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Batterie a bottone ingoiate dai bambini: sei ricoveri in tre mesi al Bambino Gesù, il triplo del 2025
Illustrazione generata con AI
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Batterie a bottone ingoiate dai bambini: sei ricoveri in tre mesi al Bambino Gesù, il triplo del 2025

Tra maggio e luglio 2026 i ricoveri gravi al Bambino Gesù sono triplicati rispetto all'intero 2025. Cosa fare e cosa non fare.

La Redazione ·12 agosto 2026 9:06 ·4 min di lettura

Sei ricoveri per gravi lesioni all'esofago in soli tre mesi, contro i due registrati nell'intero 2025. I numeri che arrivano dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma raccontano un'emergenza silenziosa che si aggrava di stagione in stagione: l'ingestione accidentale di batterie a bottone da parte dei bambini piccoli. Tra maggio e luglio 2026, il reparto ha gestito una casistica triplicata rispetto all'anno precedente; allargando lo sguardo ai primi sette mesi dell'anno, i ricoveri clinicamente rilevanti per pile bloccate nell'esofago salgono a sette, a fronte dei due dell'intero 2025.

Il fenomeno non riguarda solo Roma. Da gennaio 2025 ad agosto 2026, circa 650 bambini sono arrivati al pronto soccorso del Bambino Gesù per ingestione di corpi estranei di vario tipo. In 34 di questi casi si è reso necessario un intervento di estrazione endoscopica, e le batterie a bottone sono responsabili di circa un intervento urgente su tre: una proporzione sproporzionata rispetto alla loro presenza nel totale degli oggetti ingeriti. I dati sulla mortalità a livello internazionale e nazionale, pur documentati in letteratura medica, non sono desumibili dai dati del Bambino Gesù e vengono pertanto omessi in attesa di fonti verificabili.

Perché sono così pericolose

Le batterie a bottone sono piccole, piatte e tonde — spesso sui due centimetri di diametro — e per un bambino sotto i cinque anni rappresentano un oggetto irresistibile da esplorare con la bocca. Le più pericolose sono quelle al litio da 20 mm o più, come la comunissima CR2032 che alimenta telecomandi, orologi, chiavi elettroniche, bilance, calcolatrici, apparecchi acustici e giocattoli. Quando una di queste pile rimane bloccata nell'esofago, a contatto con i tessuti umidi innesca una reazione elettrochimica capace di provocare ustioni gravissime in appena due ore. Non è necessario che la batteria sia nuova: anche quelle apparentemente scariche conservano una tensione residua sufficiente a causare danni severi.

Le conseguenze possono essere devastanti: perforazioni, stenosi, fistole tra esofago e trachea o tra esofago e grandi arterie, con rischio di emorragie potenzialmente fatali che possono manifestarsi anche giorni o settimane dopo la rimozione della pila. In alcuni casi si è reso necessario il ricovero in terapia intensiva.

Ciò che rende questa emergenza particolarmente insidiosa è l'assenza di segnali d'allarme chiari nelle prime ore. L'ingestione può non dare sintomi immediati, oppure manifestarsi con disturbi poco specifici come difficoltà a deglutire, salivazione eccessiva, tosse improvvisa, vomito, calo dell'appetito o stridore respiratorio. Il danno ai tessuti, però, può essere già in corso anche quando il bambino sembra stare bene.

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Cosa fare — e cosa non fare — in caso di emergenza

Se si sospetta che un bambino abbia ingerito una batteria, la regola è una sola: recarsi immediatamente al pronto soccorso, senza perdere tempo ad aspettare sintomi che potrebbero non comparire. È fondamentale portare con sé l'oggetto da cui la pila è stata rimossa, la confezione originale o altre batterie presenti nel dispositivo, per aiutare i medici a valutare le dimensioni e la tipologia. Le batterie ingerite sono individuabili con una semplice radiografia dell'addome.

Il dottor Filippo Torroni del Bambino Gesù ha suggerito, nel caso di sospetta ingestione, di somministrare del miele al bambino — con l'obiettivo di avviluppare il corpo estraneo e ridurre l'erogazione di elettricità — prima di raggiungere il pronto soccorso entro due ore. È invece tassativo non provocare il vomito e non somministrare altri alimenti o bevande nel tentativo di far scendere la pila: manovre che potrebbero aggravare la situazione.

L'età più a rischio è quella compresa tra uno e cinque anni, con un picco a due anni, durante la cosiddetta fase orale in cui i bambini esplorano il mondo portando alla bocca qualunque oggetto capiti loro a tiro. La crescente diffusione delle batterie a bottone in decine di dispositivi domestici ha alimentato negli ultimi anni un aumento costante degli incidenti.

Le misure di prevenzione sono semplici ma richiedono attenzione sistematica: conservare le pile nuove e usate fuori dalla vista e dalla portata dei bambini, verificare che i vani batteria degli apparecchi siano chiusi con viti o blocchi a prova di bambino, non cambiare le batterie in loro presenza, smaltire tempestivamente quelle esaurite negli appositi punti di raccolta. Una raccomandazione che vale anche — e soprattutto — nelle abitazioni dei nonni, nelle case di vacanza e in tutti gli ambienti frequentati dai più piccoli.

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