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Cornea perforata e tre patologie gravi: 18 ore di preparazione per salvare la vista a un 20enne al Bambino Gesù
Foto: Wolfgang Weiser / Pexels
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Cornea perforata e tre patologie gravi: 18 ore di preparazione per salvare la vista a un 20enne al Bambino Gesù

Il 13 luglio al Bambino Gesù di Palidoro un ragazzo con acidemia propionica, cardiomiopatia e trapianto di fegato alle spalle è stato operato con successo.

La Redazione ·5 agosto 2026 8:06 ·3 min di lettura

Diciotto ore di pianificazione, quattordici professionisti in sala operatoria, sei specialità mediche coinvolte. È il quadro dell'intervento eseguito il 13 luglio 2026 presso la sede di Palidoro dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove un ragazzo di vent'anni ha ricevuto un trapianto di cornea in condizioni cliniche che lo rendevano un paziente ad altissimo rischio. L'operazione si è conclusa con successo, salvandogli la vista.

Il giovane era affetto da acidemia propionica, una rara malattia metabolica, e da una grave cardiomiopatia dilatativa. In passato aveva già subito un trapianto di fegato. A complicare ulteriormente il quadro, un'ulcera perforata della cornea che, senza un intervento tempestivo, avrebbe portato alla perdita irreversibile dell'occhio e aperto la strada a una grave infezione diffusa. Non intervenire non era un'opzione. Intervenire, però, significava affrontare un rischio anestesiologico molto elevato: la cardiomiopatia dilatativa espone il paziente al pericolo di un brusco abbassamento della pressione arteriosa durante l'anestesia generale, mentre l'acidemia propionica rende il digiuno preoperatorio una fonte di possibile scompenso metabolico grave.

La risposta dell'ospedale è stata una task force multidisciplinare costruita attorno al caso specifico, con anestesisti, oculisti, cardiologi, cardiochirurghi, epatologi ed esperti di malattie metaboliche seduti allo stesso tavolo. La preparazione ha richiesto circa diciotto ore di lavoro congiunto: ogni dettaglio dell'intervento è stato discusso, ogni scenario possibile anticipato. Il protocollo anestesiologico è stato rimodulato per ridurre al minimo i tempi di digiuno e integrare una terapia metabolica sostitutiva. Durante tutta la durata dell'operazione, cardiologi specializzati nello scompenso cardiaco erano presenti in sala, con monitoraggio emodinamico continuo ed ecocardiografie ripetute per tenere sotto controllo la funzione del cuore in tempo reale.

"In pazienti con acidemia propionica, grave cardiomiopatia e storia di trapianto di fegato, ogni dettaglio della gestione anestesiologica deve essere pianificato con estrema precisione", ha spiegato Daniela Perrotta, responsabile di Rianimazione e Comparto Operatorio della sede di Palidoro. Una dichiarazione che rende bene l'idea di quanto il margine di errore fosse ristretto.

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L'intervento chirurgico vero e proprio, eseguito da Luca Buzzonetti, responsabile di Oculistica del Bambino Gesù, è durato un'ora e quarantacinque minuti. Sul tavolo operatorio la situazione era complessa anche dal punto di vista tecnico: la cornea perforata aderiva per un'ampia porzione all'iride, che è stato necessario liberare con cura. Uno spesso strato di fibrina ricopriva parte dell'iride e occludeva la pupilla, rendendo indispensabile la sua rimozione per consentire il recupero della funzione visiva. Quattordici tra medici, infermieri e personale specializzato erano presenti in sala.

L'Unità Operativa Complessa di Oculistica del Bambino Gesù è un centro di riferimento riconosciuto per le malattie rare, l'oncologia oculare e i trapianti di cornea, tessuto peculiare nel panorama dei trapianti: essendo privo di capillari sanguigni, la cornea non richiede una compatibilità complessa tra donatore e ricevente e raramente necessita di terapie immunosoppressive nel paziente trapiantato, con percentuali di rigetto significativamente più basse rispetto ad altri organi.

Il contesto nazionale offre una cornice di riferimento. Nel 2025, in Italia sono stati eseguiti 8.565 trapianti di cornea, e quasi 8.500 persone hanno recuperato la vista grazie a oltre 11.000 donazioni. Sul fronte degli organi solidi, l'anno scorso il Paese ha registrato 4.678 trapianti totali, posizionandosi al secondo posto in Europa per numero di interventi. Numeri che descrivono una rete trapiantologica robusta, dentro la quale casi come quello di Palidoro — per quanto straordinari nella loro complessità — trovano le competenze per essere affrontati.

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