Autoconsumo e CER, le Regioni accelerano con nuovi fondi
Le Regioni stanno trasformando le Comunità energetiche rinnovabili in uno degli strumenti più concreti della transizione energetica. In questa fase, sono Marche e Puglia a muoversi con decisione, mettendo sul tavolo bandi che offrono contributi a fondo perduto fino al 40% e che guardano non solo alla nuova produzione da fonti rinnovabili, ma anche alla qualità dei progetti, alla loro capacità di coinvolgere il territorio e alla possibilità di rafforzare impianti già esistenti.
Nelle Marche, il bando punta su una visione tecnologicamente più ambiziosa: non basta installare impianti, bisogna costruire reti più intelligenti, efficienti e capaci di dialogare in tempo reale con produzione e consumi. La dotazione sfiora i 3,9 milioni di euro e finanzia progetti di CER che integrino smart grid e soluzioni innovative ad alta efficienza. Il meccanismo premia gli interventi più strutturati, con impianti fino a 1 MW e sistemi di accumulo, purché installati su coperture o aree di pertinenza degli edifici; gli impianti a terra restano ammissibili solo se collocati in aree idonee. Il costo minimo dell’investimento deve superare i 200.000 euro, mentre il contributo per ciascuna Comunità energetica non può andare oltre i 300.000 euro. Sono ammesse anche le spese di progettazione e di costituzione della CER, oltre ai costi legati alla rete digitale, entro limiti precisi. Il bando, inoltre, introduce una chiara preferenza per i progetti capaci di includere una platea ampia di soggetti e di valorizzare le fasce più vulnerabili della popolazione, gli enti sociali e i nuclei a basso reddito. La finestra per presentare le domande sulla piattaforma SIGEF si aprirà alle 10:00 del 30 settembre 2026 e si chiuderà il 29 gennaio 2027.
In Puglia, la logica è diversa ma altrettanto incisiva. Qui l’intervento è concentrato sull’area di Taranto, con l’obiettivo di sostenere la transizione ecologica dei territori segnati dai cambiamenti industriali e, allo stesso tempo, rendere più accettabili socialmente gli impianti di produzione di energia verde. La dotazione supera i 7,9 milioni di euro e il bando finanzia fotovoltaico, mini-eolico e sistemi di accumulo inseriti in un progetto di Comunità energetica. Anche in questo caso il contributo copre il 40% delle spese ammissibili, ma il perimetro è più mirato: il progetto deve partire da un investimento minimo di 100.000 euro e può arrivare fino a un massimo di 500.000 euro per singola CER. Lo sportello telematico è già attivo e resterà aperto fino al 30 novembre; le domande saranno valutate in ordine di arrivo e in base alla qualità tecnica dell’iniziativa.
Il risultato è un quadro in cui le Regioni non si limitano a finanziare pannelli e batterie, ma cercano di costruire ecosistemi energetici più solidi. Autoconsumo, comunità locali, innovazione di rete e accettabilità sociale diventano così le parole chiave di una nuova stagione di incentivi, in cui il sostegno pubblico non premia solo la produzione di energia pulita, ma anche la capacità di organizzare attorno a essa un modello condiviso, efficiente e duraturo.