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Roma, l'addio a Mattia: il sogno spezzato del tredicenne e le lacrime di chi lo amava

Roma, l'addio a Mattia: il sogno spezzato del tredicenne e le lacrime di chi lo amava

La Redazione ·24 aprile 2026 5:50

Era un ragazzo dal sorriso contagioso, a tratti guascone, intriso di una dolcezza rara e di una sensibilità profonda che catturava chi gli stava vicino. Mattia M., appena tredici anni, amava il tennis con passione viscerale, emergendo come giovane promessa under-14 al Tennis Club Parioli. Ogni sport che toccava diventava talento puro, ma era sul campo di terra battuta che si sentiva davvero a casa. Poi, nella notte di venerdì, quel volo dalla finestra della sua abitazione nel quartiere Coppedè. Un biglietto semplice, straziante: «Sono stanco della scuola». Se n'è andato così, lasciando lo sgomento generale.

Ieri mattina, nella Chiesa di San Roberto Bellarmino in piazza Ungheria – lo stesso luogo del suo battesimo – almeno un migliaio di persone si è stretto attorno ai familiari. La folla era tale che i vigili hanno dovuto gestire la viabilità. Amici, compagni dell'Istituto Santa Giuliana Confalonieri e del circolo tennis riempivano gli spazi, uniti nel dolore. Persino Fabio Cobolli, cresciuto lì e reduce da una semifinale a Monaco contro Zverev, ha pianto sul campo: una "M" sul braccio, la vittoria dedicata a lui. Don Antonio Magnotta, nell'omelia, ha evocato Vecchioni: «Sogna ragazzo, sogna». Quel sogno, però, si è infranto troppo presto.

Sopra la bara, coperta di rose bianche, una foto lo ritrae con la racchetta in mano, eterno sul suo campo amato. I familiari avevano chiesto con precisione: niente fiori o necrologi, ma donazioni per un progetto in sua memoria. Un'ambulanza attrezzata per il soccorso d'urgenza, battezzata «L'ambulanza di Mattia», in ricordo del vano intervento di quella notte. Se i fondi non bastassero, andrebbero a macchinari salvavita. Un gesto concreto, per trasformare il lutto in eredità.

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Sul palchetto della chiesa, uno dopo l'altro, i cari hanno dipinto un ritratto di Mattia. Un disagio taciuto, mai confessato, emergeva tra le righe, alimentando l'incredulità. Agnese, compagna di tennis, ha confessato: «Non hai mai avuto problemi a parlare con me di tutto, ma forse qualcosa tacevi». E ha promesso: «Tiferò per Pellegrini anche per te. Sorridi, perché io lo faccio rivedendoti ovunque». Un altro amico del Parioli ha balbettato: «Non ci credevo. Non Mattia, sempre sorridente». Antonio, il compagno di doppio preferito, ha sussurrato: «Avrei voluto essere lì, nella tua stanza, per dirti che avevamo ancora tante partite».

La sorella, con la voce rotta, ha rivissuto le cene insieme, le maglie sporche, i libri sulla guerra, i video a tutto volume, i tornei in giro per il mondo. «Il tennis era l'unica cosa per cui impazzivi. Ti davo per scontato, ero troppo severa. Mi pento. Eri l'unico con cui potevo essere me stessa, bambino mio». Gli zii hanno celebrato la sua arguzia, l'allegria, l'intelligenza e quella straziante sensibilità, i sorrisi immensi e gentili. Infine, il nonno, commosso fino alle lacrime: «Perdere Mattia non è solo perdere un nipote adorato, ma tutto il futuro che mi resta». Poi, un soffio di consolazione: «Oggi nessuno pianga. Lui è felice lassù, organizzerà già partite con i grandi campioni. Preghiamo per noi, per la forza che ci serve».

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