Campi Flegrei, la scossa più forte degli ultimi quarant'anni: cosa dice l'INGV
Il terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio 2026 è il più intenso dell'attuale crisi bradisismica. 21 feriti, edifici lesionati, sciame sismico concluso il 2 agosto. Gli scienziati: «Non è cambiato nulla».
Alle 19:46 del 31 luglio 2026, la terra ha tremato sotto i Campi Flegrei con una forza che non si registrava da quattro decenni. Il terremoto di magnitudo 4.7, con epicentro tra Pozzuoli e Quarto a circa tre chilometri di profondità, è il più intenso mai rilevato strumentalmente nell'area durante l'attuale crisi bradisismica, e il più forte dagli anni Ottanta. La scossa si è sentita in tutta l'area flegrea, a Napoli, a Ischia e nella penisola sorrentina. Ventuno persone sono rimaste ferite, due in codice rosso. A Pozzuoli è crollata una palazzina disabitata, si sono registrate lesioni a diversi edifici, vetri esplosi e il crollo parziale di un traliccio dell'alta tensione. Tra Napoli e Pozzuoli si sono verificati disservizi alla rete elettrica, e la circolazione della Cumana è stata interrotta tra Bagnoli e Torregaveta.
L'evento ha innescato uno sciame sismico protrattosi fino al 2 agosto, con 217 scosse complessive, tra cui una di magnitudo 3.8. Nelle ore successive alla prima scossa, molti residenti hanno scelto di trascorrere la notte all'aperto; la Protezione Civile ha allestito aree di accoglienza in coordinamento con la Prefettura di Napoli. Il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci ha confermato che il sistema è ancora sotto sorveglianza attiva e che non si escludono ulteriori eventi sopra magnitudo 3.
Cosa dice la scienza: un evento atteso, non un segnale di svolta
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, tramite il suo Osservatorio Vesuviano, monitora i Campi Flegrei in modo continuo con reti sismologiche, geodetiche, vulcanologiche e geochimiche. Il presidente dell'INGV, Fabio Florindo, ha chiarito che un singolo evento sismico, per quanto significativo, non è sufficiente a indicare un cambiamento dello stato del sistema vulcanico: le valutazioni scientifiche si basano sull'analisi integrata di tutti i parametri disponibili. Lucia Pappalardo, direttrice dell'Osservatorio Vesuviano, è stata ancora più diretta: «Dal punto di vista scientifico non è cambiato nulla».
Il sollevamento del suolo prosegue con lo stesso ritmo di circa un centimetro al mese — il valore più basso dall'inizio del 2025, dopo picchi di tre centimetri mensili nella primavera dello stesso anno. Da gennaio 2025, il suolo al Rione Terra di Pozzuoli si è alzato complessivamente di circa 28,5 centimetri. Sul fronte geochimico, i parametri seguono un trend pluriennale di riscaldamento del sistema idrotermale: la fumarola BG alla Solfatara registra temperature medie di circa 173°C, mentre il flusso di CO₂ a Pisciarelli si attesta intorno alle mille tonnellate al giorno, valore considerato elevato ma stabile nella sua crescita. Gli scienziati sottolineano che terremoti e sollevamento sono riconducibili a gas surriscaldati e fluidi di origine vulcanica che risalgono dal sistema idrotermale, non necessariamente alla risalita diretta di magma. L'attività sismica, spiega Pappalardo, tende ad alternarsi tra fasi di relativa quiete e fasi con eventi più energetici: quella attuale è ritenuta una prosecuzione di una tendenza in accelerazione dal 2023.
Il livello di allerta vulcanica resta «Giallo», corrispondente a una fase di disequilibrio medio. Non segnala un'emergenza imminente, ma prevede l'intensificazione del monitoraggio e l'aggiornamento dei piani di Protezione Civile.
Un territorio che convive col bradisismo da secoli
I Campi Flegrei non sono un'anomalia recente: il fenomeno del bradisismo — l'alternanza di lenti abbassamenti e sollevamenti del suolo — è documentato fin dal IV secolo d.C., attraverso le tracce lasciate sulle colonne del Serapeo di Pozzuoli. Le crisi più intense degli ultimi decenni si sono concentrate tra il 1970 e il 1972, con un sollevamento complessivo di circa 177 centimetri, e tra il 1982 e il 1984, quando il suolo si alzò di altri 185 centimetri portando il totale a oltre tre metri e mezzo rispetto ai livelli di partenza. Quest'ultima crisi fu accompagnata da circa diecimila terremoti e costrinse all'evacuazione di parte della popolazione di Pozzuoli; gli eventi più energetici di quel periodo raggiunsero magnitudo 4.0.
La fase di sollevamento attuale è iniziata nel 2005 e non si è mai interrotta. Ciò che rende il 31 luglio 2026 una data da ricordare è dunque il record di magnitudo per l'attuale ciclo, non una rottura strutturale nel comportamento del sistema. La direttrice dell'Osservatorio Vesuviano ha riconosciuto la «grande resilienza» della popolazione che vive su questa terra difficile. Una resilienza che, però, non può sostituire l'obbligo delle istituzioni di comunicare con chiarezza, aggiornare i piani di emergenza e garantire che chi abita in edifici vulnerabili disponga di alternative concrete: oggi, non solo sulla carta.