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Cambiamento climatico in Veneto: la viticoltura si trasforma con droni, sensori e intelligenza artificiale

Cambiamento climatico in Veneto: la viticoltura si trasforma con droni, sensori e intelligenza artificiale

La Redazione ·7 luglio 2026 4:58

La pioggia non è sufficiente. Temporali sparsi non riescono a colmare il profondo deficit idrico che sta segnando il Nord Italia, e il Veneto si è trovato al centro di questa crisi, con una riduzione di 2,4 miliardi di metri cubi di acqua rispetto all'anno precedente. La situazione è diventata così critica che il governatore Alberto Stefani ha dichiarato lo Stato di emergenza regionale il 2 luglio, sottolineando le gravi condizioni idrologiche e il rischio di risalita del cuneo salino, una minaccia che riguarda in particolare il distretto del Po. La preoccupazione non si limita solo alle riserve generali, ma scende nei dettagli dei fiumi principali: la Piave, il Brenta e il Po sono a meno 23% rispetto alle medie storiche, l'Adige a meno 21%, mentre il livello del lago di Garda è in sensibile ascesa, un segnale che il clima sta ribaltando le aspettative tradizionali.

Dal marzo scorso, le precipitazioni sul Veneto sono state significativamente inferiori, con un calo di 21% che è peggiorato in aprile e maggio. Al 31 maggio, l'intero anno idrologico ha registrato un deficit di 28% rispetto al periodo precedente, mentre le riserve di neve si sono esaurite rapidamente a causa delle alte temperature. In questo contesto, la viticoltura, pilastro del territorio veneto e del famoso Prosecco delle colline patrimonio Unesco, è stata investita da una vera e propria rivoluzione. Fino a non molti anni fa, l'irrigazione era consentita solo come soccorso, ma oggi, in periodi di grave scarsità come questo, le restrizioni vengono riviste per garantire la sopravvivenza delle piante. La sfida è duplice: tutelare la qualità delle uve e allo stesso tempo adottare un uso responsabile dell'acqua, in un equilibrio difficile ma necessario.

Tra le tecniche adottate, la microirrigazione o irrigazione a goccia è utilizzata per il 21,5% dei vigneti, mentre l'aspersione copre il 38% e lo scorrimento superficiale, l'infiltrazione laterale e la sommersione il 40,5%. Ma la tecnologia ha fatto il suo ingresso nei filari, trasformando i vigneti in ecosistemi digitali dotati di sensori diffusi, foglie elettroniche e centraline meteo. La digitalizzazione non si ferma al campo: l'obiettivo è prendere decisioni mirate basate sui dati, grazie a piattaforme che raccolgono e interpretano in tempo reale informazioni agronomiche e climatiche, generando mappe dettagliate sullo stato dei vigneti. I droni sono diventati alleati preziosi del lavoro a terra; sorvolando i filari con telecamere termiche, riescono a individuare le zone dove le piante soffrono maggiormente la carenza d'acqua, spesso prima che i sintomi siano visibili, limitando così il consumo di acqua.

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Leonardo Moretti Polegato, produttore nella provincia di Treviso, ha iniziato questo percorso due anni fa, quando gli effetti del cambiamento climatico divennero evidenti. "Abbiamo capito che dobbiamo affiancare il nostro patrimonio di competenze con strumenti digitali e intelligenza artificiale che ci aiutano a interpretare una notevole quantità di informazioni", spiega. "Questo significa intervenire solo dove serve, nel momento giusto e con la giusta intensità, migliorando la qualità delle uve e riducendo l'impatto sull'ambiente". Nei filari sono comparse centraline meteorologiche che monitorano costantemente temperatura, umidità, precipitazioni e vento, e sensori installati nel terreno che analizzano l'umidità del suolo fino a settanta centimetri di profondità. Questi dati vengono elaborati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, trasformando le informazioni raccolte in indicazioni operative per gli agronomi. L'uso dei droni e delle immagini satellitari consente persino di definire il momento ideale per la vendemmia.

Luigi Tarricone, ricercatore presso il centro Crea, esperto in viticoltura e gestione idrica, ha ribadito spesso che nella realizzazione dei futuri impianti viticoli, dall'Abruzzo fino al Veneto, bisognerà considerare che l'apporto irriguo diventerà sempre più importante. "Se la tendenza che registriamo in materia di cambiamento climatico proseguirà, non ci saranno alternative se non il ricorso all'irrigazione, anche in quelle aree in cui non era una pratica consueta". La viticoltura veneta, da Valpolicella ai Colli Euganei, si sta adattando con innovazioni come pergole, invasi in quota e selezione genetica, mentre la gestione del suolo e l'uso di coperture vegetali migliorano la ritenzione idrica. In un futuro in cui il cambiamento climatico influenzerà ancora più profondamente la produzione, l'Italia dimostra di poter affrontare queste sfide con successo, investendo in nuove tecnologie e pratiche agricole innovative per garantire la qualità e la competitività dei vini italiani.

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