Volare sopra le Alpi è la cosa più turbolenta d'Europa (e l'Italia è nella top 10)
Non sono i voli transoceanici i più agitati: sono le rotte alpine. E tre passano sopra l'Italia.
Chi tende ad agitarsi a ogni sobbalzo in aereo di solito teme soprattutto i voli lunghi, quelli transoceanici, con ore e ore di cielo aperto davanti. Eppure i dati dicono altro: le rotte con più turbolenze non sono quelle che attraversano gli oceani, ma quelle che sorvolano le grandi catene montuose. In Europa, questo significa soprattutto le Alpi. E l'Italia, per la sua posizione geografica, è coinvolta più di quanto si pensi.
Il sito specializzato Turbli pubblica ogni anno una classifica delle rotte aeree più turbolente al mondo e in Europa, elaborata su dati di volo e informazioni meteorologiche. Il parametro usato è l'Eddy Dissipation Rate (EDR), un indicatore che misura l'impatto effettivo delle turbolenze sugli aeromobili nelle fasi di decollo, crociera e atterraggio. La scala va da 0 a 100; valori tra 0 e 20 corrispondono a turbolenze lievi.
La rotta più turbolenta d'Europa, sia per il 2025 che per il 2026, è Nizza–Ginevra (NCE–GVA), con un EDR medio che oscilla tra 15,37 e 16,2 a seconda dell'anno. Il motivo è semplice: il collegamento attraversa le Alpi Marittime a bassa quota, proprio nel punto in cui l'aria incontra il rilievo e crea quei moti irregolari che si sentono a bordo. Non a caso, altre rotte con partenza o arrivo a Nizza occupano il secondo e il terzo posto della classifica: Nizza–Marsiglia (MRS) e Nizza–Basilea (BSL).
L'Italia compare nella top 10 europea con tre tratte distinte. La quarta posizione è occupata da Milano Malpensa–Lione (MXP–LYS), la sesta da Milano Malpensa–Zurigo (MXP–ZRH) e la settima da Ginevra–Venezia (GVA–VCE). Torino e Milano Malpensa risultano, secondo Turbli, gli aeroporti italiani con la più alta turbolenza media: la vicinanza alle Alpi è, ancora una volta, il fattore determinante. Completa la top 10 europea la presenza norvegese, con Bergen–Oslo (NGO–OSL) all'ottavo posto e Bergen–Trondheim (BGO–TRD) al decimo.
Perché le montagne fanno così differenza? Le turbolenze aeree nascono da movimenti irregolari dell'aria causati da correnti a getto, sbalzi di temperatura, temporali e, soprattutto, da ostacoli orografici: quando il vento impatta su una catena montuosa, genera onde e vortici che si propagano in quota. Le Alpi, proprio per la loro estensione e altitudine, sono tra i principali generatori di turbolenza in Europa. Il fenomeno si intensifica in inverno, tra dicembre e marzo, quando i jet stream polari sono più forti e le onde prodotte dai rilievi più pronunciate.
Una precisazione che vale la pena fare — anche per chi tende all'ansia da volo — è che tutte le rotte della classifica rientrano nella categoria delle turbolenze lievi. Gli aerei moderni sono progettati per gestire queste condizioni senza difficoltà e per i piloti si tratta di situazioni di ordinaria amministrazione. Non c'è nulla nella classifica di Turbli che suggerisca rischi straordinari per i passeggeri.
Il quadro potrebbe però cambiare nei prossimi decenni. Nel luglio 2026, l'Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) ha avvertito che la frequenza delle turbolenze severe in aria serena — il tipo più insidioso, perché non rilevabile dai radar meteorologici e spesso imprevedibile — potrebbe aumentare di circa il 161% sopra l'Europa, a circa 12.000 metri di quota. Un dato che l'EASA ha collegato ai cambiamenti climatici in corso, che alterano i pattern dei jet stream e rendono l'atmosfera in quota meno stabile. L'agenzia raccomanda un uso più capillare dei sistemi di misurazione installati sugli aeromobili e il miglioramento delle previsioni per anticipare questi eventi.
Per ora, la risposta pratica per i passeggeri rimane quella che i piloti ripetono da sempre: tenere la cintura allacciata quando si è seduti, anche quando il segnale luminoso è spento. Soprattutto se si vola tra Nizza e Ginevra.