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AI Act, le regole per l'intelligenza artificiale entrano in vigore: cosa cambia da agosto 2026
Foto: Tara Winstead / Pexels
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AI Act, le regole per l'intelligenza artificiale entrano in vigore: cosa cambia da agosto 2026

Il 2 agosto 2026 scattano le principali disposizioni del regolamento UE sull'AI. Ma per i sistemi ad alto rischio i tempi si allungano.

La Redazione ·30 luglio 2026 9:05 ·3 min di lettura

Il conto alla rovescia è quasi finito. Il 2 agosto 2026 diventa la data spartiacque per l'intelligenza artificiale in Europa: la maggior parte delle disposizioni dell'AI Act, il regolamento dell'Unione Europea sull'intelligenza artificiale entrato in vigore il 1° agosto 2024, trova applicazione concreta a partire da quel giorno. Per chi usa strumenti di AI nella vita quotidiana — e ormai sono milioni — non è una questione tecnica da lasciare agli esperti: è il quadro legale dentro cui questi strumenti devono operare.

L'AI Act adotta un approccio graduato, costruito attorno al concetto di rischio. I sistemi di intelligenza artificiale vengono classificati in quattro categorie: rischio inaccettabile, alto, limitato e minimo. Quelli a rischio inaccettabile — come certi sistemi di sorveglianza di massa o di manipolazione comportamentale — sono già vietati. Dal 2 agosto entrano in gioco, tra le altre, le regole di trasparenza per i nuovi strumenti e gli obblighi per i cosiddetti modelli GPAI, ovvero i modelli di intelligenza artificiale per scopi generali, quelli alla base di assistenti virtuali e sistemi di generazione di testi e immagini oggi diffusissimi.

Più complesso è il percorso per i sistemi classificati ad alto rischio, cioè quelli che potrebbero avere un impatto significativo sulla vita, la salute, la sicurezza o i diritti fondamentali delle persone. Qui le scadenze si sono spostate in avanti. Lo scorso 27 luglio 2026 è entrato in vigore l'AI Omnibus, il pacchetto di semplificazione digitale proposto dalla Commissione Europea il 19 novembre 2025 e approvato politicamente il 7 maggio 2026. Il suo obiettivo dichiarato è ridurre gli oneri di conformità, sostenere l'innovazione e risolvere alcune difficoltà pratiche emerse nella fase attuativa: in particolare, i ritardi nella designazione delle autorità nazionali competenti e l'assenza di standard armonizzati.

Il risultato concreto è uno slittamento delle scadenze. I sistemi AI ad alto rischio elencati nell'Allegato III — che comprende tecnologie biometriche, sistemi usati in infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere — dovranno rispettare le nuove regole a partire dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi ad alto rischio integrati in prodotti già regolamentati, come ascensori o giocattoli, l'obbligo slitterà ulteriormente fino al 2 agosto 2028.

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Uno degli aspetti meno discussi ma più rilevanti del regolamento riguarda la sicurezza informatica. L'AI Act la tratta come una componente fondamentale: i sistemi ad alto rischio devono essere progettati e sviluppati in modo da garantire un livello appropriato di accuratezza, robustezza e protezione dagli attacchi informatici. Non si tratta di un requisito secondario: un sistema di intelligenza artificiale vulnerabile può essere manipolato per produrre decisioni distorte o dannose, con ricadute dirette su chi ne subisce gli effetti — un candidato a un lavoro, un richiedente asilo, un paziente.

La proroga concessa dall'AI Omnibus divide le opinioni. Chi sostiene la misura la descrive come un necessario adattamento alla realtà: le imprese, soprattutto le più piccole, non avevano avuto il tempo di dotarsi degli strumenti e delle certificazioni necessarie, anche perché gli standard tecnici armonizzati non sono ancora disponibili. Chi è più critico teme invece che il rinvio indebolisca le tutele proprio nei settori più sensibili, quelli dove l'uso dell'AI può toccare diritti fondamentali come la libertà di movimento, l'accesso all'istruzione o la valutazione dei lavoratori.

In ogni caso, il 2 agosto 2026 segna un punto di non ritorno. Per la prima volta in Europa, l'intelligenza artificiale non è più un territorio normativo grigio: chi sviluppa, distribuisce o usa certi sistemi ha obblighi precisi. E anche chi semplicemente ci interagisce — come utente di un chatbot, di un filtro automatico di candidature o di un sistema di riconoscimento immagini — ha diritti che la legge comincia a riconoscere esplicitamente.

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