Il caldo estremo accelera l'invecchiamento biologico: cosa dicono due nuovi studi
Due ricerche su Nature Climate Change e Science Advances collegano le ondate di calore a un'accelerazione dell'età biologica, paragonabile all'effetto del fumo.
Invecchiare più in fretta per colpa del caldo. Non è una metafora, ma l'ipotesi concreta che emerge da due studi scientifici recenti, i quali hanno trovato un legame tra l'esposizione prolungata alle alte temperature e l'accelerazione dell'invecchiamento biologico. Un dato che riguarda tutti, ma che in un'estate come quella del 2026 — con ondate di calore sempre più frequenti e intense sull'Italia e sul Mediterraneo — assume una rilevanza particolare.
Il primo studio, pubblicato su Nature Climate Change e condotto dall'Università di Hong Kong, ha seguito quasi 25.000 adulti a Taiwan nell'arco di quattordici anni, dal 2008 al 2022. I ricercatori hanno misurato l'invecchiamento biologico non attraverso l'anagrafe, ma con un indicatore composito ricavato da esami clinici: funzionalità epatica, renale e polmonare, pressione arteriosa, colesterolo e marcatori infiammatori. Il risultato è che per ogni incremento di 1,3 °C nell'esposizione media a temperature elevate nei due anni precedenti, l'età biologica dei partecipanti risultava accelerata di circa 8-12 giorni. Singolarmente, sembra poco. Proiettato su intere popolazioni e su stagioni sempre più calde, il dato diventa rilevante. La ricerca ha inoltre evidenziato che l'effetto del caldo estremo sull'invecchiamento cellulare è paragonabile a quello del fumo cronico o del consumo regolare di alcol.
Il secondo studio, pubblicato su Science Advances, ha analizzato i dati genetici di 3.600 americani di almeno 56 anni, raccolti tra il 2016 e il 2017. Qui lo strumento di misura erano tre diversi orologi epigenetici, basati sui cambiamenti nella metilazione del DNA: un metodo che consente di stimare l'età biologica guardando direttamente alle modificazioni del materiale genetico. I risultati mostrano che per ogni 200 giorni di esposizione a temperature superiori a 32,2 gradi Celsius, l'età biologica risultava di 3,5 mesi superiore rispetto a chi viveva in luoghi più freschi. Per chi abita in aree con oltre 140 giorni all'anno di caldo intenso, il gap potrebbe arrivare a 14 mesi.
A spiegare questo fenomeno sono i meccanismi con cui il calore agisce sul corpo. Le alte temperature prolungate innescano uno stato infiammatorio cronico, aumentano lo stress ossidativo — con un incremento dei radicali liberi che danneggiano membrane cellulari, proteine e DNA — e nel tempo producono danni cardiovascolari e renali. A livello cellulare, il calore eleva la produzione di specie reattive dell'ossigeno all'interno dei mitocondri, compromettendone la funzione. Non è un processo immediato, ma un logorio lento e cumulativo.
Non si tratta di scoperte isolate: ricerche precedenti condotte in Germania e Giappone avevano già individuato collegamenti simili tra caldo estremo e invecchiamento biologico. Tuttavia, gli studi attuali sono osservazionali: mostrano associazioni robuste, ma non dimostrano ancora una causalità diretta, né chiariscono se e quanto il danno sia reversibile. Va anche detto che gli orologi epigenetici non sono una misura perfetta del decadimento fisico, e che alcune variabili importanti — come il tempo effettivamente trascorso all'aperto o l'accesso all'aria condizionata — non sempre vengono controllate. Gli esperti sono però concordi su un punto: gli estremi climatici sono comunque sfavorevoli per la salute.
Chi rischia di più? I dati dello studio su Taiwan indicano che i lavoratori manuali e i residenti in aree rurali, con minore accesso ai sistemi di raffreddamento, hanno mostrato gli effetti più marcati. In generale, le persone anziane sono considerate particolarmente vulnerabili allo stress termico, perché i loro meccanismi di termoregolazione funzionano con minore efficienza. L'incrocio tra l'aumento delle ondate di calore e l'invecchiamento globale della popolazione è dunque una combinazione che gli esperti di salute pubblica seguono con crescente attenzione, soprattutto in paesi come l'Italia, dove la quota di popolazione over 65 è tra le più alte d'Europa e le estati si fanno ogni anno più dure.