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Le sagre italiane conquistano il Guardian: sei appuntamenti da non perdere questa estate
Foto: damla selen demir / Pexels

Le sagre italiane conquistano il Guardian: sei appuntamenti da non perdere questa estate

La Redazione ·27 luglio 2026 19:05

Quarantamila sagre all'anno, milioni di visitatori, piazze trasformate in cucine a cielo aperto. Eppure, per decenni, le sagre italiane sono rimaste un segreto custodito quasi gelosamente dai locali, invisibili ai radar del turismo internazionale. Ora, con un articolo pubblicato il 26 luglio 2026, The Guardian ha deciso di cambiare le carte in tavola, dedicando un lungo pezzo a quello che definisce uno dei modi più autentici — e meno costosi — per scoprire l'Italia vera.

A firmarlo è Gabriele Pasca, giornalista nato nel Salento e cresciuto a Taviano, che conosce la materia dall'interno. Il titolo scelto dal quotidiano britannico dice già tutto: "It's like bringing the kitchen into the piazza". Perché è esattamente questo che accade: per alcune serate estive, un paese sposta la propria cucina all'aperto, apparecchia tavolate lunghe decine di metri, e cucina per tutti — residenti, vicini, forestieri — con gli stessi gesti di sempre. Niente impiattamenti creativi, niente menù degustazione: solo preparazioni casalinghe, prezzi contenuti, e il profumo che guida.

La parola «sagra» viene dal latino sacrum: in origine indicava le celebrazioni religiose legate alla consacrazione di una chiesa o alla festa del santo patrono. Nel tempo, accanto alla dimensione devozionale, è cresciuta quella conviviale, con il cibo che ha preso il centro della scena. Oggi sono migliaia i volontari che ogni estate montano gazebo, accendono fornelli e trasformano spazi pubblici in luoghi di incontro. I dati del 2024 stimavano che circa 20.000 sagre avrebbero attratto 48 milioni di visitatori, con una presenza marcata di famiglie (45%) e giovani (31%). Non è un fenomeno di nicchia: è uno dei grandi rituali collettivi del paese.

Sei sagre da segnare in agenda

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Pasca seleziona sette appuntamenti per l'estate 2026. Tra quelli che cadono nelle prossime settimane, sei meritano attenzione particolare. Nel Salento, la Sagra tu Furese a Mancaversa — marina di Taviano, il paese natale del giornalista — porta in piazza la cucina contadina più povera e più gustosa: pittule fritte, salsicce, carne di cavallo al sugo, gnummareddi. Pochi chilometri più a nord, a Cannole in provincia di Lecce, la Festa della Municeddha (dal 10 al 14 agosto) è interamente dedicata alla lumaca, servita al sugo, in umido con cipolla e olio, oppure arrosto. Non è la sagra del turista curioso: è una tradizione radicata, che i locali aspettano ogni anno.

Salendo lungo la penisola, nelle Marche la Sagra dei Maccheroncini di Campofilone IGP (7-10 agosto) è un caso a sé: attiva ininterrottamente dal 1964, celebra una pasta all'uovo tanto sottile da cuocersi in un minuto, condita con ragù misto di carne. In Sicilia, a Giarratana, dal 12 al 14 agosto va in scena la Sagra della Cipolla Giarratana, varietà dolce e piatta riconosciuta dai presìdi Slow Food, servita cruda, ripiena o nella tradizionale scaccia. In Campania, nell'entroterra del Cilento, la Sagra del Fusillo Felittese a Felitto (13-23 agosto) propone una pasta ancora arrotolata a mano attorno a un ferro sottile, condita con ragù di castrato o di vitello — un lavoro artigianale che resiste all'industrializzazione. Chiude la lista, con appuntamento a settembre, la Sagra dei Canederli a Vipiteno, in Trentino-Alto Adige: il 13 settembre, una tavolata di 400 metri nel centro storico ospita declinazioni diverse del canederlo, simbolo della cucina dell'arco alpino.

Ciò che accomuna questi eventi, sottolinea Pasca sul Guardian, è una differenza fondamentale rispetto ai festival pensati per il pubblico esterno: la sagra nasce da una comunità per sé stessa. I visitatori sono benvenuti, ma non sono il motivo dell'esistenza della festa. È proprio questa assenza di messa in scena che le rende difficili da imitare — e preziose da frequentare. Per chi viaggia in Italia nelle prossime settimane, può valere la pena deviare dalla rotta dei monumenti e seguire, per una sera, il profumo che sale da una piazza di paese.

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