COSPAR 2026 a Firenze: satelliti, IA e razzi inquinanti al centro del vertice spaziale mondiale
Dal 1 al 9 agosto Firenze ospita la 46ª Assemblea del COSPAR: tremila ricercatori discutono megacostellazioni, intelligenza artificiale e impatto ambientale dei lanci.
Firenze, per nove giorni, è la capitale mondiale della ricerca spaziale. Dal 1 al 9 agosto 2026, la città ospita la 46ª Assemblea Scientifica del Committee on Space Research (COSPAR), organizzata insieme all'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Tra 2.000 e 3.000 scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo si confrontano su oltre 3.200 presentazioni orali, 580 poster e 160 eventi scientifici distinti, con trenta sessioni parallele ogni giorno. Il filo conduttore di questa edizione è sintetizzato nel tema scelto: «Ricerca spaziale sostenibile per il pianeta». Una formula che suona quasi come un ossimoro, se si considera che parte del dibattito riguarda proprio i danni che l'esplorazione spaziale rischia di infliggere all'ambiente terrestre.
Quando i satelliti oscurano le stelle
Uno dei nodi più urgenti all'ordine del giorno riguarda le megacostellazioni satellitari in orbita terrestre bassa. Non si tratta di un problema astratto: uno studio pubblicato su Nature indica che i riflessi prodotti da grandi costellazioni potrebbero interferire con la maggior parte delle immagini acquisite da diversi osservatori spaziali, sia già in funzione che in fase di progetto. Le proiezioni sono eloquenti: con circa 560.000 satelliti in orbita, oltre il 96% delle esposizioni di missioni come SPHEREx, ARRAKIHS e Xuntian potrebbe contenere almeno una traccia luminosa indesiderata. Il telescopio Hubble, in scenari a bassa densità satellitare, ha già registrato interruzioni in più di un terzo delle sue esposizioni. Le tracce aumentano la luminosità, saturano i pixel dei rilevatori e rendono difficile individuare oggetti deboli e distanti.
Per affrontare il tema, il 3 agosto è in programma una sessione speciale intitolata Dark and Quiet Skies. Tra le soluzioni proposte ci sono il dispiegamento delle costellazioni al di sotto dei 600 chilometri di altitudine — per ridurre la visibilità dai telescopi — la riduzione dei bagliori e la condivisione dei dati di riflettanza con la comunità astronomica. Sono misure che richiederebbero però la collaborazione volontaria delle aziende private che gestiscono queste infrastrutture, un aspetto su cui l'accordo è ancora lontano.
L'intelligenza artificiale entra nelle missioni
Accanto alle preoccupazioni, il convegno registra anche le opportunità. L'intelligenza artificiale è ormai considerata uno strumento essenziale per la gestione di set di dati di dimensioni impossibili da trattare manualmente: dalla pianificazione delle traiettorie all'allocazione delle risorse in orbita, dalla scoperta di esopianeti alla previsione del meteo spaziale. L'Agenzia Spaziale Europea ha sviluppato nel 2023 un algoritmo specifico per anticipare l'attività solare, un fattore critico per la sicurezza delle missioni e delle comunicazioni terrestri. Il COSPAR ha riconosciuto la centralità di questi strumenti istituendo nel 2024 un Panel on Machine Learning and Data Science, dedicato a seguire la rapida evoluzione del settore nella ricerca spaziale.
L'IA, spiegano i ricercatori, permette di incrociare dati provenienti da sensori diversi, missioni diverse e contesti stagionali differenti, costruendo modelli utili per comprendere l'atmosfera di altri pianeti e i fenomeni del meteo spaziale. Applicazioni che, fino a pochi anni fa, avrebbero richiesto anni di elaborazione.
Il costo ambientale dei lanci
Il terzo grande tema è anche il più scomodo. Ogni lancio di razzo immette nella stratosfera una miscela di sostanze potenzialmente dannose: carbonio nero, vapore acqueo, cloro, ossidi di azoto, allumina. Le simulazioni mostrano che le particelle di carbonio nero — prodotte soprattutto dai propellenti a base di cherosene — tendono ad accumularsi nelle regioni polari, dove assorbono la luce solare, riscaldano la stratosfera e perturbano l'equilibrio chimico che protegge lo strato di ozono. Il numero di lanci globali è quasi triplicato negli ultimi decenni, con una crescita alimentata in larga parte dal settore privato: i razzi Falcon 9 di SpaceX sono citati come uno dei principali fattori di questa accelerazione.
Le emissioni totali dei lanci restano per ora contenute rispetto ad altre attività industriali, ma le proiezioni indicano che, nei prossimi decenni, potrebbero avvicinarsi ai livelli del trasporto aereo. Il COSPAR ha un Panel dedicato specificamente a queste tematiche — il Panel on Potentially Environmentally Detrimental Activities in Space — ma le lacune nelle politiche internazionali, sia in campo aerospaziale che ambientale, sono ancora significative. La quantificazione precisa degli impatti rimane un cantiere aperto.
Proprio il 3 agosto, giornata densa di appuntamenti, è prevista anche una tavola rotonda con i vertici delle principali agenzie spaziali mondiali: ASI, CSA, ESA, ISAS–JAXA, ISRO, KASA, NASA, NSSC e UAESA. Un consesso raramente riunito tutti insieme, che dovrà confrontarsi sulle sfide attuali dell'esplorazione spaziale — tecnologiche, scientifiche e, sempre di più, ambientali. La scelta di Firenze come sede non è solo logistica: è un segnale che l'Italia, attraverso l'INAF, rivendica un ruolo attivo nel dibattito che ridisegna le regole dello spazio.