Chi vola di più paga di più: la classifica europea delle compagnie aeree più costose
Un'analisi di AirAdvisor su 23 vettori europei rivela chi costa davvero di più — non solo sul biglietto, ma su tutto.
Scegliere un volo guardando solo il prezzo del biglietto può essere fuorviante. Bagagli, scelta del posto, priorità d'imbarco: ogni voce aggiuntiva modifica il conto finale, a volte in modo sostanziale. Per questo AirAdvisor ha elaborato una classifica delle compagnie aeree europee che usa una metrica diversa dal semplice ticket price: il RASK, acronimo di Revenue per Available Seat Kilometer, ovvero il ricavo medio generato per ogni posto-chilometro disponibile. Un dato che fotografa il valore complessivo estratto da ciascun vettore per ogni sedile messo in vendita, compresi tutti i servizi accessori.
L'analisi ha coinvolto 23 compagnie aeree europee per l'anno 2025, e il risultato mostra uno scarto enorme tra i due estremi della classifica: il RASK varia da un minimo di 4,33 a un massimo di 32 centesimi di euro. Un divario che riflette modelli di business profondamente diversi, ma anche la natura delle rotte servite e la dimensione delle flotte.
In cima alla classifica siede Widerøe, compagnia aerea regionale norvegese pressoché sconosciuta ai più, con un RASK di 32 centesimi di euro. Un primato che non sorprende chi conosce il settore: i vettori più piccoli, che collegano destinazioni remote o a bassa domanda con flotte ridotte e poche rotte, tendono strutturalmente a costi per passeggero più elevati. La scala non aiuta, e il prezzo riflette questa realtà operativa.
Tra i grandi vettori ad alto volume di traffico, il gradino più alto spetta invece a British Airways, con un RASK di 8,88 centesimi di euro. Alle sue spalle, a distanza ravvicinata, si trovano Air France e Austrian Airlines (entrambe a 8,50 centesimi), Lufthansa (8,45 centesimi) e Aegean Airlines (8,39 centesimi). Una classifica che vede in testa le compagnie di bandiera tradizionali, storicamente orientate a un'offerta di servizio più ampia e a una clientela disposta a pagare qualcosa in più per comfort e flessibilità.
All'estremo opposto dello spettro si collocano le low cost più note al grande pubblico. Wizz Air è la più economica in assoluto, con un RASK di appena 4,33 centesimi di euro, seguita da easyJet (5,21 centesimi) e Ryanair (5,56 centesimi). Sono cifre che raccontano un modello basato sulla compressione dei costi, sulla saturazione dei voli e su ricavi aggiuntivi mantenuti comunque a livelli contenuti rispetto alla concorrenza tradizionale.
Un elemento trasversale emerge dai dati: per la maggior parte delle compagnie analizzate, il RASK è diminuito tra il 2024 e il 2025. Una tendenza che può segnalare pressione competitiva crescente, ma anche un calo della domanda o una strategia deliberata di abbassamento dei prezzi per mantenere i load factor — cioè il riempimento degli aerei — su livelli accettabili.
Per il viaggiatore comune, questi numeri hanno una traduzione pratica. Se si cerca la tariffa più bassa possibile, le low cost rimangono la scelta più conveniente sul totale del viaggio, anche considerando i servizi extra. Ma chi sceglie compagnie come British Airways o Lufthansa non paga solo un brand: paga un'esperienza di volo mediamente più strutturata, con maggiore inclusività di servizi nel prezzo base e una rete di destinazioni spesso più capillare sulle tratte intercontinentali. La scelta dipende dunque da cosa si cerca: il prezzo minimo garantito o la riduzione delle sorprese al momento del check-in.