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Spin Time, il conto per il Comune di Roma potrebbe arrivare a 60 milioni
Foto: mingche lee / Pexels
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Spin Time, il conto per il Comune di Roma potrebbe arrivare a 60 milioni

Trenta milioni per ristrutturare, altrettanti per comprare: l'operazione Spin Time pesa sempre di più sui conti di Roma Capitale.

La Redazione ·28 agosto 2026 7:07 ·4 min di lettura

Trenta milioni per rimettere in piedi l'edificio, e altri trenta per acquistarlo. Se Roma Capitale decidesse di portare fino in fondo l'operazione Spin Time — comprare lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme 55 e convertirlo in residenziale pubblico — si troverebbe a sostenere una spesa che potrebbe avvicinarsi ai 60 milioni di euro. Una cifra molto lontana dalle prime valutazioni del Campidoglio, che aveva inizialmente parlato di circa 800.000 euro per rendere l'immobile nuovamente utilizzabile in tempi rapidi.

Il complesso è un palazzo di dieci piani e circa 21.000 metri quadrati nel rione Esquilino, già sede dell'INPDAP prima che l'ente confluisse nell'INPS. Abbandonato nel 2010, è stato occupato nel 2013 dal movimento per il diritto all'abitare Action, che nel tempo lo ha trasformato in Spin Time Labs: un hub culturale, sociale ed educativo con doposcuola, biblioteca, coworking, laboratori, palestra, osteria, studio di registrazione e la redazione del giornale «Scomodo». Fino all'estate scorsa, tra le sue mura vivevano circa 400 persone, 127-150 nuclei familiari con circa 90 minori, di 27 nazionalità diverse.

Tutto è cambiato nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2026, quando un principio d'incendio in un locale tecnico ha costretto all'evacuazione dell'intero edificio. Il 31 luglio la Procura ha disposto il sequestro giudiziario, e i residenti non hanno più potuto rientrare. Per giorni, centinaia di persone hanno vissuto in tende e brandine lungo il marciapiede di via Santa Croce in Gerusalemme. Entro il 22 agosto tutti i 356 ex inquilini censiti dalla polizia locale hanno trovato una sistemazione temporanea — in molti casi lontana dall'Esquilino — con un costo per le casse comunali di circa 3 milioni di euro.

La proprietà dell'immobile fa capo alla società Investire SGR, che gestisce il Fondo Immobili Pubblici (FIP). Le prime verifiche tecniche, condotte da una decina di tecnici entrati nell'edificio il 5 agosto con autorizzazione del magistrato, hanno qualificato lo stabile come inagibile. Le stime attuali parlano di circa 1.500 euro al metro quadrato per la riqualificazione: moltiplicati per 20.000 metri quadrati, fanno 30 milioni di euro solo per i lavori di ristrutturazione. A questi andrebbe sommato il prezzo di acquisto dello stabile che, se si attestasse anch'esso intorno ai 30 milioni, porterebbe il conto complessivo vicino alla soglia dei 60 milioni.

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Il sindaco Roberto Gualtieri e l'assessore all'edilizia residenziale pubblica Tobia Zevi hanno ribadito la volontà di procedere con l'acquisto pubblico, e il Comune sta lavorando a una ricerca di mercato per individuare immobili da convertire a uso residenziale. In attesa di una soluzione definitiva, il Campidoglio aveva proposto un affitto-ponte per consentire il rientro in sicurezza dei residenti, ma Investire SGR ha respinto la proposta, sostenendo che permettere l'uso dell'edificio prima della vendita avrebbe esposto la società e i suoi amministratori a «rilevanti responsabilità civili e penali». Il Comune ha dichiarato di essersi assunto ogni responsabilità giuridica legata all'utilizzo dell'immobile. Il 12 agosto Investire SGR ha comunicato la disponibilità a versare 500.000 euro al Comune a titolo di contributo per le spese di alloggio temporaneo: un'offerta che residenti e associazioni hanno definito del tutto insufficiente, ribadendo che l'unica soluzione accettabile resta la vendita al Comune.

La vicenda ha anche una storia finanziaria complicata. L'immobile era stato venduto nel 2004, attraverso un processo di cartolarizzazione, al fondo di investimenti immobiliari che poi è confluito in Investire SGR, permettendo al Gruppo Banca Finnat Euroamerica di incassare oltre un miliardo di euro. Da allora lo Stato è stato condannato a versare circa 21 milioni di euro al proprietario per il mancato sgombero, più circa 207.000 euro al mese fino alla liberazione completa dell'edificio. Un docente di economia ha calcolato che il costo complessivo dell'affitto dell'immobile ha raggiunto i 48 milioni di euro di denaro pubblico: più di quanto lo Stato aveva incassato cedendolo.

La comunità di Spin Time ha annunciato una maxi-manifestazione per il 19 settembre 2026, con l'obiettivo di tenere alta la pressione sul Campidoglio e accelerare il percorso verso il riacquisto pubblico. Il dibattito, intanto, resta aperto: c'è chi considera l'operazione un investimento necessario per rispondere all'emergenza abitativa in una delle zone più dense della capitale, e chi solleva dubbi sulla sostenibilità di una spesa così elevata in un bilancio comunale già sotto pressione. Sessanta milioni, se confermati, non sono una cifra che si decide in fretta.

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