La testimonianza di Sam Altman contro Elon Musk: tradimento o follia del controllo?
Martedì Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha rotto il silenzio nel processo che sta scuotendo il mondo dell'intelligenza artificiale. Elon Musk, tra i fondatori dell'azienda e uomo più ricco del pianeta, lo accusa di aver barattato la missione originaria non profit con ambizioni lucrative, sfruttando gli investimenti iniziali per gonfiare un impero commerciale. Altman, dal canto suo, dipinge Musk come un maniaco del controllo, imprevedibile e ossessivo.
Tutto inizia nel 2015, quando Altman recluta Musk per lanciare OpenAI: un sogno nobile, un'organizzazione senza scopo di lucro votata a un'IA aperta e democratica. Milioni di dollari fluirono dalle tasche del magnate, ma il sodalizio si incrina presto. Nel 2018, Musk propone di fondere OpenAI con Tesla, la sua creatura di auto elettriche, per sfidare Google sul campo dell'IA. Rifiuto secco da Altman e soci, gelosi dell'autonomia. Musk se ne va, spegne i rubinetti del denaro.
Altman non si ferma. Ristruttura l'azienda in una for-profit limitata, con una fondazione non profit a sovrintendere. Irruzione di capitali freschi: Microsoft pompa circa 13 miliardi di dollari, trasformando OpenAI in un colosso. Musk, ferito nell'orgoglio, nel 2024 trascina Altman e Greg Brockman in tribunale, reclamando 134 miliardi di risarcimento. Chiede il ritorno dei fondi alla fondazione e un reset alle origini benefiche.
Sotto torchio per oltre due ore, prima dal suo avvocato William Savitt, poi da Steven Molo per Musk, Altman respinge le ombre di ladro di carità. "Ho creato una delle più grandi organizzazioni benefiche del mondo", tuona. Rivive gli anni con Musk – dal 2015 al 2018 – come un incubo: un patrono aggressivo che demoralizzava i team. Nel 2017, Musk avrebbe ordinato una "motosega" sui ricercatori meno brillanti. Pianificò多次 la conversione a scopo di lucro, inseguendo il dominio via Tesla. Episodio agghiacciante: propose di lasciare l'azienda ai suoi figli dopo la morte.
Il controinterrogatorio di Molo affonda colpi mirati. Scava nel licenziamento lampo di Altman come CEO nel 2023, cita ex dirigenti che lo etichettano inaffidabile, solleva conflitti d'interesse con Stripe, Cerebras e Helion – aziende legate finanziariamente ad Altman. Risposte laconiche: nega, non ricorda. Credibilità in bilico.
Il processo, che si chiuderà giovedì con arringhe finali, potrebbe ridisegnare il futuro dell'IA. Una vittoria di Musk – improbabile, ma possibile – imporrebbe un ritorno al non profit. Altrimenti, OpenAI volerà libera. Nove giurati decideranno su Altman e Brockman; la sentenza finale toccherà alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers, reduce dal caso Epic contro Apple.