Violenza giovanile, il Cnr: oltre un milione di studenti coinvolti. E i casi più gravi sono raddoppiati
Più di un adolescente su tre ha partecipato a una rissa. Quasi uno su dieci ha assistito a una scena di violenza filmata e diffusa online. Uno su venticinque ha usato un coltello per estorcere qualcosa a qualcuno. Sono numeri che fanno effetto, e arrivano da una fonte difficile da ignorare: lo studio ESPAD Italia, condotto dall'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Cnr-Ifc), uno dei più longevi e sistematici osservatori sui comportamenti a rischio degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni. I dati più recenti, riferiti al 2025 e basati su oltre 17.000 questionari raccolti nelle scuole di tutta Italia, disegnano un quadro che preoccupa per ampiezza e per la direzione della tendenza.
Il dato di sintesi è già eloquente: nel 2025, il 43,4% degli studenti ha dichiarato di aver agito o subito almeno un comportamento violento. Una percentuale che in valore assoluto corrisponde a oltre un milione di ragazzi e ragazze. Il fenomeno ha una netta prevalenza maschile — il 49,8% dei ragazzi contro il 37,2% delle ragazze — ma il coinvolgimento femminile, pur minore, non è trascurabile. E la violenza non è sempre un fatto isolato: il 14,2% degli studenti, più di 350.000 adolescenti, ha segnalato di essere stato coinvolto in due o più episodi.
Il comportamento più diffuso resta la partecipazione a zuffe o risse, dichiarata dal 38,3% degli studenti nel 2025, con un aumento di sette punti percentuali rispetto al 2019, quando la quota si fermava al 33%. Ma ciò che colpisce di più non è la diffusione del fenomeno in senso lato, quanto l'intensificazione delle sue forme più gravi. Le aggressioni nei confronti degli insegnanti hanno raggiunto il 3,6%, più che raddoppiando rispetto alla media dell'1,4% registrata nel biennio 2018-2019. L'uso di armi — come coltelli — per estorcere beni o ottenere qualcosa è attestato al 3,5%, in crescita rispetto all'1,4% del 2018. Le aggressioni che provocano lesioni tali da richiedere cure mediche hanno raggiunto il 5%, in aumento rispetto al 4% di sette anni fa. Sono incrementi che, in termini percentuali relativi, si avvicinano o superano il raddoppio.
Parallelo a questi dati fisici, e per certi versi ancora più complesso da affrontare, è il capitolo della violenza digitale. Nel 2025, l'11% degli studenti ha dichiarato di aver assistito a scene di violenza filmate e diffuse in rete, il doppio rispetto a sette anni prima. L'11,8% ha visto una scena del genere ripresa con un cellulare, mentre il 3,8% l'ha filmata in prima persona. Sul fronte del cyberbullismo i numeri sono ancora più ampi: nel 2024, oltre un milione di studenti — il 47% della fascia di età esaminata — ha subito episodi di cyberbullismo, mentre oltre 800.000, il 32%, ne è stato autore. Quasi un quarto degli studenti, il 23%, si trova in una condizione mista, avendo ricoperto sia il ruolo di vittima che quello di autore. Le ragazze tendono a prediligere forme di violenza indiretta, come l'esclusione dai gruppi; i ragazzi sono più inclini all'invio di minacce e insulti diretti.
Lo studio ESPAD, avviato per la prima volta nel 1995 e ripetuto con cadenza annuale dal 1999, non si limita a fotografare i comportamenti ma tenta di leggerne le cause. I dati mostrano che la violenza si concentra in modo significativo tra chi vive forti difficoltà nei rapporti con i docenti, in famiglia o con i coetanei. Esiste inoltre una correlazione con l'uso di sostanze illegali e alcol. Al contrario, un dialogo positivo con i genitori emerge come fattore protettivo. L'esposizione prolungata a contenuti violenti sui social network è indicata come elemento che contribuisce a desensibilizzare i giovani rispetto alle conseguenze reali delle proprie azioni.
Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca Cnr-Ifc e responsabile dello studio, ha commentato che «la violenza tra pari non è un fatto episodico, attraversa la quotidianità di una quota ampia di adolescenti» e ha invitato a non leggere i numeri come etichette, «ma come segnali di contesto». Una lettura che sposta il fuoco dalla condanna individuale alla comprensione sistemica del fenomeno.
Sul piano delle risposte istituzionali, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha sollecitato interventi strutturali immediati, proponendo una strategia nazionale permanente. La proposta comprende l'introduzione di competenze emotive nei curricula, l'educazione digitale, il lavoro sulle dinamiche di gruppo, la formazione dei docenti, il supporto psicologico continuativo e la promozione dell'empatia. Una lista articolata che segnala come il problema venga percepito, almeno da chi opera nelle scuole, come qualcosa che non si affronta con misure singole e sporadiche.