Suno condannata a Monaco: l'AI musicale viola il diritto d'autore, sentenza storica in Europa
Il Tribunale di Monaco dà ragione alla GEMA: la piattaforma AI Suno ha usato brani protetti senza licenza. Prima volta in Europa su training avvenuto negli USA.
Un tribunale europeo ha stabilito per la prima volta che addestrare un sistema di intelligenza artificiale con musica protetta da copyright, anche se l'operazione avviene negli Stati Uniti, costituisce una violazione del diritto d'autore se i risultati vengono poi distribuiti in Europa. Lo ha deciso venerdì 31 luglio 2026 il Tribunale regionale di Monaco di Baviera, pronunciandosi nella causa tra la GEMA — la principale società tedesca di gestione dei diritti musicali — e Suno, la piattaforma americana di generazione musicale tramite AI valutata 5,4 miliardi di dollari.
La GEMA rappresenta oltre 100.000 autori, compositori ed editori musicali, con un catalogo che tocca più di due milioni di titolari di diritti nel mondo. Al centro della disputa c'era un'accusa precisa: Suno avrebbe addestrato i propri modelli di intelligenza artificiale attingendo al repertorio GEMA — brani come Forever Young e Big In Japan degli Alphaville, Mambo No. 5 di Lou Bega, Atemlos Durch Die Nacht di Helene Fischer, Daddy Cool e Rasputin dei Boney M — senza mai acquisire le licenze necessarie, e avrebbe poi riprodotto e archiviato quei contenuti in Europa.
Suno non ha negato di aver usato quelle opere per l'addestramento, ma ha contestato l'obbligo di pagare per farlo. Le sue difese erano articolate su più livelli: il tribunale non avrebbe avuto giurisdizione, il modello non archivia file musicali ma apprende soltanto schemi, e l'intera operazione ricadrebbe sotto il fair use statunitense o sotto le eccezioni europee per il cosiddetto text and data mining. La 42ª Camera Civile del Tribunale di Monaco ha respinto tutti questi argomenti.
I giudici hanno accertato due distinte violazioni: la riproduzione non autorizzata durante la fase di addestramento — pur svoltasi negli Stati Uniti — e la comunicazione non autorizzata al pubblico attraverso gli output generati e distribuiti in Germania. Il tribunale ha inoltre stabilito che è Suno a rispondere degli output prodotti dall'AI, non gli utenti finali, e ha rilevato che l'azienda avrebbe utilizzato tecniche di stream-ripping per estrarre musica da YouTube, aggirando le misure di protezione tecnica.
Le conseguenze immediate per Suno sono significative: la società è stata condannata a cessare la riproduzione non autorizzata delle opere protette, a rendere pubblici i ricavi generati dalle violazioni e a corrispondere un risarcimento danni il cui importo sarà definito in una fase successiva. La sentenza non è ancora esecutiva, perché impugnabile in appello, e Suno ha già fatto sapere di ritenere la decisione basata su una «fondamentale errata interpretazione» del funzionamento della sua tecnologia e dell'applicazione del diritto statunitense, dichiarando di valutare tutte le opzioni disponibili.
La pronuncia si inserisce in un quadro legale in rapida evoluzione. Nel novembre 2025 lo stesso Tribunale di Monaco aveva già condannato OpenAI per la riproduzione di testi di canzoni protette da parte di ChatGPT, decisione contro cui OpenAI ha presentato ricorso. Suno, parallelamente, è coinvolta in azioni legali negli Stati Uniti avviate nel 2024 da Universal Music Group, Warner Music Group e Sony Music Entertainment — anche se le prime due major hanno poi siglato accordi di licenza con la piattaforma, rispettivamente nell'ottobre e nel novembre 2025, trasformandosi da querellanti a partner commerciali.
Il tempismo non è casuale. Le disposizioni dell'AI Act dell'Unione Europea sulla trasparenza dei dati di addestramento entreranno in vigore proprio nell'agosto 2026, e questa sentenza fornisce ora una base giuridica concreta per quelle regolamentazioni. Per chi produce musica — o più in generale crea contenuti che potrebbero diventare carburante per i modelli AI — la decisione di Monaco rafforza il principio che l'uso commerciale di opere protette richiede l'autorizzazione dei titolari dei diritti, indipendentemente da dove avvenga tecnicamente l'addestramento. Per le piattaforme AI, invece, apre una stagione di incertezza sui modelli di business costruiti senza licenze, in attesa che i tribunali e i legislatori dei diversi paesi trovino una risposta comune a una domanda che, fino a venerdì scorso, non aveva ancora una risposta giudiziaria europea.