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Quando il navigatore inganna: lo studio sui rischi di traffico e inquinamento urbano
Foto: Rodomir Chapygin / Pexels
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Quando il navigatore inganna: lo studio sui rischi di traffico e inquinamento urbano

Un nuovo studio rivela che l'uso massivo dei navigatori può concentrare il traffico urbano e annullare i benefici ambientali, aumentando le emissioni di CO2.

La Redazione ·11 settembre 2026 4:52 ·3 min di lettura

I navigatori satellitari sono diventati uno strumento indispensabile per milioni di automobilisti, promettendo percorsi più rapidi e meno congestionati. Eppure, un recente studio congiunto, condotto dall'Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione "A. Faedo" del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isti), dall'Università di Pisa e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, rivela un lato inatteso di questa tecnologia: l'uso di massa potrebbe, paradossalmente, peggiorare il traffico e l'inquinamento nelle nostre città.

La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica "Nature Communications" e resa nota in questi giorni, intorno al 9-10 settembre 2026, ha analizzato l'impatto dei servizi di navigazione su tre grandi centri urbani italiani: Firenze, Milano e Roma. La metodologia adottata ha previsto complesse simulazioni di traffico al computer, integrando dati GPS reali di veicoli privati con i suggerimenti di percorso forniti dai principali servizi di navigazione disponibili, come Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox. Gli scienziati hanno variato il tasso di adozione dei navigatori, dallo 0% (nessun veicolo segue le indicazioni) al 100% (tutti i veicoli guidati da un navigatore), per osservarne gli effetti.

I risultati sono stati sorprendenti. Sebbene a bassi livelli di adozione i navigatori possano effettivamente contribuire a fluidificare il traffico e ridurre le emissioni, la situazione cambia drasticamente quando la maggior parte degli utenti si affida a questi strumenti. Lo studio ha evidenziato come l'uso su larga scala tenda a ridurre la diversità dei percorsi scelti dagli automobilisti, concentrando la mobilità su un numero più ristretto di strade. Questa riduzione può arrivare fino al 14% negli scenari in cui tutti i veicoli seguono le indicazioni, portando a una maggiore congestione proprio sulle grandi arterie urbane e le autostrade cittadine, che i navigatori spesso identificano come le più efficienti per il singolo.

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Ma l'aspetto più critico riguarda i benefici ambientali. Le attese riduzioni delle emissioni di CO2, un obiettivo primario per la sostenibilità urbana, possono attenuarsi, scomparire o addirittura invertirsi, con un aumento delle emissioni, oltre una soglia di adozione dei navigatori generalmente compresa tra il 60% e l'80% degli utenti. In pratica, se troppe persone seguono lo stesso "percorso ottimale", l'ottimizzazione individuale si trasforma in un peggioramento collettivo. Questo fenomeno è particolarmente evidente in condizioni di traffico intenso, dove i benefici ambientali si osservano solo a bassi livelli di adozione dei navigatori.

Gli autori dello studio ci tengono a precisare che l'obiettivo della ricerca non è demonizzare i navigatori satellitari, ma piuttosto evidenziare gli effetti collettivi indesiderati sulla mobilità urbana quando un numero elevato di utenti riceve indicazioni analoghe. La sfida futura, secondo i ricercatori, sarà progettare servizi di navigazione capaci non solo di ottimizzare il percorso del singolo utente, ma anche di tenere conto degli effetti complessivi dei loro suggerimenti sulla città nel suo insieme. Questo significa un cambio di paradigma, dal beneficio individuale a quello collettivo.

Il professor Dino Pedreschi dell'Università di Pisa, tra gli autori dello studio, ha suggerito due possibili linee d'azione per affrontare questa problematica. La prima consiste nell'inserire un elemento di casualità nell'algoritmo, in modo da differenziare le rotte suggerite e distribuire meglio il traffico. La seconda, più avanzata, prevede l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per prevedere la viabilità e suggerire percorsi che riducano la congestione complessiva, anticipando i flussi e le reazioni degli altri utenti. Lo studio è stato condotto nell'ambito del progetto "City-AI Coevolution", finanziato dal MUR, che mira proprio a esplorare l'interazione tra intelligenza artificiale e dinamiche urbane. Per i cittadini, questo significa che il futuro della mobilità smart non è solo trovare la strada più breve, ma anche contribuire a un sistema urbano più efficiente e meno inquinato per tutti.

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