produzione alimentare e sulla disponibilità di acqua potabile. Circa 1,3 miliardi di persone vivono in aree colpite da questo fenomeno, mentre 1,84 miliardi sopportano condizioni di siccità persistente. E la tendenza peggiora: dal 2000, il numero e la durata delle siccità sono aumentati di quasi un terzo. Senza interventi urgenti, secondo le stime, entro il 2050 le siccità potrebbero colpire oltre tre quarti della popolazione mondiale. Il costo economico di questo degrado è stimato in quasi 900 miliardi di dollari l'anno, di cui almeno 300 miliardi imputabili alle sole siccità.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è l'allarme lanciato dalla FAO: il fenomeno di El Niño in corso nel biennio 2026-2027 si preannuncia come il più intenso mai registrato, con il rischio concreto di aggravare le siccità e mettere a rischio la sicurezza alimentare per milioni di persone. La FAO ha chiesto di intensificare gli sforzi di ripristino dei suoli, rafforzare la resilienza alla siccità e promuovere sistemi agroalimentari più sostenibili.

La scelta della Mongolia come paese ospitante non è casuale. Quasi il 77% del suo territorio è già degradato: un primato negativo che ne fa al tempo stesso uno dei paesi più vulnerabili e una testimonianza vivente di ciò che è in discussione. Non a caso la Mongolia ha promosso la dichiarazione del 2026 come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, riconosciuta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I pascoli coprono circa la metà della superficie terrestre, sostengono circa 2 miliardi di persone e forniscono quasi il 70% del foraggio globale per il bestiame. Eppure restano spesso ai margini delle grandi politiche ambientali. La COP17 dedicherà spazio esplicito alla mobilità dei pastori, ai diritti fondiari e alle conoscenze locali come strumenti concreti di ripristino.

Dalle promesse ai cantieri aperti

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La Segretaria Esecutiva della UNCCD, Yasmine Fouad, ha definito questa edizione la «COP dell'implementazione»: non più il tempo degli impegni sulla carta, ma quello di tradurli in progetti finanziabili e misurabili. Un richiamo echeggiato anche dal Primo Ministro mongolo Nyam-Osoryn Uchral, che ha chiesto un passaggio netto «dalle parole all'azione e dai target a risultati misurabili».

I Paesi si sono già impegnati a ripristinare un miliardo di ettari di terra degradata entro il 2030, a fronte di un problema stimato tra 1,5 e 2 miliardi di ettari. Per farlo, secondo le stime, servirebbero almeno 2,6 trilioni di dollari entro il 2030. Una cifra enorme, rispetto alla quale i 12 miliardi promessi alla COP16 di Riyadh attraverso il Riyadh Global Drought Resilience Partnership — destinati a 74 Paesi colpiti da siccità e degrado — rappresentano un primo passo, ma ancora insufficiente. Operazionalizzare quel partenariato e trasformare gli impegni finanziari in progetti concreti è uno degli obiettivi centrali di queste due settimane di lavori.

Il programma prevede giornate tematiche specifiche: il 24 agosto sarà dedicato alla finanza, il 25 all'acqua, il 26 al rapporto tra terra e comunità, il 27 ai sistemi alimentari e alla salute del suolo. L'UNEP proporrà inoltre un nuovo Indice Globale di Capacità di Resilienza alla Siccità, strumento pensato per aiutare i Paesi a misurare — e rafforzare — la propria capacità di anticipare e gestire le crisi. L'Ufficio ONU per la Riduzione del Rischio di Disastri (UNDRR) ha sottolineato che la COP17 rappresenta un'occasione per passare dalla gestione emergenziale delle crisi alla loro prevenzione strutturale, investendo in sistemi di allerta precoce e integrando la riduzione del rischio nella pianificazione dello sviluppo.

La COP17 è tecnicamente la prima delle tre grandi conferenze ambientali dell'anno — le cosiddette Convenzioni di Rio, nate dal Summit della Terra del 1992 insieme ai trattati su clima e biodiversità — e si propone di rafforzare la cooperazione tra i tre processi. Un segnale politico non secondario, in un momento in cui la frammentazione degli sforzi internazionali è spesso indicata come uno degli ostacoli principali all'azione concreta.

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