La passione privata di Yórgos Lánthimos: la sua collezione fotografica personale
Yórgos Lánthimos, maestro del cinema premiato in tutto il mondo, apre le porte di un mondo intimo al centro culturale della Fondazione Onassis. Qui, tra le mura di Atene, emerge un artista diverso: non più solo narratore di immagini in movimento, ma esploratore silenzioso della fotografia statica. La mostra Photographs, che presenta 182 scatti degli ultimi cinque anni, è un ponte tra il suo cinema e una passione personale, libera dalle pressioni dei grandi studi hollywoodiani.
Lanthimos confessa che tutto è iniziato quasi per caso. "Quello che mi piace della fotografia è come si differenzia dal cinema", dice, ricordando i primi passi alla scuola di cinema, dove il movimento si riduce a 24 fotogrammi al secondo. Tecnica dopo tecnica, la fotografia ha conquistato spazio nel suo processo creativo. Durante le riprese dei film, diventava un rifugio: un'uscita parallela, immediata e tangibile. Immaginate di uscire per una passeggiata, riempire un rullino, tornare a casa, sviluppare e stampare. Tenere in mano l'immagine, sentire quella soddisfazione istantanea – o delusione – che il cinema, con i suoi ritmi lenti, non concede.
La mostra si snoda come un tempio greco classico, con un nucleo centrale simile a un altare dove 110 opere nuove catturano l'essenza più privata del suo sguardo. Ai margini, tre sezioni legate ai film: scorci rubati sui set, location urbane, studi affollati. Ma il cuore pulsa nella quarta, inedita serie in bianco e nero, catturata in Grecia. Solitarie camminate ai margini di Atene, visite alle isole: qui Lánthimos abbraccia il quotidiano, il banale, trasformandolo in astrazione poetica. "Ho sempre avuto una tendenza al bianco e nero", spiega, distanziato dopo anni di assenza dal suo paese. Non per nascondere bruttezze, ma per sfuggire all'estetica da cartolina, quei colori che distraiono dal soggetto vero – il mare, le rovine, l'essenza nuda dei luoghi.
Queste immagini riecheggiano nei suoi libri recenti, nati in parallelo ai film: da quelli sul set di Poor Things a serie personali legate a Kinds of Kindness e oltre. Il curatore Michael Mack sottolinea una rivoluzione nel suo approccio: un regista che impugna la macchina fotografica non solo per necessità, ma per esplorare il legame tra uomo e paesaggio, eco di tradizioni dagli anni '60 e '70, quando l'impatto umano sull'ambiente divenne tema urgente. Dal cinema al privato, Lánthimos rivela come la fotografia sia un ritorno alle origini, uno spazio di libertà dove il banale si fa eterno.
La mostra resta aperta al Centro Culturale Onassis fino al 17 maggio 2026, invitando i visitatori a un viaggio dal noto all'ignoto, dal regista al fotografo.