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Roma, l'oligopolio dei bus turistici: permessi eterni e tariffe al ribasso, l'Antitrust chiede le gare

Roma, l'oligopolio dei bus turistici: permessi eterni e tariffe al ribasso, l'Antitrust chiede le gare

La Redazione ·8 luglio 2026 4:26

La città di Roma è intasata da un fenomeno che sembra non avere fine: il passaggio incessante dei bus turistici a due piani, quelli cosiddetti 'hop-on hop-off', che ingombrano le strade del centro direzionale e storico. Al cuore di questa situazione c'è un meccanismo normativo gravemente inefficace, che l'Antitrust ha individuato come un vero e proprio oligopolio discriminatorio. Le società che controllano questi 'pachidermi' a due piani non solo pagano cifre irrisorie per le loro autorizzazioni – circa 6.350 euro all'anno per mezzo, una cifra che probabilmente viene ripagata con un solo biglietto –, ma di fatto hanno ottenuto un privilegio intoccabile, con concessioni che non possono essere messe a gara. È proprio questa la denuncia perentoria dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: se domani si svolgesse un bando pubblico per queste autorizzazioni, l'asta avrebbe probabilmente consentito di incassare molti più soldi, fondi che potrebbero essere reinvestiti nella tutela e manutenzione del centro storico, oggi vittima dei danni della spola quotidiana di questi mezzi.

Il nodo critico risiede in una modifica legislativa della Regione Lazio, la legge n. 20/2024, che ha alterato l'articolo 4 della precedente legge regionale 30/1998. Questa nuova norma ha introdotto un termine di durata delle autorizzazioni di otto anni, prevedendo però la possibilità di rinnovo potenzialmente ad infinito, salvo il caso della perdita dei requisiti da parte dell'operatore. Inoltre, ha stabilito un adeguamento automatico della durata di otto anni per tutte le autorizzazioni già rilasciate, comprese quelle prive di scadenza. Di fatto, si prospetta un tempo lunghissimo per gli operatori, una condizione che diventa remota solo se l'operatore perde i titoli per svolgere quel servizio, eventualità quasi impossibile visto che chi ha queste concessioni se le tiene ben strette poiché garantiscono incassi significativi. Il problema è che, nel caso di Roma, il 'Regolamento per i servizi di linea su strada' prevede il contingentamento dei titoli autorizzatori, fissando a 55 unità il numero massimo di mezzi autorizzati nelle aree ZTL BUS 'B' e 'C', e prevede l'esperimento di una procedura selettiva per l'individuazione dei futuri assegnatari. La legge regionale, però, impedisce questo processo: la previsione del rinnovo automatico dei titoli già rilasciati rende l'assegnazione mediante procedura competitiva delle nuove autorizzazioni una possibilità meramente teorica.

In sintesi, secondo l'Antitrust, se non si cambia la legge regionale, chi ha le concessioni si ritrova con un diritto perpetuo, e le possibilità di aprire il mercato e adeguare ciò che s'incassa si azzerano. Le argomentazioni della Regione Lazio a sostegno della modifica normativa, che vorrebbe rispondere a esigenze di semplificazione e armonizzazione, non appaiono condivisibili. In mercati come quello di Roma, dove il centro storico prevede un sistema di contingentamento degli autobus autorizzati a operarvi, il mantenimento in vita 'sine die' dei precedenti titoli si rivelerebbe discriminatorio a danno degli operatori che finora non hanno potuto accedere al mercato né al confronto competitivo. Resta da capire perché le tariffe siano oggettivamente surreali: un bus a due piani che occupa il centro storico e direzionale della città e macina profitti giorno dopo giorno, paga appena cinque volte ciò che viene chiesto a un normale cittadino per il permesso della Ztl. L'Autorità per la concorrenza auspica che la Regione Lazio apporti le necessarie modifiche alle disposizioni della legge regionale, vietando il rinnovo automatico dei titoli autorizzatori nei casi in cui ne è previsto un massimale quantitativo, dovendo tali autorizzazioni contingentate essere assegnate con procedure selettive che assicurino la competizione tra i richiedenti, in ossequio ai principi di concorrenza, trasparenza e non discriminazione. Sono trascorsi sei mesi da quando l'autorità ha diffuso quel parere, ma non è cambiato nulla: chi ha le concessioni se le tiene strette, sapendo che sono 'ad infinitum', e il centro di Roma è ancora intasato, con benefici per la città risibili dal punto di vista delle tariffe incassate.

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