La app UE per la verifica dell’età: ambizione e fragilità digitali
La Commissione europea ha svelato con grande clamore la nuova app per la verifica dell’età nel mondo digitale. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, l’ha salutata come una svolta epocale, capace di imporre alle piattaforme online il rispetto rigoroso dei limiti di età previsti dalle leggi nazionali. Tolleranza zero, ha tuonato, per le aziende che non proteggono i nostri bambini. Parole forti, cariche di urgenza morale. Eppure, a sole poche ore dal lancio, un ingegnere specializzato in cybersicurezza ha smascherato gravi lacune nel sistema, trasformando un simbolo di tutela in un emblema di vulnerabilità tecnologica e politica.
Presentata il 15 aprile con fierezza da Henna Maria Virkkunen, vicepresidente esecutiva per le tecnologie digitali, l’app si propone come strumento cruciale per far aderire le big tech al Digital Services Act. Il concetto è lineare: siti e social devono accertare l’età degli utenti per offrire contenuti appropriati. In Italia, ad esempio, i profili sui social sono vietati sotto i quattordici anni, ma sette bambini su dieci tra gli otto e i dieci già li usano quotidianamente. Le verifiche attuali? Spesso farse, con piattaforme che chiudono un occhio sul traffico minorile.
Governi e istituzioni spingono verso soluzioni centralizzate, affidandosi a terze parti con risultati altalenanti: sistemi deludenti, privacy calpestata. Qui entra in scena l’app europea, open source e sovrana, pensata per armonizzare regole tra Stati membri su social e siti sensibili. Facoltativa per ora, promette uniformità. L’utente carica un documento d’identità o usa identificazione elettronica; l’app conferma la maggiore età senza conservare dati personali. Accesso via password o biometria. Per i siti protetti, un codice QR da scansionare: ingresso rapido, generalità al riparo.
Un’utopia tecnica, verrebbe da dire. Ma la realtà colpisce rapido. Paul Moore, l’esperto, ha individuato una falla letale: chiunque con accesso al dispositivo può resettare il PIN in minuti, manipolando file di configurazione salvati localmente. Crittografia approssimativa permette di alterare comandi, disattivare blocchi su password errate o bypassare la biometria. E non è tutto. I VPN, strumenti legali per mascherare la posizione geografica, ridicolizzano i filtri nazionali. Così, un’app nata per blindare i minori rischia di rivelarsi un colosso dai piedi d’argilla, esponendo dati sensibili e minando la fiducia nelle istituzioni.