Esplosione alla fabbrica di munizioni di Colleferro: nessun ferito, salvati dalle ferie
Violenta deflagrazione il 13 agosto nello stabilimento KNDS Ammo Italy. Venti operai evacuati in tempo, ipotesi di sabotaggio escluse. Aperta un'inchiesta.
Un boato avvertito a chilometri di distanza, un tetto polverizzato dall'energia della deflagrazione, e — per fortuna — nessun ferito. L'esplosione che giovedì 13 agosto 2026 ha scosso lo stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, nella Città Metropolitana di Roma, poteva avere conseguenze ben più gravi. A fare la differenza, oltre alle procedure di emergenza interne, è stata una coincidenza: il periodo ferragostano aveva svuotato i reparti, riducendo al minimo la presenza di personale.
L'allarme è scattato poco dopo le ore 16, ma l'esplosione — preceduta da un incendio — si era già verificata intorno alle 14:30-14:40, nel reparto di pressatura polveri, dove vengono lavorati esplosivi destinati alla produzione di munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale. Lo stabilimento, che si trova in via Ariana al km 5,2, lungo la via Latina tra Colleferro e Artena — l'area del cosiddetto Quarto Chilometro — era in funzione con un organico ridotto: circa venti-ventiquattro operai, tutti evacuati in tempo grazie all'attivazione dei sistemi antincendio e delle procedure interne, prima che la deflagrazione principale si compisse.
Il tetto della zona interessata è stato letteralmente polverizzato, fungendo in pratica da valvola di sfogo e concentrando l'energia verso l'alto, il che ha probabilmente limitato i danni alle strutture circostanti. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Colleferro e del Nucleo Investigativo di Frascati, insieme a diverse squadre dei Vigili del Fuoco. Il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, ha dichiarato che la situazione è tornata sotto controllo e ha definito l'esplosione «imponente».
La Procura della Repubblica di Velletri, guidata dal procuratore Carlo Villani, ha aperto un fascicolo d'inchiesta per incendio. Le cause esatte e la dinamica dell'incidente sono ancora al vaglio degli inquirenti, ma al momento le ipotesi di sabotaggio sono escluse. Si tratta, con ogni probabilità, di un incidente industriale — la cui precisa origine resta da accertare.
KNDS Ammo Italy, già conosciuta come Simmel Difesa, produce munizioni di medio e grosso calibro per applicazioni terrestri e navali, oltre a combustibili solidi per vettori aerospaziali. L'azienda opera in un sito con una storia industriale che risale al 1912, nel cuore della Valle del Sacco, un'area già segnata da una storica emergenza ambientale. Non è la prima volta che questo stabilimento finisce al centro di una tragedia: nel 2007, un'esplosione nella stessa struttura — allora denominata Simmel Difesa — causò un morto e tredici feriti. E ancora prima, nel 1938, due deflagrazioni nello stabilimento Bombrini Parodi Delfino, predecessore diretto dell'attuale impianto, provocarono sessanta vittime e circa milleseicento feriti tra i lavoratori e gli abitanti della zona.
Quella memoria storica pesa, e non solo come dato biografico del territorio. L'associazione Libera ha colto l'occasione per richiamare l'attenzione sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione bellica, sottolineando la necessità di una prevenzione più stringente. Una voce che si inserisce in un dibattito più ampio sulla gestione del rischio in siti produttivi ad alto pericolo, specie in un momento in cui la filiera della difesa è in espansione anche in Italia.
Per i residenti di Colleferro e dei comuni limitrofi, la giornata di ferragosto è iniziata con un sobbalzo e una preoccupazione comprensibile. Il fatto che non vi siano stati feriti è una notizia che vale la pena fermarsi a sottolineare: in passato, le stesse mura hanno visto esiti ben diversi. Ora tocca agli inquirenti e ai tecnici capire cosa non ha funzionato nel reparto di pressatura, e cosa invece — questa volta — ha funzionato abbastanza bene da evitare il peggio.