L'Europa contro i social per i minori: divieto totale sotto i 3 anni e verifica dell'età senza dati
L'Unione Europea si sta muovendo verso un giro di vite storico sull'accesso dei bambini e degli adolescenti ai social media, con la possibilità di introdurre limiti d'età rigidi, divieti totali per i più piccoli o un sistema di accesso graduale basato sulla fascia anagrafica. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato che un nuovo pacchetto legislativo potrebbe essere presentato entro l'estate, seguito dall'esame delle raccomandazioni di un panel di esperti che ha delineato una strategia differenziata: nessuno schermo per i bambini sotto i tre anni, uso di internet sotto supervisione per gli under 13 e limitazioni mirate per gli adolescenti più grandi. La questione, come ha sintetizzato von der Leyen, non riguarda la possibilità per i minori di accedere ai social, ma piuttosto il momento in cui i social media possono accedere ai bambini, invertendo la logica attuale che privilegia l'invadenza delle piattaforme sulla protezione dell'utente.
Il cuore della proposta si concentra sull'onere della sicurezza che dovrà essere trasferito alle piattaforme: queste dovranno dimostrare, prima di consentire l'uso ai più giovani, che i propri servizi non sono dannosi, un principio che l'esecutivo comunitario intende imporre con forza. Per garantire il rispetto di queste norme senza compromettere la privacy, Bruxelles ha già sviluppato un sistema europeo di verifica dell'età open source, costruito sull'architettura del certificato COVID digitale, che permette agli utenti di dimostrare la propria età senza condividere dati personali aggiuntivi. Questo approccio tecnologico, tecnicamente pronto e già sottoposto a test in diversi Stati membri, si affianca a un modello di accesso graduale e per fasi, dove dai 13 anni in su l'uso autonomo sarà consentito solo se le piattaforme forniranno prove concrete del grado di sicurezza del loro social per i minori.
Mentre l'Europa cerca una linea comune armonizzata, diversi Stati membri stanno già valutando misure più drastiche, ispirate al modello australiano che vieta l'accesso ai social prima dei 16 anni: la Grecia ha annunciato un divieto per i minori di 15 anni, mentre in Italia sono state depositate proposte che vietano anche WhatsApp e Telegram agli under 14 o fissano il limite sotto i 13 anni. Il Parlamento europeo, con una risoluzione di novembre 2025, ha chiesto di fissare a 16 anni il limite minimo per l'iscrizione ai social, lasciando aperta la possibilità di accesso tra i 13 e i 16 anni solo su autorizzazione dei genitori. Qualsiasi normativa europea dovrà comunque ottenere l'approvazione del Parlamento e dei 27 Stati membri prima di entrare in vigore, ma una proposta formale darebbe slancio agli sforzi globali per limitare l'uso dei social da parte dei minori, un fronte su cui si muovono già Regno Unito e Australia con normative attive o in fase di avanzamento.
Le nuove regole aumenteranno significativamente la pressione sulle piattaforme, che dovranno affrontare un contesto normativo più severo dopo le recenti indagini dell'UE che hanno accertato violazioni del Digital Services Act da parte di Meta per il design "assuefacente" di Facebook e Instagram, e rilievi simili formulati contro TikTok. La Commissione, in una raccomandazione del 29 aprile, ha invitato gli Stati membri a rendere disponibile entro il 31 dicembre 2026 una soluzione Ue per la verifica dell'età integrata nei portafogli di identità digitale, mentre il Digital Fairness Act, atteso per il quarto trimestre del 2026, completará il quadro normativo. L'obiettivo è chiaro: ridurre la responsabilità scaricata sui minori e sulle famiglie, aumentando gli obblighi per le piattaforme e garantendo che la protezione online dei più giovani non sia più un'opzione, ma un requisito fondamentale del design digitale.