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Google multata dall'UE per 890 milioni di euro: cosa cambia per chi cerca online
Foto: Allen Boguslavsky / Pexels

Google multata dall'UE per 890 milioni di euro: cosa cambia per chi cerca online

La Redazione ·26 luglio 2026 22:25

Quasi 900 milioni di euro. È il conto che la Commissione Europea ha presentato a Google il 23 luglio 2026, con una doppia multa che segna uno dei provvedimenti più pesanti mai adottati in applicazione del Digital Markets Act (DMA), la legge europea sui mercati digitali entrata in vigore a novembre 2022. La cifra totale — 890 milioni di euro — è il risultato di due sanzioni distinte, ciascuna legata a una pratica ritenuta anticoncorrenziale: 460 milioni per l'auto-preferenza nei risultati di ricerca e 430 milioni per le restrizioni imposte agli sviluppatori di app su Google Play.

Il cuore della prima contestazione è relativamente semplice da capire: quando un utente cerca su Google un hotel, un volo o un prodotto da acquistare, i servizi della stessa Google — Maps, Shopping, Google Flights — comparivano in posizione più prominente rispetto a quelli dei concorrenti. Non perché fossero necessariamente i migliori, ma perché Google li favoriva nella costruzione della pagina dei risultati. Per la Commissione, questo è esattamente il tipo di comportamento che il DMA vieta a chi detiene una posizione dominante come gatekeeper, ovvero controllore dell'accesso ai mercati digitali. Google ha ricevuto questa designazione ufficiale a settembre 2023; le indagini per non conformità sono partite a marzo 2024, e già a marzo 2025 Bruxelles aveva comunicato una valutazione preliminare negativa.

La seconda infrazione riguarda le cosiddette clausole anti-steering su Google Play, il negozio di applicazioni per Android. In sostanza, gli sviluppatori non potevano informare liberamente i propri utenti dell'esistenza di offerte alternative — spesso più convenienti — né indirizzarli verso canali di acquisto esterni alla piattaforma Google. Un meccanismo che, secondo la Commissione, riduce la concorrenza e mantiene artificialmente alta la dipendenza dal sistema di pagamento di Google.

Le aziende e le istituzioni hanno reagito in modo opposto. Kent Walker, presidente degli Affari Globali di Google & Alphabet, ha respinto le accuse con toni netti, definendo la multa una «degradazione del prodotto guidata da un piccolo gruppo di denuncianti egoisti» e sostenendo che il DMA costringerebbe Google a «eliminare le funzionalità di ricerca in tempo reale che gli europei amano» e a «smantellare le protezioni di sicurezza su Google Play». Dal fronte opposto, Max von Thun, direttore dell'Open Markets Institute Europe, ha definito le sanzioni il «minimo indispensabile» e ha sollecitato la Commissione ad agire con più decisione per mettere fine rapidamente alle pratiche anticoncorrenziali. La piattaforma di recensioni Yelp, da anni critica verso Google, ha accolto favorevolmente la decisione, affermando che l'azienda ha «costantemente scelto di degradare unilateralmente la propria esperienza utente rimuovendo funzionalità, che è il segno distintivo di un monopolista».

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Google ha ora 60 giorni per conformarsi alle regole europee. In caso contrario, rischia sanzioni pecuniarie periodiche fino al 5% del suo fatturato mondiale totale giornaliero, una cifra potenzialmente enorme considerando le dimensioni di Alphabet. L'azienda ha anche la facoltà di presentare ricorso contro la decisione.

Non è la prima volta che Bruxelles e Mountain View si fronteggiano su questi temi. Negli ultimi due decenni, la Commissione ha comminato a Google sanzioni antitrust per oltre 8 miliardi di euro in tre casi distinti: 2,4 miliardi nel 2017 per Google Shopping, circa 4,34 miliardi nel 2018 per le pratiche legate ad Android e 2,95 miliardi a settembre 2025 per le tecnologie pubblicitarie. Con le ultime due sanzioni, il totale delle multe europee a carico di Google si avvicina ai 12 miliardi di dollari complessivi.

Per gli utenti europei, la partita si gioca su un terreno concreto: la possibilità di vedere risultati di ricerca davvero neutrali, di trovare app e servizi alternativi senza barriere artificiali, e di avere più potere di scelta nei mercati digitali. Se e come Google modificherà i propri prodotti in risposta — e in che misura queste modifiche si tradurranno in un'esperienza diversa per chi usa ogni giorno il motore di ricerca o uno smartphone Android — dipenderà dai prossimi passi dell'azienda, e dall'esito di un eventuale ricorso.

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