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Turismo nei piccoli comuni: 1,6 miliardi di Pil e 14mila nuovi posti di lavoro

Turismo nei piccoli comuni: 1,6 miliardi di Pil e 14mila nuovi posti di lavoro

La Redazione ·8 luglio 2026 4:24

Presentata a Roma in occasione del convegno di Confturismo, una ricerca innovativa sul turismo nei centri minori ha fatto emergere un potenziale finora inespresso che potrebbe rivoluzionare l'economia delle aree interne italiane. Alla presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e di Manfred Pinzger di Confturismo, l'indagine ha messo in luce che in Italia esistono 2.137 Comuni delle aree interne con una vocazione turistica, ma solo il 16%, ovvero circa 350 località, riesce attualmente a esprimere in modo efficace il proprio potenziale. Queste destinazioni, che includono esempi significativi come Caorle, Jesolo e Cavallino Treporti in Veneto, generano oltre 128 milioni di pernottamenti all'anno e una spesa turistica che vale 25 miliardi di euro, posizionandosi ai vertici del ranking nazionale delle presenze nonostante non siano poli urbani consolidati.

Gli altri 1.787 Comuni, che rappresentano oltre l'80% del totale, registrano ancora livelli di attrattività limitati, generando circa 33 milioni di pernottamenti e una spesa annua di 6 miliardi di euro. Tuttavia, questi dati evidenziano ampi margini di sviluppo e miglioramento che, se sfruttati, potrebbero trasformare radicalmente il panorama turistico nazionale. Una crescita sostenibile dei flussi turistici in questi territori potrebbe generare, nei prossimi cinque anni, un incremento di circa 1,6 miliardi di euro di Pil e 14mila nuovi occupati, confermando il turismo come leva strategica per le aree interne. Il rafforzamento del turismo nelle aree interne potrebbe inoltre contribuire a contrastare lo spopolamento e a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici sul territorio nazionale, riducendo la pressione sulle destinazioni più affollate.

Questa sfida si intreccia però con alcune criticità strutturali: l'84% dei Comuni interessati è classificato come periferico e il 91% come ultraperiferico, con evidenti difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Per questo motivo, è prioritario e strategico investire nel miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti di trasporto, poiché le risorse del PNRR e del Fondo complementare sembrano aver prodotto impatti positivi solo nei grandi poli urbani, che assorbono solo il 22% delle presenze turistiche nazionali, senza aver ancora sostanzialmente inciso sulla marginalità che riguarda buona parte del rimanente 78%. Allo stesso modo, il Piano Strategico del Turismo 2023-2027, che aveva indicato l'accessibilità e la mobilità turistica come due asset strategici per la crescita dell'attrattività del Paese, non sembra aver ancora prodotto effetti significativi in proposito.

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Accanto agli investimenti infrastrutturali, gli esperti individuano nella transizione digitale e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità locali altri fattori chiave per la crescita. L'obiettivo è superare la frammentazione dell'offerta turistica e aumentare la capacità dei territori di attrarre visitatori e investimenti. Le analisi evidenziano infine come i modelli di successo possano rappresentare un riferimento per i territori meno attrattivi: tra i casi più significativi ci sono il sistema turistico del Trentino, con particolare riferimento alla Val di Fassa, e il modello interregionale del Lago di Garda, fondato su una governance integrata e su un forte coordinamento tra enti locali e regioni.

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha sottolineato che "il turismo è molto più di un settore economico: è uno dei principali interpreti del Sense of Italy, quel patrimonio di cultura, stile di vita, accoglienza e identità che rende il nostro Paese unico nel mondo. È un valore che va oltre il Made in Italy, perché non si può replicare né delocalizzare". Manfred Pinzger, presidente di Confturismo, ha aggiunto che "i risultati della ricerca dimostrano che i centri minori possono diventare uno dei principali motori di sviluppo del turismo italiano. Investire nella loro valorizzazione significa creare nuove opportunità di crescita economica e occupazionale, ma anche favorire una più equilibrata distribuzione dei flussi turistici". Prima di evidenziare le richieste specifiche, è fondamentale isolare una precondizione strutturale senza la quale qualsiasi misura rischierebbe di perdere efficacia: il principio dell'"equità competitiva" che rappresenta una misura fondamentale di sostegno al comparto. L'adozione di un quadro regolatorio equo e uniforme rappresenta una misura fondamentale e imprescindibile di sostegno al comparto turistico, poiché solo garantendo la trasparenza del mercato è possibile tutelare gli investimenti delle imprese regolari, preservare l'occupazione e difendere il valore economico della filiera. In quest'ottica, si ravvisa la necessità di indicare in modo chiaro ed inequivocabile come il contrasto alla concorrenza sleale e all'abusivismo debba rappresentare una priorità assoluta, risumendosi nella richiesta di applicazione rigorosa del principio "stesso mercato, stesse regole".

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