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Meta a processo per la dipendenza di Instagram e Facebook: in gioco fino a 1.400 miliardi
Foto: Anurag R Dubey / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
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Meta a processo per la dipendenza di Instagram e Facebook: in gioco fino a 1.400 miliardi

Ventinove stati americani trascinano Meta in tribunale per aver progettato app che creano dipendenza nei giovani. Zuckerberg dovrà testimoniare.

La Redazione ·21 agosto 2026 12:06 ·4 min di lettura

Il 18 agosto 2026 è cominciato, presso un tribunale federale di Oakland in California, uno dei processi più imponenti mai intentati contro un'azienda tecnologica. A sedere sul banco degli imputati c'è Meta Platforms, la società che controlla Facebook e Instagram. Ad accusarla sono ventinove stati americani, guidati dagli avvocati generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey, con una denuncia federale di 233 pagine depositata per la prima volta nell'ottobre del 2023. La tesi è semplice e dirompente: Meta avrebbe deliberatamente costruito le sue piattaforme per rendere i giovani dipendenti, sapendo perfettamente i danni che stava causando.

Al cuore dell'accusa ci sono funzionalità che chiunque abbia uno smartphone conosce bene: lo scorrimento infinito, le notifiche continue, i "Mi piace", gli algoritmi di raccomandazione. I procuratori sostengono che non si tratti di scelte neutrale di design, ma di meccanismi studiati per agganciare l'attenzione e renderla difficile da staccare, soprattutto per gli adolescenti. A supporto della tesi, il governo ha portato in aula documenti interni all'azienda che farebbero gelare il sangue a qualunque genitore: frasi come «i giovani sono i migliori» e annotazioni che recitano, nero su bianco, «gli adolescenti sono dipendenti nonostante come li faccia sentire. Instagram crea dipendenza».

Il primo testimone chiamato dalla pubblica accusa è stato Arturo Béjar, ex dipendente di Meta e whistleblower, già noto per aver denunciato dall'interno le presunte omissioni dell'azienda sui danni alla salute mentale dei teenager. Prima di lui, nelle prossime settimane — il processo è atteso durare dalle sei alle otto settimane — toccherà anche al CEO di Meta, Mark Zuckerberg, e al CEO di Instagram, Adam Mosseri, salire sul banco dei testimoni. È un passaggio raro e politicamente significativo: il fondatore dell'azienda più influente al mondo nel campo dei social media dovrà rispondere in giudizio delle scelte ingegneristiche della sua piattaforma.

A questa prima accusa se ne aggiunge una seconda, altrettanto grave: gli stati sostengono che Meta raccogliesse sistematicamente dati su bambini sotto i tredici anni senza il consenso dei genitori, in violazione del Children's Online Privacy Protection Act (COPPA) e di diverse leggi statali. Non un errore, insistono i procuratori, ma una pratica consapevole.

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Le cifre in gioco rendono il processo straordinario anche sul piano economico. I risarcimenti chiesti dagli stati potrebbero arrivare a 200 miliardi di dollari — una somma equivalente all'intero fatturato di Meta nel 2025 — o addirittura a 1.400 miliardi di dollari in sanzioni civili, cifra che supera di gran lunga qualunque riserva finanziaria dell'azienda. Oltre al denaro, i procuratori chiedono che Meta sia obbligata a modificare strutturalmente i suoi prodotti: verifica obbligatoria dell'età, stop ad alcuni filtri estetici, eliminazione dell'autoplay dei video.

Meta respinge le accuse con decisione. La società sostiene che la salute mentale degli adolescenti dipende da fattori complessi e non può essere imputata a una singola applicazione, e che le sue funzionalità non costituiscono automaticamente strumenti di dipendenza. Sul piano legale, la difesa ha invocato la Sezione 230 del Communications Decency Act, la norma che tradizionalmente protegge le piattaforme digitali dalla responsabilità per i contenuti di terzi. È però un argomento che sta perdendo terreno: all'inizio di agosto 2026, una corte d'appello federale ha negato a Meta la possibilità di usare la Sezione 230 per bloccare le cause legate al design dipendente delle app, aprendo la strada a oltre tremila procedimenti.

Il processo di Oakland non arriva nel vuoto. A marzo 2026, una giuria californiana aveva già condannato Meta e YouTube a pagare complessivamente 6 milioni di dollari a una donna che aveva dichiarato di aver sviluppato dipendenza dalle piattaforme; Meta era stata ritenuta responsabile per il 70% del danno. Sempre a marzo, un tribunale del New Mexico aveva imposto alla società una sanzione da 375 milioni di dollari per violazioni delle leggi statali sullo sfruttamento minorile, portando il totale delle condanne in quello stato a 942 milioni. Meta ha presentato ricorso contro il verdetto californiano.

Intanto, i numeri di bilancio mostrano un'azienda che guarda al fronte legale con attenzione crescente: nel secondo trimestre del 2026, tra le spese totali di 42 miliardi di dollari, Meta ha incluso 2,4 miliardi in oneri relativi a procedimenti giudiziari. La stagione delle cause, insomma, è già entrata nei conti. Quello che si apre adesso a Oakland, però, è un ordine di grandezza diverso.

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