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Roma, furti d’auto a Portuense: il quartiere vive nella paura

Roma, furti d’auto a Portuense: il quartiere vive nella paura

La Redazione ·26 maggio 2026 7:12

Oltre 30 colpi in appena tre settimane hanno trasformato il Portuense in un quartiere stanco, diffidente, sempre più preoccupato per ciò che accade sotto casa. I residenti non parlano più soltanto di furti, ma di una vera e propria mattanza delle auto: vetri infranti, portiere forzate, batterie rubate, paraurti smontati con precisione, pezzi di carrozzeria portati via per essere rivenduti. Il copione, raccontano, si ripete con una regolarità esasperante. Si torna a casa, si parcheggia, e il mattino dopo resta solo l’amara sorpresa.

L’ultimo episodio è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì in via Nicola Pellati, dove da un’auto sono stati portati via paraurti, mascherina e fari. Poco dopo, un’altra vettura parcheggiata in Lungotevere di Pietra Papa è stata privata della portiera. Sono furti rapidi, quasi chirurgici, che colpiscono in strada ma ormai arrivano anche nei box. È questo, per molti abitanti, il salto più inquietante: non esiste più un luogo davvero sicuro. Né il marciapiede, né il garage, né il cortile condominiale.

La paura si è allargata a tutto il quadrante, da Portuense e Marconi fino a Vigna Pia, Magliana e Colle del Sole. Qui i cittadini hanno iniziato a organizzare perfino le cosiddette passeggiate della sicurezza, un tentativo spontaneo di sorvegliare i mezzi e scoraggiare i ladri. Ma il sollievo dura poco. I furti avvengono di giorno e di notte, spesso in pochi minuti, e molti residenti hanno la sensazione che i responsabili agiscano su commissione, scegliendo pezzi specifici e sparendo prima che qualcuno possa intervenire.

Tra le voci più amare c’è quella di chi vive il problema in prima persona. Marco Palma, vicepresidente del Consiglio del Municipio IX, racconta di sentirsi parte di una comunità esasperata, ma anche di aver subito lui stesso un furto: l’auto aperta in pieno giorno in via Portuense e il computer sparito dall’abitacolo. Un episodio durato meno di tre minuti. Una rapidità che dice molto più di qualsiasi statistica. Qui il tempo del ladro è brevissimo, quello della paura lunghissimo.

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Palma chiede anche una maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine nel raccogliere le denunce e nel sostenere chi segnala i colpi. Perché il problema, oltre al danno materiale, sta consumando la fiducia dei cittadini. Alcuni dicono di aver visto più volte gli stessi individui aggirarsi nella zona, anche a bordo della stessa auto, ma la sensazione dominante resta quella di una presenza costante e sfuggente insieme, difficile da intercettare e ancora più difficile da fermare.

Con il passare delle settimane, cresce un altro effetto collaterale, forse ancora più grave del furto in sé: la rinuncia a denunciare. Molti abitanti, scoraggiati, preferiscono non rivolgersi più alle autorità perché convinti che nulla cambi davvero. Giovanna, storica residente di via Francesco Maurolico, racconta di essersi sentita abbandonata e di aver smesso, col tempo, di segnalare ogni singolo episodio. È una resa silenziosa, ma significativa. Quando la denuncia perde senso, il quartiere inizia a percepirsi come solo.

Eppure non tutti reagiscono allo stesso modo. C’è chi si chiude nel silenzio e chi, al contrario, pensa alla giustizia fai da te. È una deriva che preoccupa molti residenti, perché il clima si sta facendo più teso e il confine tra difesa e reazione impulsiva rischia di assottigliarsi. Il vero timore, ormai, non è soltanto ritrovare l’auto svuotata o smontata. È vedere un quartiere intero imparare a convivere con la paura, giorno dopo giorno, fino a considerarla normale.

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