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RomaSport Spa, nasce la società del Comune per gestire gli impianti sportivi
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RomaSport Spa, nasce la società del Comune per gestire gli impianti sportivi

La Redazione ·23 luglio 2026 2:15

Una nuova società, una scommessa sulla gestione pubblica dello sport. Si chiama RomaSport Spa ed è la più recente partecipata che il Comune di Roma ha deciso di mettere in campo per occuparsi in modo esclusivo degli impianti sportivi di proprietà comunale e per promuovere la pratica sportiva sul territorio.

L'idea di fondo è quella di dotare la città di uno strumento dedicato, separato dalla macchina amministrativa ordinaria, capace di operare con maggiore agilità rispetto a quanto consentono le strutture tradizionali dell'ente pubblico. Gli impianti sportivi comunali romani rappresentano da anni un nodo irrisolto: palestre, piscine, campi di atletica e strutture polivalenti spesso versano in condizioni di degrado o sono gestiti attraverso concessioni frammentate, con ricadute dirette sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e sulle tariffe che questi si trovano a pagare.

La nascita di RomaSport Spa si inserisce in questo quadro e si propone come risposta strutturale: accentrare la governance degli impianti in un unico soggetto societario che risponda al Campidoglio, ma che possa agire con strumenti propri del diritto privato — contratti, personale, investimenti — senza i vincoli burocratici che appesantiscono la pubblica amministrazione diretta.

La scelta del modello societario non è priva di implicazioni. Le partecipate comunali hanno una storia controversa in molte città italiane, Roma compresa: da un lato offrono flessibilità operativa, dall'altro espongono al rischio di inefficienze, opacità nei bilanci e scarsa accountability verso i cittadini contribuenti. Non a caso, negli anni passati, diverse amministrazioni hanno dovuto fare i conti con partecipate in perdita o commissariate.

Il Campidoglio punta però a costruire uno strumento diverso, focalizzato su un ambito specifico e misurabile. La promozione della pratica sportiva, accanto alla gestione delle strutture fisiche, suggerisce che la nuova società non avrà solo compiti manutentivi o amministrativi, ma anche una funzione di stimolo alla partecipazione sportiva dei romani, con possibili implicazioni su politiche tariffarie, convenzioni con associazioni dilettantistiche e programmi rivolti alle fasce più giovani della popolazione.

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Per i cittadini romani, il punto più concreto riguarda proprio l'accessibilità: se RomaSport Spa riuscirà davvero a rimettere in funzione impianti oggi chiusi o sottoutilizzati, e a farlo a condizioni economiche sostenibili, l'effetto sulla qualità della vita urbana potrebbe essere significativo. Roma è una delle capitali europee con la minore diffusione capillare di strutture sportive pubbliche rispetto alla popolazione, e molti quartieri periferici ne sono quasi del tutto privi.

Le incognite, tuttavia, restano aperte. Non sono ancora noti i dettagli sul capitale iniziale della società, sulla composizione del consiglio di amministrazione né sui tempi operativi previsti per il primo avvio delle attività. Altrettanto da chiarire sarà il rapporto con i soggetti privati che oggi gestiscono impianti comunali in concessione: se e come le convenzioni esistenti saranno revisionate, e su quali basi, determinerà in larga parte il reale impatto della riforma.

Non mancano le voci critiche. Chi guarda con scetticismo alla proliferazione di società partecipate pubbliche sottolinea che aggiungere un nuovo soggetto societario non è di per sé garanzia di migliore gestione, e che il rischio di duplicare strutture amministrative già esistenti è concreto. Dall'altra parte, i sostenitori del progetto replicano che la specializzazione — avere un soggetto che fa solo questo — è esattamente ciò che è mancato finora nella gestione del patrimonio sportivo capitolino.

RomaSport Spa nasce, dunque, con un mandato ambizioso e con le aspettative — e le diffidenze — che ogni nuova partecipata capitolina porta con sé. Sarà la prova dei fatti, nei prossimi mesi, a stabilire se si tratta di un cambio di passo reale o di un nuovo contenitore per problemi vecchi.

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