Sul cartello all’ingresso della banca c’era una frase rassicurante, quasi banale: «Chiuso per motivi tecnici». In realtà, dietro quella facciata studiata per frenare i sospetti e tenere lontani i clienti, si stava consumando una rapina preparata con freddezza e precisione. Due uomini, travestiti da imbianchini e con il volto coperto, hanno messo a segno un colpo da 125mila euro in una filiale di via Ostiense, trasformando una mattina qualunque in una scena da assedio.
La parte più delicata del piano era già iniziata nella notte. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i rapinatori avrebbero sfondato la parete di un locale confinante con l’istituto, lavorando per ore nell’ombra e guadagnandosi un accesso inatteso all’interno della banca. Poi sono rimasti in attesa. Silenziosi, nascosti, già dentro. Quando al mattino sono arrivati il direttore e gli impiegati, i due li hanno affrontati armati di pistola e li hanno costretti a restare sotto tiro per oltre tre ore.
Da quel momento, ogni gesto è stato piegato a un solo obiettivo: guadagnare tempo, isolare la filiale, impedire reazioni esterne. Per evitare che qualcuno entrasse nei locali e per rallentare l’intervento delle forze dell’ordine, i banditi hanno obbligato il personale ad affiggere il cartello che simulava la chiusura per ragioni tecniche. Una mossa semplice, quasi ordinaria, ma decisiva. Nel frattempo, aspettavano che la cassa temporizzata si aprisse. Quando è accaduto, hanno ripulito la sede e sono fuggiti con il bottino.
Le indagini si sono concentrate subito sulle immagini della videosorveglianza, sequestrate per ricostruire l’intera sequenza del colpo e ricavare un primo identikit dei responsabili. I carabinieri hanno effettuato rilievi sia nella filiale sia nel locale adiacente, dove la banda avrebbe agito durante la notte per praticare il passaggio verso la banca. Sono state analizzate anche alcune tracce lasciate sul posto, mentre direttore e dipendenti sono stati ascoltati a lungo come testimoni. I loro racconti hanno fornito elementi utili, ma non decisivi: i rapinatori erano coperti dalla tuta da lavoro e dal volto travisato, due barriere in più tra loro e il riconoscimento.
Resta intatta, intanto, la sensazione di un’azione pianificata con metodo. Non un assalto improvvisato, ma un lavoro di pazienza e precisione, costruito per colpire nel momento più favorevole. E il dettaglio del muro sfondato dalla stanza accanto restituisce l’immagine più nitida di quella strategia: entrare senza essere visti, restare senza farsi trovare, uscire con il bottino prima che qualcuno capisse davvero cosa stesse accadendo.






