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Eclissi del 12 agosto, il Ministero della Salute avverte: gli occhiali da sole non bastano
Foto: Maxwell Fury / Pexels
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Eclissi del 12 agosto, il Ministero della Salute avverte: gli occhiali da sole non bastano

Il Ministero della Salute, con la Fondazione Bietti IRCCS, lancia l'allerta: guardare l'eclissi senza protezioni certificate può danneggiare la retina in modo permanente.

La Redazione ·8 agosto 2026 14:06 ·3 min di lettura

Manca poco all'eclissi solare del 12 agosto 2026 e il Ministero della Salute, in collaborazione con la Fondazione Bietti IRCCS, ha scelto di non aspettare: l'allerta è già circolante, e il messaggio è uno solo. Gli occhiali da sole — anche quelli scurissimi, anche indossati a strati — non proteggono gli occhi durante un'eclissi. Chi li usa credendo di essere al sicuro si espone a rischi seri, fino al danno permanente alla retina.

L'evento sarà visibile in Italia come eclissi parziale, nel tardo pomeriggio poco prima del tramonto. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute in collaborazione con la Fondazione Bietti IRCCS, la percentuale di oscuramento del disco solare varierà sensibilmente da nord a sud: nelle regioni nord-occidentali — Piemonte, Liguria, Sardegna nord-occidentale — il Sole risulterà oscurato per oltre il 90-95%; a Roma la percentuale scenderà intorno al 69%, mentre in alcune zone della Calabria non si andrà oltre il 18%. L'eclissi totale seguirà invece una fascia che attraversa l'Artico, la Groenlandia, l'Islanda, l'Oceano Atlantico, la Spagna settentrionale e l'estremo nord-est del Portogallo: lungo quel corridoio il buio sarà completo.

Perché il pericolo non si vede — e non si sente

Il meccanismo del danno è quello che lo rende insidioso. Guardare il Sole, anche quando appare parzialmente coperto dalla Luna, espone la retina a radiazioni ultraviolette e infrarosse in quantità sufficiente a bruciarne i tessuti. La condizione che ne può derivare si chiama retinopatia solare o maculopatia fototraumatica, e nei casi più gravi porta a quella che i medici definiscono «cecità da eclissi». Il problema è che il danno spesso non fa male nell'immediato: i sintomi — macchie scure nel campo visivo, distorsioni, difficoltà a mettere a fuoco — possono comparire ore o persino giorni dopo l'osservazione. Quando si manifestano, il danno è già avvenuto.

Gli occhiali da sole, per quanto scuri, non filtrano le componenti dello spettro solare più pericolose. Lo stesso vale per soluzioni improvvisate che circolano ogni volta che si avvicina un evento del genere: vetri affumicati, pellicole radiografiche, filtri fatti in casa, oculari di fotocamere o binocoli privi di filtri specifici. Anche gli occhiali da saldatore non sono adeguati, a meno che non abbiano un indice di protezione pari almeno a 14.

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L'unico strumento raccomandato per l'osservazione diretta sono gli Eclipse Glasses, occhiali certificati secondo la norma internazionale ISO 12312-2. Devono essere indossati prima di rivolgere lo sguardo al Sole e tenuti per tutta la durata dell'osservazione, senza mai toglierli a metà per «dare un'occhiata rapida».

Chi rischia di più

Bambini e ragazzi sono la categoria più vulnerabile, per due ragioni che si sommano: i loro occhi sono fisiologicamente più permeabili alle radiazioni dannose, e il fenomeno ha su di loro un richiamo visivo forte. Il Ministero raccomanda la supervisione continua di un adulto per tutta la durata dell'eclissi. Anche gli anziani e chi ha già patologie oculari preesistenti devono prestare particolare attenzione.

Una precisazione che vale la pena fare, visto che a ogni eclissi tornano le dicerie: il fenomeno non comporta altri rischi diretti per la salute umana. Non influenza la gravidanza, non contamina il cibo, non altera l'alimentazione. Il solo rischio concreto e documentato riguarda la vista, e riguarda chi guarda il Sole senza protezioni adeguate.

Se nei giorni successivi all'eclissi dovessero comparire disturbi visivi — anche lievi, anche passeggeri — la raccomandazione è di consultare un oculista senza attendere. La tempestività, in questi casi, può fare la differenza tra un danno reversibile e uno permanente.

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