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Un "super El Niño" si sta formando: il 2027 potrebbe battere ogni record di calore
Foto: Mico Medel / Pexels

Un "super El Niño" si sta formando: il 2027 potrebbe battere ogni record di calore

La Redazione ·27 luglio 2026 18:05

Qualcosa di straordinario sta accadendo nelle acque del Pacifico tropicale, e le sue conseguenze potrebbero farsi sentire su ogni angolo del pianeta entro la fine del prossimo anno. L'El Niño che si sta sviluppando in questi mesi ha già superato la soglia di un evento «forte», e secondo quasi tutti i modelli di previsione stagionale disponibili c'è circa il 90% di probabilità che diventi il più intenso nella storia climatica registrata. Un'analisi pubblicata sulla rivista Nature stima che il picco dell'evento supererà i precedenti record «con un margine davvero sbalorditivo».

Per capire cosa significa, vale la pena partire dall'inizio. El Niño è la fase calda di un ciclo naturale chiamato El Niño-Southern Oscillation (ENSO): in pratica, ogni due-sette anni, le temperature superficiali dell'Oceano Pacifico tropicale si alzano in modo anomalo, rilasciando nell'atmosfera grandi quantità di calore accumulato nelle acque. L'effetto dura in media nove-dodici mesi. Si parla di «super El Niño» — o evento molto forte — quando le temperature marine superano di almeno 2°C la media storica. Al 15 luglio 2026, l'indice Niño 3.4, il parametro standard di misurazione, aveva già raggiunto +2,1°C, con una traiettoria in ulteriore accelerazione. Il Servizio Meteorologico Nazionale degli Stati Uniti, nell'ultimo aggiornamento del 9 luglio 2026, assegnava all'81% la probabilità che un El Niño molto forte si dispieghi completamente entro la fine dell'anno. Le condizioni dovrebbero persistere almeno fino alla primavera del 2027, con una probabilità del 97%.

Il problema non è El Niño in sé, fenomeno naturale che si ripete da secoli. Il problema è il pianeta su cui arriva stavolta. Il riscaldamento globale causato dalle emissioni di combustibili fossili ha già alzato la temperatura media globale di circa 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali: il 2024, anno dell'ultimo El Niño forte, ha chiuso a 1,55°C sopra quella baseline. Quando un evento come quello attuale si sovrappone a un pianeta già surriscaldato, gli effetti si moltiplicano. Le proiezioni indicano che le anomalie mensili potrebbero avvicinarsi a 2,0°C nei primi tre mesi del 2027, con quasi la metà dei modelli che prevede valori ben oltre quella soglia. Non è «fuori dal campo delle possibilità», secondo i ricercatori, che la temperatura media globale del 2027 raggiunga 1,7°C sopra la media preindustriale.

La storia degli El Niño passati dà la misura di ciò che può accadere. L'evento del 1997-1998, allora considerato il più potente del Novecento, causò siccità e inondazioni su scala planetaria, stimolò la morte del 16% dei sistemi corallini mondiali e generò perdite economiche globali valutate in 5,7 trilioni di dollari entro cinque anni. Quello del 2015-2016 vide le acque del Pacifico superare la media di 2,4°C, rendendo il 2016 l'anno più caldo mai registrato all'epoca. L'evento che si sta formando oggi si innesta su condizioni di partenza già più severe di entrambi.

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Le conseguenze regionali previste sono eterogenee ma tutte significative. Gli esperti della WMO anticipano condizioni di siccità anomala sull'Amazzonia e precipitazioni inferiori alla norma in ampia parte del Corno d'Africa tra giugno e settembre 2026. Un rischio elevato di incendi boschivi riguarda il sud-est asiatico, l'Australia e il Canada, con un'attività potenzialmente record in Amazzonia attesa nella seconda metà del 2027. Sul fronte economico, gli analisti avvertono di un possibile aumento del 15,8% nei prezzi globali delle materie prime alimentari, una pressione che colpirebbe in modo sproporzionato i paesi con sistemi alimentari già fragili.

Tom Fletcher, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, il 13 luglio 2026 ha dichiarato che questo El Niño «sembra ancora peggiore» del precedente e minaccia direttamente la sicurezza alimentare e umana su scala globale. La WMO, che non usa ufficialmente il termine «super El Niño» nelle sue classificazioni operative ma ne riconosce la portata, ha esortato governi, agenzie umanitarie e tutti i settori sensibili al clima a prepararsi: «Il mondo deve trattarlo come l'urgente avvertimento climatico che è». Leon Hermanson, scienziato del Met Office e autore principale dell'aggiornamento climatico globale della WMO pubblicato a maggio 2026, è stato esplicito: l'El Niño in arrivo «aumenta le probabilità che il 2027 sia il prossimo anno record».

Non si tratta di fatalismo, ma di una finestra temporale in cui le decisioni contano doppio. Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) ha documentato che la frequenza degli eventi ENSO di grande intensità è già aumentata dal 1950 rispetto al periodo 1850-1950, e che alcuni scienziati ritengono che il cambiamento climatico antropogenico possa amplificare ulteriormente questa tendenza, sebbene la relazione rimanga complessa. Quel che è certo è che un pianeta più caldo trasforma ogni evento estremo in qualcosa di più estremo di prima.

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