Diritto alla riparazione, da oggi è legge europea: cosa cambia per elettrodomestici e smartphone
Dal 31 luglio 2026 entra in vigore la direttiva UE che obbliga i produttori a riparare i dispositivi rotti, anche dopo la garanzia.
Da oggi, 31 luglio 2026, la direttiva europea (UE) 2024/1799 sul diritto alla riparazione è ufficialmente in vigore. Gli Stati membri dell'Unione Europea erano chiamati a recepirla entro questa data nella propria legislazione nazionale, e l'Italia sta adempiendo attraverso uno schema di decreto legislativo che modifica il Codice del Consumo, attualmente all'esame del Senato. Il principio è semplice ma ha implicazioni vaste: i produttori non potranno più opporre un rifiuto quando un consumatore chiede la riparazione di un bene tecnicamente riparabile, nemmeno se il periodo di garanzia legale è già scaduto.
L'ambito di applicazione è ampio. Rientrano nella nuova normativa i grandi elettrodomestici — lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, frigoriferi, congelatori, cantinette vino — ma anche aspirapolvere, forni, smartphone, tablet, televisori, monitor, server e sistemi di archiviazione dati. Nell'elenco trovano posto pure i prodotti alimentati a batteria come biciclette elettriche, monopattini e utensili elettrici. L'elenco è destinato ad ampliarsi con i futuri regolamenti di ecodesign dell'Unione.
L'obiettivo dichiarato è la sostenibilità. In Europa si producono ogni anno circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche — i cosiddetti RAEE — e la direttiva vuole invertire la tendenza contrastando l'obsolescenza programmata, quella pratica per cui i dispositivi sembrano progettati per durare poco e spingerci ad acquistarne di nuovi. Garantire la riparazione significa, in prospettiva, ridurre questo flusso di scarto.
Le regole per i produttori diventano precise e vincolanti. Dovranno assicurare la disponibilità di pezzi di ricambio e strumenti a un prezzo ragionevole, tale da non scoraggiare di fatto il ricorso alla riparazione. Per gli smartphone, componenti come batterie, display e altoparlanti dovranno essere reperibili per almeno sette anni dalla cessazione della produzione del modello; per lavatrici e asciugatrici, pezzi come motori, pompe, ammortizzatori e molle dovranno essere disponibili per dieci anni. Il produttore potrà rifiutarsi di riparare solo in un caso: se la riparazione è tecnicamente impossibile. Se la sede del produttore è fuori dall'Unione Europea, gli obblighi ricadono sul suo rappresentante autorizzato nell'UE o sull'importatore.
Anche la trasparenza verso il consumatore diventa un obbligo formale. Prima di qualsiasi intervento, il riparatore dovrà consegnare un modulo europeo standard che indichi tipo di intervento, tempi, prezzi ed eventuali sostituzioni. Questo preventivo avrà una validità di trenta giorni. Le riparazioni dovranno essere offerte gratuitamente o a un costo proporzionato rispetto al valore del bene, e realizzate in tempi ragionevoli.
C'è un incentivo concreto per chi sceglie di far riparare piuttosto che sostituire: se il consumatore opta per la riparazione di un prodotto ancora coperto da garanzia legale, la garanzia stessa si allunga di ulteriori dodici mesi dalla data di completamento dell'intervento. Un vantaggio che rende la riparazione non solo una scelta ambientalmente virtuosa, ma anche economicamente conveniente nel lungo periodo.
La direttiva mette inoltre un freno a una pratica diffusa tra i grandi produttori: sarà vietato usare software, hardware o clausole contrattuali per ostacolare la riparazione senza una giustificazione tecnica valida. Una norma che punta direttamente a quei blocchi digitali che, in passato, rendevano certi interventi possibili solo attraverso i centri assistenza ufficiali, spesso a costi proibitivi.
Per orientarsi tra riparatori, venditori di prodotti ricondizionati e iniziative locali, entro il 31 luglio 2027 la Commissione Europea dovrà istituire una piattaforma online dedicata, che sarà pienamente operativa dal 1° gennaio 2028. Un punto di riferimento unico per i cittadini europei che vogliono esercitare concretamente il diritto appena entrato in vigore.
In Italia, dove il recepimento è ancora in fase di completamento parlamentare, l'attuazione pratica richiederà qualche mese in più. Ma il quadro normativo europeo è già cogente, e i consumatori possono iniziare a conoscere diritti che, presto, potranno far valere davanti al riparatore o al produttore.