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Dojo porta il circuito Bancomat sui suoi POS: cosa cambia per i negozi italiani
Foto: Monstera Production / Pexels

Dojo porta il circuito Bancomat sui suoi POS: cosa cambia per i negozi italiani

La Redazione ·26 luglio 2026 22:29

Da qualche giorno i terminali POS di Dojo, la fintech internazionale specializzata in servizi di pagamento digitale, accettano anche il circuito Bancomat. L'accordo tra le due realtà è stato annunciato intorno al 23-24 luglio 2026 e porta con sé una novità concreta per migliaia di commercianti italiani: chi ha scelto la piattaforma di Dojo per gestire i pagamenti in negozio potrà ora accettare anche le carte collegate al principale circuito nazionale, quello che gli italiani usano ogni giorno per prelevare al bancomat e pagare con PagoBancomat.

L'intesa non è casuale. Dojo è arrivata in Italia nel 2024, dopo aver consolidato la propria presenza nel mercato britannico e irlandese, e si è posizionata fin da subito come soluzione pensata per le piccole e medie imprese: transazioni rapide, liquidità accreditata in poche ore, gestione semplificata del punto vendita. In poco tempo, la crescita è stata significativa — oltre il 20% di incremento mese su mese dei punti vendita attivi — e la piattaforma si avvicina al primo miliardo di euro di transato complessivo in Italia. Abilitare il circuito Bancomat è, in questo contesto, un passo quasi obbligato per chi vuole proporsi come interlocutore unico per l'esercente italiano.

Antonio Di Berardino, General Manager di Dojo Italia, ha spiegato che la scelta risponde a una domanda precisa che arriva dal commercio: «semplicità, continuità operativa e flessibilità». In altre parole, i negozianti non vogliono più dover gestire più terminali o rifiutare clienti perché il loro POS non riconosce un determinato circuito. La possibilità di accettare pagamenti su un'unica macchina, indipendentemente dalla carta che il consumatore presenta, è diventata una priorità concreta nella gestione quotidiana.

Il Consorzio Bancomat, che gestisce il circuito dal 1983 — con l'estensione ai pagamenti POS dal 1986 — è un'associazione che riunisce banche, intermediari finanziari e altri operatori del settore. Portarlo su una piattaforma fintech come Dojo è anche il segnale di un ecosistema che si apre, dove i circuiti tradizionali e i nuovi operatori digitali trovano convenienze reciproche nel collaborare anziché competere.

Il contesto: l'Italia cashless accelera

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L'accordo arriva in un momento in cui i pagamenti digitali in Italia hanno superato la soglia simbolica del contante. Nel 2025, per la prima volta, il 45% dei consumi è stato regolato con strumenti elettronici contro il 38% in contante — una inversione che fino a pochi anni fa sembrava lontana. Il transato complessivo ha raggiunto 518 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2024, mentre le operazioni con carta sono salite a oltre 12,3 miliardi, con un aumento del 13,5%.

La modalità contactless — tap con carta o smartphone — è ormai dominante nei negozi fisici: vale 323 miliardi di euro e rappresenta circa l'88% delle operazioni ai POS. Il valore medio per transazione si è abbassato a 34 euro, il che significa che gli italiani usano la carta non solo per i grandi acquisti ma anche per la spesa quotidiana, il caffè, il giornale. I terminali POS attivi hanno superato i 3,8 milioni in tutto il Paese.

A spingere questa trasformazione hanno contribuito diversi fattori: l'obbligo di accettare pagamenti elettronici, la diffusione dei pagamenti da smartphone, il calo delle commissioni reso possibile dall'ingresso di nuovi operatori come Dojo stessa, e un cambiamento culturale ormai consolidato. Un segnale ulteriore viene dai dati fiscali: nel primo semestre del 2026, il maggiore allineamento tecnologico tra POS e registratori telematici ha fatto emergere 9,1 miliardi di euro di base imponibile aggiuntiva, un dato che testimonia quanto la tracciabilità digitale stia cambiando anche la fotografia dell'economia sommersa.

Per il commerciante di quartiere, tutto questo si traduce in una pressione crescente ad attrezzarsi: il cliente che non trova il POS o che vede rifiutata la propria carta tende a non tornare. Accordi come quello tra Dojo e Bancomat vanno esattamente in questa direzione — ridurre le frizioni, allargare la platea di carte accettate, rendere la tecnologia meno visibile e più affidabile. Il mercato si consolida, e chi opera nel commercio al dettaglio lo sente ogni giorno sul cassetto.

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