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Rocco e l'infermiera che lo salvò: l'incontro miracoloso dopo sei mesi

Rocco e l'infermiera che lo salvò: l'incontro miracoloso dopo sei mesi

La Redazione ·14 aprile 2026 5:29

Di nuovo stretto tra le sue braccia, ma questa volta con un sorriso radioso sul volto. L'emozione travolgente ha sopraffatto Laura Biondino, l'infermiera quarantacinquenne che, sei mesi dopo il dramma, ha rivisto Rocco, l'undicenne precipitato accidentalmente da un balcone al Tiburtino. Quella caduta da dieci metri, il 21 ottobre, sembrava fatale: tutti temevano il peggio per il piccolo, in visita a Roma con la famiglia per celebrare la laurea di un parente. Invece, i miracoli esistono, e Rocco ne è la prova vivente, come ripete commossa Laura durante la visita all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro.

Il cuore le batteva all'impazzata, le gambe tremavano. Quegli occhietti vispi, quel sorriso contagioso: Laura è scoppiata in lacrime, stringendo a sé quel corpicino tanto fragile eppure così tenace. “Rocco sei vivo, Rocco sei qui”, ripeteva tra i singhiozzi, incantata nel vederlo in piedi, sostenuto da tutori ma reattivo e vivo. La gratitudine ha sigillato quel momento: con voce flebile, il bambino l'ha guardata e ha sussurrato “Grazie per avermi salvato la vita”. Parole che hanno fatto esplodere di gioia il cuore di Laura, certa com'era di non rivederlo mai più dopo averlo trovato esanime sul selciato.

Quel giorno festivo si era trasformato in incubo. Rocco si era affacciato per salutare la sorella, aveva perso l'equilibrio sotto gli occhi atterriti della madre, incapace di trattenerlo. Un residente aveva bussato allo studio di Laura, vicina al luogo della tragedia. Con diciannove anni di esperienza sulle ambulanze, lei non ha esitato: ha estabilizzato il corpicino martoriato dall'impatto, usando il kit di primo soccorso mentre il caos regnava intorno. Tutti in preda al panico, ma lei sola poteva agire, tenendo Rocco in vita fino all'arrivo dell'ambulanza. Senza il suo intervento tempestivo, non ci sarebbe stato nessun recupero, nessuna risata condivisa domenica scorsa.

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Per mesi, il sonno l'ha sfuggita. Sogni popolati dalle grida della madre Santina, dal visino devastato del piccolo. Eppure Laura non ha mai mollato il contatto con la famiglia, seguendo discretamente il decorso dalla rianimazione alla riabilitazione a Palidoro. Solo abbracciandolo, vedendolo reggersi da solo, ha realizzato che la tragedia era un ricordo lontano. Progressi da gigante: ora giocano a braccio di ferro, guardano cartoni, si scrivono su WhatsApp. Persino a calcio, con Rocco sulla carrozzina che tira il pallone verso di lei. Indossava una maglietta con i supereroi, ignaro di esserne uno lui stesso, spinto da una voglia di vivere inarrestabile.

Hanno chiacchierato di tutto, evitando l'incidente per volere di lei. Ma Rocco insiste: lei è la sua salvatrice. Un legame indissolubile, forgiato nel dolore e rinato nella gioia. Le braccia si stringono forte, gli sguardi si intrecciano. Uniti per sempre, contro ogni previsione.

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