I Chatbot sono moderatamente progressisti: l'orientamento politico dell'AI
Quando si chiede a un modello di intelligenza artificiale se, in assenza di lavoro, gli uomini abbiano più diritto delle donne a un impiego, la risposta non è mai un semplice sì o no. Il sistema elabora una valutazione che, seppur prudente e generica, riflette un orientamento moderatamente progressista. Questo comportamento non è casuale: i chatbot sono addestrati per evitare sbilanciamenti eccessivi, ma il loro DNA culturale è profondamente influenzato dai dati su cui sono stati costruiti, che tendono a premiare valori di tolleranza, apertura e diritti civili. Recenti sperimentazioni hanno sottoposto i modelli più avanzati del mercato a questionari complessi, come quelli del World Values Survey, per mappare le differenze culturali in oltre cento paesi e scoprire quali valori orientano effettivamente le risposte che milioni di utenti ricevono ogni giorno.
Il risultato è inequivocabile: i chatbot tendono ad approcciare le questioni morali e politiche con una cautela che, tuttavia, si traduce in una sensibilità progressista. In particolare, i modelli AI si rivelano spesso più laici e attenti alle istanze ambientaliste rispetto all'intervistato medio in quasi ogni paese incluso nel sondaggio. Tra i modelli analizzati figurano quelli di OpenAI, Anthropic, DeepSeek e Mistral, tutti posizionati su una "mappa culturale" che visualizza le loro posizioni su due assi principali. Nell'asse orizzontale, che misura la tolleranza verso le minoranze e l'attenzione alle questioni ambientali (Self-expression values) contrapposta alla priorità alla sicurezza economica e fisica (Survival values), i modelli occupano quasi tutti la metà destra della mappa. Nell'asse verticale, che distingue i valori religiosi e tradizionali (Traditional values) da quelli secolari e laici (Secular values), la maggior parte dei chatbot si colloca nella parte alta, indicando una forte adesione a principi progressisti.
In questa rappresentazione grafica, i paesi cattolici europei come l'Italia si trovano al centro, mentre le società protestanti, più focalizzate sui diritti personali, si posizionano a destra. I paesi musulmani, con una maggiore attenzione alla tradizione religiosa, occupano la parte bassa e sinistra. Il confronto con i paesi reali evidenzia quanto le posizioni dei modelli AI possano essere estreme: alcuni chatbot, come Gemini 3.1 Flash-Lite di Google e Qwen 3.6 Flash di Alibaba, superano persino la Svezia, considerata il paese più attento alle questioni sociali e ambientaliste al mondo. Esiste un'eccezione significativa: Talkie, un modello linguistico addestrato su testi pubblicati prima del 1931, che mostra posizioni più conservatrici e meno secolari. Tuttavia, anche Talkie rimane meno tradizionalista rispetto ai paesi dell'America Latina o dell'Africa, valori che nessuno dei modelli esaminati riflette pienamente.
L'orientamento dei chatbot è una conseguenza diretta del loro addestramento. Ogni modello linguistico viene sviluppato attraverso l'analisi di enormi quantità di documenti, presi perlopiù dal web, che contengono già in sé un'implicazione di valori progressisti. La scelta del materiale di addestramento è fondamentale per definire i "valori" interni al chatbot, che vengono poi affinati in una fase successiva di fine-tuning, dove i modelli ricevono indicazioni sul tono e sul comportamento in casi sensibili. Questo processo rende l'AI un sistema potente, capace di produrre apparenze del pensiero, ma che rimane, per ora, una macchina di plausibilità statistica. Non possiedono un criterio interno di verità o una rappresentazione del mondo: generano sequenze linguistiche plausibili sulla base di pattern statistici appresi, identificando parole chiave e segnali frequenti che co-occorrono con certe etichette ideologiche.
La parzialità delle AI è un tema di grande sensibilità, discusso da tempo, specialmente da politici di destra che accusano le aziende tecnologiche di avere simpatie liberali. Questo nonostante i stretti legami con l'amministrazione di Donald Trump, che ha firmato un ordine esecutivo per garantire che i modelli linguistici siano strumenti neutrali. Esperimenti paralleli, come quelli condotti dal Washington Post su questioni politiche statunitensi, hanno confermato che ChatGPT risponde con argomenti associati ai Democratici in quasi tutte le domande, sostenendo l'abolizione del collegio elettorale e l'aumento delle tasse sui più ricchi. Anche i modelli di Anthropic mostrano un'inclinazione progressista, mentre quelli di Google si dimostrano più bilanciati, dando risposte bipartisan in oltre il 90% dei casi. Quando si chiede a diversi chatbot di valutare i legami di Giorgia Meloni e della dirigenza di Fratelli d'Itilia con il post-fascismo, la maggior parte propone un riepilogo cauto senza prendere una posizione diretta, citando opinioni diverse e articoli. L'unico modello a rispondere perentoriamente, affermando che un rinnegamento esplicito del passato post-fascista sarebbe auspicabile, è Mistral.
Un fenomeno cruciale riguarda l'influenza della lingua e del controllo governativo sulle risposte dei chatbot. Uno studio pubblicato su Nature ha testato modelli in 38 lingue diverse, scoprendo una correlazione diretta tra il grado di libertà di stampa e l'orientamento politico delle risposte: in paesi con bassa libertà di stampa, le risposte nella lingua locale tendono ad allinearsi alle posizioni del governo locale, riflettendo documenti censurati o filo-regime. Questo riguarda in particolare i modelli cinesi, che spesso riflettono le opinioni del governo su temi come l'indipendenza di Taiwan. Tuttavia, anche i modelli cinesi mantengono perlopiù posizioni progressiste su aborto, matrimoni gay e controllo delle armi, con l'eccezione di DeepSeek V3.2, particolarmente conservatore. Come nota l'analisi, le AI cinesi "conoscono la verità ma sanno anche quando non dirla", un meccanismo di autocontrollo che si attiva durante la generazione della risposta, ricordando il proprio fine-tuning per evitare di menzionare punti critici del governo.
Queste scoperte sono di vitale importanza perché sempre più persone utilizzano sistemi AI quotidianamente per informarsi su temi di attualità e politica. Studi recenti hanno scoperto che una conversazione con un chatbot può avere un effetto di persuasione fino a quattro volte superiore a quello di uno spot elettorale. Questo rende il tema della parzialità delle AI ancora più sensibile: la presunta influenza ideologica dei modelli linguistici è un campo di battaglia politico, dove la neutralità è spesso invocata ma raramente raggiunta. L'AI non è un oracolo neutro, ma un sistema che riflette i valori e le contraddizioni dei dati su cui è stato nutrito, diventando così un potente strumento di influenza che può trasformare l'opinione pubblica in modo profondo e spesso invisibile.