Dieci fake news sul caldo: perché i miti sul cambiamento climatico non hanno fondamento scientifico
Si può ancora negare il cambiamento climatico quando Londra ha toccato i 35 gradi a maggio, l'Europa ha sperimentato il giugno più caldo della sua storia e l'Italia è investita dalla terza ondata di calore in poche settimane? C'è chi lo fa, con affermazioni apparentemente plausibili che mirano a negare il problema o, almeno, a sminuirne la portata. Ne abbiamo selezionato dieci e abbiamo chiesto ad Antonello Pasini, fisico del clima del CNR e direttore scientifico dell'Osservatorio meteorologico Milano Duomo, di spiegare perché sono errate, fuorvianti e non scientifiche.
Il primo mito, quello di cui "ci abitueremo", ignora una distinzione fondamentale: l'adattamento è necessario, ma non può sostituire la mitigazione. I fenomeni che osserviamo oggi si ripeteranno nei prossimi decenni, ma dobbiamo evitare scenari futuri ingestibili, dove la difesa diventare impossibile. Non si tratta solo di resistere, ma di agire sulle cause per prevenire l'ingiocabilità dei futuri climatici.
Un'idea spesso ripetuta è che nella comunità scientifica non ci sia accordo sul contributo umano. In realtà, è una stupidaggine. Nella scienza si discute di tutto, ma l'origine antropica della crisi climatica è un punto fermo. Due modelli completamente diversi e indipendenti confermano la stessa verità: la colpa è nostra. Non c'è spazio per dubbi sulle cause, dalla rivoluzione industriale in poi. Il clima della Terra è sempre cambiato, sì, ma il fenomeno attuale è radicalmente diverso. Quando Annibale passò le Alpi con gli elefanti, l'Europa era più calda, ma quel riscaldamento era circoscritto geograficamente. Oggi l'innalzamento delle temperature riguarda tutto il Pianeta, in modo ubiquitario.
Alcuni credono che le ondate di calore siano innescate da fenomeni naturali ciclici come El Niño. Non è così. Immaginate una scala mobile che sale: El Niño vi fa andare su di un gradino, La Niña vi fa scendere di uno, ma la tendenza è sempre verso l'alto. È il contributo antropico al riscaldamento globale che determina questa direzione. Allo stesso modo, il surriscaldamento non dipende dall'attività solare o dall'avvicinamento della Terra alla nostra stella. Quando la temperatura è partita per la tangente negli anni Sessanta e Settanta, l'energia ricevuta dal Sole non è aumentata, ma è addirittura diminuita.
Le ondate di calore ci sono sempre state, dicono, e i nostri genitori lo ricordano. Ma nel Mediterraneo è cambiata la circolazione: non abbiamo più l'anticiclone delle Azzorre, ma gli anticicloni africani, molto più forti. I più anziani ricorderanno il colonnello Bernacca che annunciava 32 gradi; oggi, forse, sarebbe meglio se fosse così. Un altro errore è pensare che ci siano troppi pochi dati per attribuire i cambiamenti alle attività umane. Dalla metà dell'Ottocento abbiamo dati con risoluzione sufficiente per medie annuali. Si vede chiaramente lo stacco dagli anni Sessanta-Settanta, con un aumento di 2 decimi di grado a decade. L'ultimo studio evidenzia che dal 2013-2014 c'è stato un raddoppio della rapidità di aumento delle temperature.
Due gradi in più non sono tanti? Quella è la temperatura media globale. A livello locale, l'Europa si riscalda il doppio: se il mondo aumenta di 1,5 gradi, il nostro continente aumenta di 3. Poi ci sono gli eventi estremi: siccità, incendi, alluvioni, con ricadute sociali ed economiche dall'agricoltura alle migrazioni. Altri sostengono che più CO2 in atmosfera favorisce una vegetazione più rigogliosa e un'agricoltura più redditizia. È vero che le piantine crescono di più con la CO2, ma se alle radici manca l'acqua o se evapora dai suoli perché fa troppo caldo, la CO2 non serve. Se il permafrost deghiaccia, la Siberia potrebbe diventare agricola, ma crollerebbero abitazioni e infrastrutture, e in atmosfera verrebbe immesso una quantità esagerata di metano, gas serra potentissimo.
Infine, si dice che gli esseri umani siano poca cosa rispetto alla natura e non possono incidere. Purtroppo non è così. Siamo la specie più invasiva mai esistita sulla Terra. Dalla rivoluzione industriale abbiamo aumentato la CO2: al 75% per combustibili fossili, al 25% per deforestazione e agricoltura non sostenibile. Ma scoprire che il riscaldamento è di origine antropica non è una sciagura, è una buona notizia: perché così possiamo agire sulle cause. Se non dipendesse da noi, potremmo solo difenderci.