Messaggio promozionale Creativo di test
giovedì, 27 agosto 2026
Ultimo aggiornamento alle 04:49
Il Plurale Quotidiano
Ambiente
Un campione su tre fuori limite: il mare italiano bocciato da Goletta Verde
Foto: Tom Fisk / Pexels
Ambiente

Un campione su tre fuori limite: il mare italiano bocciato da Goletta Verde

Il 34% dei punti monitorati da Legambiente supera i limiti per inquinamento batteriologico. Colpa della maladepurazione e del clima.

La Redazione ·12 agosto 2026 12:08 ·3 min di lettura

Trentaquattro per cento. Più di uno su tre. Questo è il verdetto che Legambiente consegna all'estate 2026 con i rapporti di Goletta Verde e Goletta dei Laghi: su 391 campionamenti effettuati in 19 regioni italiane, il 34% dei punti monitorati risulta «oltre i limiti di legge» per inquinamento batteriologico. Un dato che non migliora rispetto all'anno precedente e che, per i laghi, l'associazione definisce il peggior risultato registrato negli anni recenti dalla propria attività di monitoraggio.

La fotografia è quella di un Paese che fa fatica a tenere pulite le sue acque, non solo nei punti più esposti, ma anche dove non ci si aspetterebbe. Il 15% dei campioni prelevati direttamente in mare o nelle acque lacustri — lontano da foci o scarichi visibili — è risultato oltre i limiti: il 5% «inquinato», il 10% «fortemente inquinato». Ma il dato più critico riguarda le foci di fiumi, canali e torrenti: su 188 foci campionate, il 54% è risultato inquinato o fortemente inquinato. Sono questi i punti dove la terra incontra il mare, e dove troppo spesso riversa ciò che non è riuscita a trattare.

La causa principale, secondo Legambiente, è la cosiddetta maladepurazione: un sistema di trattamento delle acque reflue insufficiente, rattoppato, incompleto. I dati richiesti dall'associazione al Ministero dell'Ambiente (MASE) a luglio 2026 parlano di 514 agglomerati urbani — corrispondenti a oltre 14 milioni di abitanti equivalenti — che scaricano in maniera non conforme alla normativa. Non si tratta di borghi sperduti: il problema è strutturale e diffuso su tutto il territorio nazionale. E l'Europa se n'è accorta: l'Italia è attualmente soggetta a quattro procedure di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva sulle acque reflue urbane, le cui prime due hanno già comportato costi superiori a 200 milioni di euro.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, è diretto: l'Italia «continua a pagare decine di milioni di euro di multe all'Europa ogni sei mesi» per il mancato rispetto della direttiva, soldi che potrebbero invece finanziare nuove reti fognarie e impianti di depurazione. Un circolo vizioso che si autoalimenta: si spende per le sanzioni invece di spendere per risolvere il problema.

Messaggio promozionale Pubblicità

Il rapporto individua anche i cosiddetti «punti cronici e della vergogna». La foce del fiume Musone, sulla costa adriatica delle Marche, è risultata fortemente inquinata secondo i monitoraggi pluriennali di Legambiente, che la segnalano come uno dei siti a contaminazione ricorrente. Aci Trezza, nel Catanese, compare con continuità tra i punti critici rilevati dall'associazione negli ultimi anni. Nel Lago di Sabaudia, in provincia di Latina, tutti e tre i prelievi effettuati quest'anno sono risultati fortemente inquinati: un dato che tocca direttamente il Lazio e che riguarda uno specchio d'acqua inserito nel Parco Nazionale del Circeo.

C'è poi un problema di comunicazione ai cittadini che balnea senza saperlo. Nel 70% delle foci monitorate da Goletta Verde non è stato trovato alcun cartello con il divieto di balneazione: chi si tuffa vicino alla foce di un fiume spesso non ha modo di sapere che quell'acqua potrebbe essere contaminata. Legambiente segnala questa lacuna con forza, rilevando il rischio concreto per chi frequenta quei tratti di costa, rimasto esposto a un pericolo che nessuna segnaletica lo mette in guardia dal riconoscere.

Accanto alla maladepurazione, il secondo grande imputato è la crisi climatica. Il Mediterraneo si sta tropicalizzando, con temperature superficiali del mare in costante aumento nel periodo estivo secondo i dati raccolti dall'associazione nel corso del monitoraggio. Le conseguenze si moltiplicano: arrivo di specie aliene, erosione costiera, siccità che riduce i volumi dei laghi e concentra gli inquinanti. In alcuni laghi del Friuli-Venezia Giulia, come i Laghi delle Mucille, le analisi chimico-fisiche hanno evidenziato anomalie per idrocarburi e metalli pesanti tra cui nichel, cadmio e mercurio.

Goletta Verde festeggia nel 2026 il suo 40° anniversario. Quattro decenni di monitoraggio che restituiscono una continuità preoccupante: i nomi dei fiumi cambiano, le stagioni passano, ma la mappa dell'inquinamento rimane sostanzialmente la stessa. Il messaggio degli attivisti è che il problema non manca di diagnosi — mancano le risorse investite nelle cure, e soprattutto la volontà politica di dirottarle dove servono.

Potrebbe interessarti anche…