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Roma accelera sulla manutenzione delle strade: 15 accordi quadro per buche, marciapiedi e piste ciclabili

Roma accelera sulla manutenzione delle strade: 15 accordi quadro per buche, marciapiedi e piste ciclabili

La Redazione ·22 maggio 2026 7:45

Roma prova a voltare pagina nella manutenzione urbana con una riorganizzazione profonda, pensata per rendere più rapidi gli interventi e più uniforme la qualità delle opere in tutta la città. La nuova impostazione mette insieme strade principali e secondarie in un unico sistema di gestione, superando una divisione che per anni ha rallentato decisioni, cantieri e ripristini. L’obiettivo è semplice da dire, ma ambizioso da realizzare: ridurre il tempo di risposta, aumentare il controllo e restituire continuità a una rete viaria enorme, estesa per circa ottomila chilometri.

Il cuore del cambiamento sono quindici accordi quadro, uno per ciascun municipio, attraverso cui il Campidoglio potrà attivare manutenzioni e pronto intervento con maggiore flessibilità. Non si tratta di una gara tradizionale, ma di uno strumento che consente all’amministrazione di avere operatori già selezionati a cui affidare, di volta in volta, i lavori necessari senza dover ripartire ogni volta da una nuova procedura. In questo modo, il sistema punta a diventare più agile, meno frammentato e soprattutto più adatto a rispondere alle urgenze della città. Quando serve intervenire in fretta, l’obiettivo è arrivare sul posto anche entro 24 ore.

La portata del piano non riguarda soltanto l’asfalto e le buche. Dentro questo perimetro rientrano anche marciapiedi, corsie preferenziali, piste ciclabili, sedi tranviarie, spartitraffico e segnaletica, in una visione più ampia della manutenzione urbana. È un cambio di prospettiva importante, perché la strada non viene più considerata come un semplice tratto da riparare, ma come un’infrastruttura complessa, fatta di elementi che devono funzionare insieme. Se uno si degrada, ne risente l’intero sistema. E a pagarne il prezzo sono, come sempre, i cittadini.

Il valore complessivo dell’operazione si aggira intorno ai 600 milioni di euro per i prossimi tre anni. Una cifra rilevante, che racconta la scala dell’intervento e anche la volontà di passare da una logica emergenziale a una manutenzione più programmata. I cantieri, nelle intenzioni, dovranno partire con maggiore rapidità e con un livello più alto di tracciabilità, grazie all’obbligo per gli operatori di dotarsi di strumenti digitali per monitorare, registrare e rendicontare ogni fase del lavoro. Più controllo, dunque. Ma anche più trasparenza e più possibilità di verificare la qualità degli interventi nel tempo.

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Questo nuovo assetto si inserisce in un percorso già avviato negli ultimi anni. Dal 2022 a oggi, il Dipartimento lavori pubblici ha coordinato interventi su oltre 630 chilometri di grande viabilità, pari a circa l’80 per cento delle strade principali, utilizzando fondi capitolini e risorse legate al Giubileo. Il totale degli investimenti ha superato i 330 milioni di euro. Numeri che aiutano a capire quanto il tema delle strade sia diventato centrale nell’agenda amministrativa della Capitale. Non è solo una questione di decoro. È una questione di sicurezza, funzionalità e fiducia nello spazio pubblico.

Accanto al nuovo modello di manutenzione, l’assemblea capitolina ha approvato anche il regolamento degli scavi, un tassello decisivo per ridurre il caos dei cantieri e limitare i danni prodotti dagli interventi ripetuti sul sottosuolo cittadino. Troppo spesso, infatti, una strada appena sistemata viene riaperta dopo poco tempo per lavori di altro tipo, con effetti evidenti sulla qualità dei ripristini e sulla tenuta delle pavimentazioni. Il nuovo testo prova a correggere proprio questa frammentazione, rafforzando il coordinamento tra le aziende coinvolte e introducendo una valutazione più attenta dell’effetto cumulativo degli scavi sulla stessa carreggiata.

La logica è chiara: meno interventi sovrapposti, più programmazione, meno sprechi di risorse già investite. Per questo il regolamento stabilisce anche tempi precisi di interdizione agli scavi dopo nuovi lavori o manutenzioni importanti. Non si potrà intervenire per cinque anni sulle strade appena realizzate, per tre anni su quelle oggetto di manutenzione straordinaria e per due anni in caso di manutenzione ordinaria. Una misura pensata per proteggere l’investimento pubblico e dare più durata agli interventi, evitando che il manto stradale venga continuamente compromesso da riparazioni ravvicinate.

In questa direzione va anche il messaggio politico e amministrativo espresso dal Campidoglio: Roma ha bisogno di una gestione più moderna, ordinata ed efficiente, capace di ridurre i disagi e di restituire coerenza a un sistema urbano troppo spesso percepito come disomogeneo. La manutenzione, in fondo, non è solo un lavoro tecnico. È una forma concreta di governo della città. E quando funziona davvero, si vede subito: nelle strade più sicure, nei cantieri più rapidi, nei marciapiedi più accessibili e in una quotidianità un po’ meno faticosa per chi Roma la vive ogni giorno.

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