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Nelle montagne del Friuli: la nuova storia di Ilaria Tuti tra guerra, natura e credenze antiche

Nelle montagne del Friuli: la nuova storia di Ilaria Tuti tra guerra, natura e credenze antiche

La Redazione ·20 luglio 2026 6:30

Immergersi nel passato significa spesso scoprire pagine di storia che la memoria comune ha quasi dimenticato, ma è anche un viaggio in luoghi dove la natura regala scenografie che levano il fiato. È proprio questo il cuore della nuova opera di Ilaria Tuti, l'apprezzatissima autrice dei bestseller della serie di gialli con Teresa Battaglia, che torna in libreria con un romanzo capace di trasportare il lettore indietro nel tempo, fino alla Seconda Guerra Mondiale e all'invasione della Carnia da parte dei Cosacchi. La storia si svolge nella parte nord-occidentale del Friuli-Venezia Giulia, una terra di confine dove montagne imponenti, boschi fitti e borghi silenziosi offrono un palcoscenico naturale di straordinaria bellezza, perfetto per essere esplorato in compagnia del libro giusto.

Il nuovo romanzo, intitolato Ed è un poco la notte e un poco l'alba e pubblicato da Longanesi, è una guida narrativa alla scoperta della Carnia, la zona del Friuli che diventa protagonista assoluta dell'opera. Non si tratta di un semplice racconto, ma di un'esplorazione visiva che permette di vedere con gli occhi dell'autrice luoghi incredibili: alte vette che raggiungono i 2780 metri, valli profonde, boschi incontaminati e borghi che raccontano secoli di storia. La protagonista è Serafina, una donna coraggiosa che vive in questa terra di confine e porta in sé credenze antiche, e che diventa la narratrice dell'arrivo dei Cosacchi, accompagnando il lettore in una storia che avvince e avvolge con la sua intensità.

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Il cuore pulsante del libro è la Zona Libera della Carnia, un'area autonoma costituita dai Partigiani nell'agosto del 1944 e durata pochi mesi durante il Secondo conflitto Mondiale. Tra le tappe fondamentali del romanzo c'è la Valle di Verzegnis, citata nelle primissime pagine, dove si possono fare escursioni lungo il lago artificiale, scoprire le cave di marmo rosso o raggiungere il monte omonimo. La storia non manca mai: basta visitare la Pieve di San Martino o, per gli appassionati di arte, l'Art Park. Poi c'è il comune di Cavazzo Carnico, con le sue frazioni; Serafina vive oltre Mena, su un versante soleggiato, ma tutta la zona vale l'esplorazione, partendo da Cesclans con la sua Pieve innalzata tra il 700 e l'800 d.C., che domina il Lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale glaciale della regione.

Un altro luogo centrale del romanzo è il santuario della Madonna di Trava, dove la nonna della protagonista compie un rito frutto di una credenza popolare: tentare di ridare l'ultimo respiro ai neonati morti per battezzarli ed evitargli il Limbo. Il santuario, situato nella frazione di Trava (Comune di Lauco), è stato innalzato nel 1659 e si racconta che la Madonna del Carmelo fosse miracolosa, concedendo proprio quell'ultimo respiro. Si raggiunge in 15 minuti percorrendo un sentiero con vista suggestiva, ma è importante prenotare la visita essendo gestito da volontari. E non si può dimenticare Gemona del Friuli, il paese dell'autrice, citata nel libro con il suo duomo, la torre campanaria e il castello, un vero gioiello che completa questo viaggio vibrante e vivo attraverso la Carnia, osservata con gli occhi di Ilaria Tuti.

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